domenica 17 gennaio 2010

L’inferno di Haiti e il Paradiso di Antonio Socci

Basta un piccolo starnuto del pianeta, in un minuscolo francobollo di terra come Haiti, e sono spazzati via migliaia di esseri umani. Anche un microscopico virus è in grado di uccidere milioni di persone. Sono tutte manifestazioni di una stessa fragilità, di uno stesso destino. Tutti documenti della nostra misera condizione mortale.

C’è una sola “malattia”, trasmessa per via sessuale, che porta inevitabilmente alla morte l’umanità intera e non ha cure possibili. Non è l’Aids. Ne siamo affetti tutti, ad Haiti come qui. Si chiama: vita.

E’ una “malattia” anche stupenda (per questo la scrivo fra virgolette), è una “malattia” che amiamo, a cui stiamo attaccati con le unghie e con i denti. Ma solitamente non riflettiamo sulla sua natura effimera e quindi l’amiamo in modo sbagliato, dimenticando che dobbiamo scendere alla stazione e siamo destinati a un’altra dimora.

Quando arrivano grandi tragedie, personali o collettive, apriamo gli occhi sull’estrema fragilità della nostra esistenza e – svegliandoci – ci sentiamo quasi ingannati. Come se non sapessimo che siamo di passaggio.

Sì, siamo tutti malati terminali. Ma noi dimentichiamo di essere sulla soglia della morte dal primo istante di vita. Lo rimuoviamo.

Anzi, quasi tutto quello che facciamo ogni giorno ha questa segreta ragione: farci dimenticare il nostro destino, esorcizzare la morte, preannunciata dalla decadenza fisica, dalle malattie, dalla sofferenza, dal dolore altrui. Distrarci, come diceva Pascal: il “divertissement”.

Ormai la nostra mente è organizzata come un vero e proprio palinsesto televisivo: c’è la mezz’ora dedicata alla tragedia di Haiti dove magari si chiama a parlarne non i missionari, non organizzazioni come l’Avsi che da anni lavorano in quelle povere terre, ma Alba Parietti e Cristiano Malgioglio. Poi, subito dopo, il telecomando passa ai quiz, alle ballerine sgallettanti, alle chiacchiere (politica o sport) eccetera.

Tutti modi – si dice – “per ingannare il tempo”. In realtà per ingannare noi stessi, per dimenticare il destino . Perché il nostro insopprimibile desiderio è di vivere sempre, è di essere felici, e ci è insopportabile l’idea della morte e dell’infelicità.

Così, anche quando parliamo seriamente di tragedie come quelle di Haiti, con la faccia compunta, tocchiamo tutti i tasti fuorché quello.

Parliamo dell’emergenza (e va bene), degli aiuti da mandare (e va benissimo), della miseria di quei luoghi (verissima), poi varie storie e considerazioni, finché uno guarda l’orologio perché deve andare al tennis, un altro sbircia il telefonino e un altro ancora sussurra al vicino “ma quand’è che se magna?”.

Ricomincia il tran tran. E gli affanni. E l’ebbrezza di essere padroni della nostra vita. E le illusioni. Eppure il più grande “filosofo” di tutti i tempi chiamò “stolto” colui che riempiva il suo granaio illudendosi di poterne godere all’infinito: “stanotte stessa ti sarà chiesta la tua anima…”.

Perché un giorno tutti dovremo rispondere dei nostri atti e di come abbiamo speso il nostro tempo. In quanto la vita è un compito. Anche se ormai gli stessi preti parlano raramente dell’Inferno e del Paradiso a cui siamo destinati.

Pensiamo che inferno e paradiso siano da fuggire o cercare qui sulla terra. “Haiti, migliaia in fuga dall’inferno”, titolava ieri la prima pagina della “Stampa”. Altri giornali raccontavano i “paradisi tropicali” dei turisti a pochi passi dall’orrore haitiano.

Solo la Chiesa ci dice che c’è un Inferno ben peggiore di Haiti (ed eterno) da cui fuggire. E un Paradiso da raggiungere, di inimmaginabile bellezza e gioia, in cui tutte le lacrime saranno asciugate.

Il solo conforto oggi di fronte all’enormità del dolore di tutta quella povera gente e di fronte a tanti morti, è proprio questo: sperarli (e pregare per questo) fra le braccia del Padre, finalmente nella felicità certa, per sempre.

Ma noi, davanti alla nostra stessa morte (che è certa, inevitabile), che speranza abbiamo? Proviamo a rifletterci. Per me la sola speranza autentica è in Colui che ha avuto pietà della sorte umana, Colui che ha il potere vero e che ripagherà ogni sofferenza con un felicità senza fine e senza limiti.

Per questo la Chiesa c’è sempre, dentro ogni prova dell’umanità, dentro ogni “inferno” terreno com’è Haiti (provate a leggere le testimonianze accorate da là dei missionari). C’è per portare agli uomini la compassione di Dio, la sua carezza, il suo aiuto e soprattutto per aprire le porte del suo Regno.

“Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito” dice un prefazio della liturgia ambrosiana “donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina”.
E la cosa grande che ci porta Gesù, il Salvatore degli uomini, non è solo questa, ma la resurrezione, la vittoria sulla morte, cosicché nulla di ciò che abbiamo amato andrà perduto.

Diceva don Giussani: “Cristo risorto è la vittoria di Dio sul mondo. La sua risurrezione dalla morte è il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: la positività dell’essere delle cose, quella ragionevolezza ultima per cui ciò che nasce non nasce per essere distrutto. ‘Tutto questo è assicurato, te lo assicuro, Io sono risorto per renderti sicuro che tutto quello che è in te, e con te è nato, non perirà’ ”.
Come si fa allora a non gioire, anche nelle lacrime? Come si fa a non affidarsi – anche nella tragedia – all’unico che salva?

Voglio dirlo con le parole di san Gregorio Nazianzeno: “Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei una creatura finita. Sono nato e mi sento dissolvere. Mangio, dormo, riposo e cammino, mi ammalo e guarisco, mi assalgono senza numero brame e tormenti, godo del sole e di quanto la terra fruttifica. Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho più di loro? Nulla, se non Dio. Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita”.



Antonio Socci

venerdì 15 gennaio 2010

Senza Offendere

Sciopero a Mediaset. Scoperto il movente di Tartaglia: la sua fidanzata è una sarta di Mediaset. Voto 1, poteva colpirlo con gli spilloni.

La Lega Nord ha esultato: a Rosarno negri e terroni si sono picchiati tra loro.

L’On. Maroni nel 1996 morse una caviglia a un poliziotto. A Rosarno un immigrato ha morso un orecchio ad un agente di polizia.
Il primo ora è ministro il secondo tra 16 anni cosa sarà?

Il figlio di Bossi, la trota, pare sarà candidato alle regionali in Lombardia nel borsino degli eletti senza preferenze. Voto 8 da trota a piranha il passo è stato breve.

Filippo Facci tutti i giorni su Libero scrive un articolo su Craxi con countdown. Speriamo che dopo il giorno X vada un po’ in vacanza con la sua Jaguar cabrio. Voto 3, esaurito.

Giulio Andreotti ha compiuto 91 anni, auguri all’uomo de:
“Il potere logora chi non ce l’ha”
Voto 91 come i suoi anni, vuole arrivare al centenario

mercoledì 13 gennaio 2010

Aforismi di Leonardo da Vinci



No si volge chi a stelle è fiso.

Io non mi appartengo.

Chi poco pensa molto erra.

Chi non si fida mai sarà ingannato.

Chi si promette dalla sperienza quel che non è in lei si discosta dalla ragione.

Fuggi e precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non son confermate dalla isperienzia.

La sapienza è figliola della sperienzia.

Nessuno effetto è in natura sanza ragione; intendi la ragione e non ti bisogna sperienzia.

Iddio ci vende tutti li beni per prezzo di fatica.

La fama vola e si leva al cielo, perché le cose vertudiose sono amiche a Dio.

Ogni torto si dirizza.

lunedì 11 gennaio 2010

LETTERA DALLA TERRA SANTA


Il racconto di Samar: "Il coraggio di Saiwa davanti al giudice"


Betania, 10 gennaio 2010



Cari amici del Sussidiario,



un saluto e un ringraziamento per il vostro sostegno a Lazarus Home, a Saiwa e alle sue figlie. Vi scrivo appena tornata da Ramallah (capoluogo dei territori palestinesi autonomi in Cisgiordania, ndr) dove oggi si è tenuta una nuova udienza del processo contro Saiwa. Da cinque lunghi anni Saiwa è detenuta senza motivo. E' stata gettata nell'angolo di una prigione e lasciata lì: senza garanzie, senza prospettive o esiti. Il suo avvocato non ha fatto assolutamente nulla per lei. In Palestina, se un uomo uccide una donna, riacquista la libertà il mese stesso. Ma Saiwa (che ha ucciso suo marito dopo una vita di abusi, ndr) è una donna e solo per questo motivo la sua vicenda giudiziaria sta consumandosi in un tempo che sembra non aver fine.



Oggi Saiwa - per la prima volta - non ha pianto, non aveva gli occhi rossi. Ha parlato a voce alta e il giudice l'ha rimbeccata, dicendole di starsene calma. Ma lei non s'è persa d'animo e ha alzato ancora la voce. Ha protestato: «Questo processo va avanti da cinque anni e non approda a nulla. E io ho bisogno di tornare dalle mie figlie che mi stanno aspettando. Stanno diventando grandi senza di me e io soffro per questo».



Ho chiesto come sempre di poter parlare a Saiwa. Ci siamo date un grande abbraccio e le ho detto degli amici italiani che ci sono vicini e che ci sostengono. E questo ci sta dando vera speranza.



In Cristo, Samar





sabato 9 gennaio 2010

La Bellezza salverà il mondo


www.marilenaferrari-fmr.it


Ormai da alcuni giorni sui quotidiani nazionali vi è una pagina che pubblicizza una casa d'arte. Non voglio parlare del soggetto promotore, ma del fatto che ci vuol coraggio oggigiorno a proporre e stampare come propri questa headline che sintetizza il tema della campagna:

-Il futuro è nella bellezza
-Fare della bellezza il principio del fare
-Chi salva la bellezza salva il mondo
-La bellezza è mostrare Dio dentro ogni cosa

giovedì 7 gennaio 2010

Alda Merini (2 parte)


" Nella storia di Maria vergine ho visto un po' la mia storia, perchè quando ero adolescente mi hanno messo in manoquella grossa rivelazione che è la Poesia, che io ragazzina non potevo gestire ma della quale ho compreso tutto l'impegno futuro.
Sono rimasta una ragazza attraverso gli anni, una ragazza che poteva essere anche lapidata perchè non hanno mai capito il segreto della maternità poetica. Infatti Maria è stata ripudiata, come io senza ragione sono andata via dal mondo in un luogo dove ho visto l'orrore della croce. Però in mezzo a tanto orrore c'è una certezza, credo io, molto felice: la scelta di Dio.
Anche perchè la Poesia è anche una divinità che sceglie chi ama e qualche volta ti ripudia. Quando un poeta viene ripudiato nei propri versi si sente una cosa misera e non può che piangere. Ma non piangerà certo il poeta per il ripudio di un uomo, perchè gli uomini son tanti, mentre Dio è uno solo."

Alda Merini, Maria
(Acquaviva)

mercoledì 6 gennaio 2010

Da un libricino regalatomi da un amico

..." E neanche la donna si rende conto delle grandi forze che abitano in lei, ma l'uomo segretamente la invidia o forse la vuole solamente amare e qualche volta lo fa con tanta malagrazia che la donna si spaventa.
Parliamo di Maria, io ne ho parlato spesso di questa vergine adolescente che si vede comparire un mostro che è l'Angelo. E dice Rilke a proposito dell'Angelo: "Il Bello è l'inizio del tremendo". E la parte di questa ragazzina ètremenda: sa che non sarà mai la padrona del figlio ma che dovrà prestare il proprio corpo per la nascita del Messia. Il segreto della verginità di Maria è proprio questo: portatrice del grosso evento del cristianesimo. sarà madre e fanciulla a un tempo e dovrà educare suo figlio non secondo la volontà sua ma secondo la volontà divina.".... (continua)

Alda Merini, Maria
(Acquaviva)