giovedì 28 gennaio 2010

SIATE REALISTI, DOMANDATE L'IMPOSSIBILE!

Caligola di Camus: I atto, IV scena.

I personaggi sono Caligola, imperatore romano, ed Elicone, servo e confidente dell’imperatore.

Elicone: Buon giorno Caligola.

Caligola: Buon giorno Elicone.

Elicone: Sembri affaticato.

Caligola: Ho camminato molto.

Elicone: Sì, la tua assenza è durata a lungo.

Caligola: Era difficile da trovare.

Elicone: Che cosa?

Caligola: Ciò che volevo.

Elicone: E che volevi?

Caligola: La luna.

Elicone: Che?

Caligola: La luna. Sì, volevo la luna.

Elicone: Ah, e per fare cosa?

Caligola: È una delle cose che non ho.

Elicone: Sicuramente. E adesso è tutto a posto?

Caligola: No, non ho potuto averla. Sì, ed è per questo che sono stanco. Tu pensi che io sia pazzo.

Elicone: Sai bene che io non penso mai. Sono troppo intelligente per pensare.

Caligola: Sì, d’accordo. Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all’improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti.

Elicone: È un’opinione abbastanza diffusa.

Caligola: È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com’è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.

Elicone: È un ragionamento che sta in piedi. Ma, in generale, non lo si può sostenere fino in fondo, non lo sai?

Caligola: È perché non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo. E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine.

Elicone: Io so ciò che pensi. Quante storie, per esempio per la morte di una donna.

Caligola: No, Elicone, non è questo. Mi sembra di ricordare, è vero, che alcuni giorni fa è morta una donna che io amavo. Ma cos’è l’amore? Poca cosa. Questa morte non è niente, te lo giuro. Essa è solo il segno di una verità che mi rende la luna necessaria. È una verità molto semplice e perfettamente chiara, un po’ stupida forse, ma difficile da scoprire e pesante da portare.

Elicone: Ma, in fin dei conti, qual è la verità, Gaio?

Caligola: Gli uomini muoiono e non sono felici.

mercoledì 27 gennaio 2010

GLI ULTIMI DEL PARADISO/ Bella fiction sui rapporti umani, ma i veri ultimi sono i morti di Haiti

La settimana scorsa la Rai ha mandato in onda Lo scandalo della Banca Romana, questa settimana Gli Ultimi del paradiso e la prossima andrà in onda S. Agostino.

La tv pubblica punta molto sulle fiction, ha investito e vuole un ritorno in termini di pubblico e di consensi. La scelta delle serie a due puntate da 100 minuti ciascuna è costosa e poco ammortizzabile, ma questa è la volontà dei vertici Rai.

Programmare Lo scandalo della Banca Romana in questo periodo di crisi economica e di sfiducia nelle istituzioni poteva avere un contraccolpo negativo, ma gli ascolti sono stati positivi. La prima di domenica de Gli Ultimi del paradiso, nonostante il derby milanese, ha raccolto il 19,57% con 5.000.000 di telespettatori, la partita su Premium Calcio il 5% con 1.400.000 teste, Sky Calcio ha raschiato il 2% con 500.000 persone e Amici su Canale 5 il 20,50% . La puntata finale di lunedì è andata contro il Grande Fratello che ha avuto un exploit del 31, 86% con 7.500.000, ma è rimasta al 20,60% con 5.800.000 spettatori. Non male.

I media avevano enfatizzato il contenuto della fiction poggiata a loro dire sulla realtà degli incidenti sul lavoro, ma l’avvenimento del giovane sposo che resta immobilizzato su una carrozzella è solo uno spunto per raccontare cosa accade alla vita di un gruppo di amici e alle loro famiglie. Ad un certo punto si trovano tutti in difficoltà, senza lavoro, in precarie situazioni economiche, ma cercano d’aiutarsi.

Storie che s’intrecciano, amore, fatica, pianti, litigi, divisioni, desideri. Con errori, sbagli e tradimenti che contraddistinguono la vita umana. Tutto ciò ha caratterizzato senza stancare buona parte le due puntate. Fin qui bene direi, con qualche verso al film Convoy e ad Anatra di Gomma.

Fanno da contorno, il tema della giustizia e la figura del sindacato. Il prete che sermoneggia sulla precarietà e la sicurezza sul lavoro è solo appiccicato, così come il sindacalista. Troppo da romanzo idealista è la figura del fratello di Massimo Ghini che come praticante avvocato aiuta i poveri tapini contro la cattiva suocera con tanto di studio legale avviato.

Ridicola è la trasposizione del padrone della ditta di autotrasporti, un fuori luogo Francesco Salvi, che dopo aver fatto fallire la ditta lasciando a casa i dipendenti li cerca per dar loro lavoro. Nel frattempo i nostri eroi, riunitisi in società, hanno aperto una pompa di benzina con annesso autolavaggio e sbarcano il lunario.

Negli ultimi quindici minuti di fiction andiamo a finire su ciò che doveva essere il fulcro dello sceneggiato. Appena appare all’orizzonte la pulizia della stiva di una nave si capisce che accadrà qualcosa. Qualcuno ci lascerà le penne perché non ha usato le maschere antigas e questo a causa della superficialità del Ghini che ora è un imprenditore. Una conclusione troppo scontata.

Retoriche le ultime immagini con le tre bare e uno degli amici in carrozzella con la voce fuori campo che parla del numero di morti annuali sul lavoro. Così come le parole del giovane avvocato difensore, divenuto uno strenuo difensore della legalità e sicurezza.

Sicuramente sceneggiare un tema così duro non è certamente facile, qui è stato un po’ camuffato il tutto raccontando le situazioni umane dei personaggi per poi tirare la stoccata finale sulle morti bianche.

Bravo Massimo Ghini, ormai possiamo dire che è uno dei re delle fiction (vi ricordate l’interpretazione di Guido Rossa?) preferibile di gran lunga nelle partecipazioni ai film natalizi dei Vanzina. Anche Elena Sofia Ricci supera la prova uscendo (speriamo per lungo tempo) dallo stereotipato personaggio che veste nei Cesaroni.

Il titolo della fiction non l’ho proprio capito, Gli ultimi del Paradiso, poteva andare bene per i cristiani martiri dell’Asia e Africa o per i morti di Haiti, attaccato così sembra messo per rendere più accattivante la serie.

lunedì 25 gennaio 2010

MATERAZZI - Uno di noi.


Bellissima l'idea di Materazzi alla fine di Inter-Milan di salutare i compagni con la maschera sorridente di Berlusconi.
Pare che lo vogliano deferire per questo. Pazzesco, anche il Cavaliere ci riderebbe sopra. Al massimo alla sua controfigura tirerebbe una pallonata.

domenica 24 gennaio 2010

SR - Senza Rete


Ciro Ferrara ha mangiato il panettone a Natale, ma mi sa che ora torna in campo solo per mangiare i budini.

Ranieri si è vendicato al 92° di come è stato cacciato dalla Juve. Occhio per occhio, dente per dente.

Inter 2 - Milan 0
Ma i rossoneri non giocavano calcio champagne? Forse era Tavernello.
Armani ha ritirato i manifesti pubblicitari con Beckham, ormai è accertato che sia in campo che fuori ha degli scarsi attributi.
Espulsioni immeritate, rigore regalato. Il crimine ogni tanto non paga.

sabato 23 gennaio 2010

Urla del silenzio


Urla del silenzio, Mission, due grandi film per il regista Roland Joffè. Aggiungerei Vatel con Depardieu, anche se in tono minore.
Con Urla del silenzio il mondo scoprì l'eccidio di più di un milione di persone perpetrato dal 1975 al 1979 in Cambogia ad opera del filo-maoista Pol Pot.
Oggi si viene a scoprire che l'attore interpre del fotografo Dith Pran nel film, è stato ucciso nel 1996, non da una banda giovanile, ma da sicari pagati dai cambogiani khmer rossi. Si chiamava Haing S. Ngor, era un genecologo cambogiano salvatosi dall'eccidio, dove aveva perso la moglie. Accettò la parte del fotografo e si portò a casa un premio Oscar.
E il mondo scoprì che il comunismo era uguale in tutto il mondo.
Massacri in Cambogia, Russia, Cina, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, etc..

Fu ucciso per vendetta dai khmer rossi.

Ma la verità prima o poi viene sempre a galla.

Onore a Haing S. Ngor

SO - SENZA OFFENDERE

Il giornalista Filippo Facci, archiviato Craxi, è partito per la tangente per l’aborto, poi continuerà con l’eutanasia (vedrete cosa scriverà sulla canzone di Povia a Sanremo), e finirà con Di Pietro. SO, ossessionato.

Costanzo segato da Mediaset esordirà a breve in Rai. Mentre in varie città italiane veniva chiesta una via per Craxi, buona camicia a tutti ha proposto a Roma l’intitolazione di una via a Nerone. Dice per ripristinare la verità sull’imperatore. SO, avrebbe dovuto restare a Mediaset ed andare ospite fisso al programma di sua moglie Uomini e Donne over ’70.

Beckham ha subito un incursione delle Iene nelle parti basse. Il bel David ora è testimonial di Armani, ha sostituito Cristiano Ronaldo nelle foto pubblicitarie pare per i suoi attributi. La Iena di Mediaset l’ha sbugiardato. SO tutto fumo e niente arrosto.

Tinto Brass correrà per le elezioni regionali con i radicali nel Lazio e nel Veneto.
Il suo programma avrà molto eros. SO, il protagonista potrebbe essere Beckham

Povero calciatore del Milan ha anche dovuto pagare 2.300 euri per il viaggio in aereo (prima classe) del suo cane da Londra a Los Angeles. SO, che vita da cani, per Beckham s’intende!

Brunetta concorrerà alle elezione a sindaco di Venezia. Se verrà eletto vuol mantenere il dicastero a Roma. SO, uno stakanovista di grande statura.

mercoledì 20 gennaio 2010

TERREMOTO HAITI: Fiammetta (Avsi): la mia notte con 4 bimbi sotto le macerie

La lettera di Fiammetta Cappellini rappresentante di Avsi ad Haiti e residente sull'isola dal 1999 che racconta cosa è successo durante il terremoto, appena giunta - avventurosamente - in redazione





Ciao a tutti,



cercherò di essere breve perché tentiamo di fare economia di batterie. Il terremoto è avvenuto alle 17:00, mentre ci accingevamo a chiudere gli uffici di PV. Gli uffici al pian terreno erano invece già tutti chiusi.



La prima scossa è stata fortissima ed è durata sicuramente più di un minuto. Appena possibile abbiamo lasciato i locali. Constatato che non c’erano danni rilevanti, siamo andati tutti a casa. Le strade però si sono rivelate una trappola. Io e la seconda macchina, con a bordo Jean Philippe e un collega haitiano, siamo rimasti bloccati per ore. Alla fine abbiamo deciso di far ritorno all’ufficio.



Ci siamo riforniti di acqua potabile e ci siamo diretti alla ex casa Zorzi, unica meta raggiungibile. Qui però ci ha sorpresi la seconda scossa, al che abbiamo deciso di dormire fuori. Non potendo raggiungere casa mia, abbiamo chiesto ospitalità presso una struttura dell’ambasciata brasiliana che dispone di un grande cortile e che sapevamo avere internet. Da lì vi abbiamo scritto il primo messaggio.



Quando la situazione nelle strade si è un po' normalizzata, verso le 22.00, ci siamo avventurati verso casa mia. Abbiamo praticamente attraversato la città. Il panorama è devastante. I più importanti edifici sono scomparsi. Danni ingenti si registrano ovunque. Solo da quello che abbiamo visto noi, i morti non possono che contarsi a migliaia. Interi edifici di diversi piani sono stati completamente rasi al suolo.



Gravissimi danni ha subito un noto supermercato che a quell’ora non poteva che essere pieno di gente. È praticamente ridotto a niente. Verso mezzanotte ho potuto ritrovare mio marito, quindi abbiamo fatto un giro a casa di Jean Philippe, che è gravemente danneggiata e chiaramente non più abitabile. Quindi per ora sta da me.



Casa Edoardo-Alberta non sembra apparentemente aver subito gravi danni. Il nostro ufficio PV è integro. Rientrando a casa ho trovato l'accesso a internet e posso confermare che a L.C. la situazione non è grave e che i colleghi stanno bene.



Attraversando la chota abbiamo visto scene di devastazione terribili. Abbiamo notizia di almeno due colleghi che hanno trovato la casa rasa al suolo. (d’altronde anche quella di fianco alla mia non esiste più).
Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili. Il nostro viaggio verso casa è durato oltre due ore per fare meno di 10 chilometri. E per fortuna avevamo la jeep. Abbiamo cercato di portare aiuto come potevamo per trasportare i feriti, almeno i bambini non accopagnati, ma ci siamo presto resi conto di quanto poco servisse rispetto alla dimensione di questa tragedia. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è rimasto sotto le macerie e i parenti impotenti che si disperano. Mancano luci per illuminare la scena e continuare a scavare, ora che è notte. Non possiamo che attendere domani mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi.



Il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori (un edificio di tre piani), non esiste più. Sul posto la Minustah ha montato luci a grande potenza per poter continuare l’opera di soccorso.



L’hotel Montana, dove oggi ho pranzato con la capa-missione Flasco, è semidistrutto e conta 200 dispersi. Non ho sue notizie, ma a quell’ora avrebbe dovuto essere altrove. Spero per lei.



Tutti i mezzi della missione ONU sono mobilitati per portare aiuto, ma le Nazioni Unite stesse hanno subito gravi danni, con il loro quartier generale semi distrutto e diversi impiegati civili dati per dispersi. In tutta la città la gente resta in strada: chi non ha più una casa, ma anche chi teme nuove scosse.



Della maggior parte dei colleghi haitiani non abbiamo notizie, come anche di moltissimi amici e colleghi.



Abbiamo incontrato in strada il capo-missione di ACF (action contre la faim). Ci ha raccontato che il loro edificio è interamente distrutto e che per ore hanno cercato i colleghi vittime del crollo. Un loro collega haitiano manca e all’appello. Lo stesso capo-missione era leggermente ferito e cercava a piedi di raggiungere la propria abitazione e avere notizie della famiglia.



Ciò che abbiamo visto con Jean Philippe nell’attraversare la città è spaventoso. Non so davvero da che parte potremo ricominciare domani mattina. E mancano solo due ore all’alba, per fortuna. È terribile affrontare la notte in quste condizioni. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: «come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c’è più?». Li abbiamo lasciati nelle mani di un motociclista perché con la nostra auto non si andava più né avanti né indietro. Dove saranno ora?



Pregate per questo paese sfortunatissimo



Fiammetta