lunedì 26 dicembre 2011

Peppone e don Camillo (vai a www.renoircomics.it)

Se volete farvi e fare un bel regalo natalizio, siete ancora in tempo per acquistate questi tre volumi a fumetti con a tema Peppone e Don Camillo. Sono una bella strenna natalizia.
Quando sento Bersani parlare con frasi tipo:
E non si azzardi la Lega ad accendere la miccia che ci ha messo sotto i piedi…
mi sembra di risentire il Peppone interpretato da Gino Cervi.
Spesso la storia ritorna.
Che Guareschi scrivesse con un vocabolario di non più di 300 parole lo portava, per i benpensanti di sinistra, a non essere riconosciuto come scrittore. Meglio così, i suoi racconti sono semplici ma vivi dì umanità oltre che di moralità. Ed hanno avuto un gran successo in tutto il mondo.




Don Camillo a fumetti – vol.1
Un capobanda piovuto dal cielo
ReNoir Comics


Chissà cosa scriverebbe oggi Giovannino sentendo Bossi esclamare:
Lega , Padania, secessione.
L’Italia ha perso, la Padania ha vinto.
Avrebbe sicuramente tanti spunti umoristici e satirici.




Don Camillo a fumetti – vol. 2
Ritorno all’ovile
ReNoir Comics



Anche Berlusconi sarebbe diventato uno dei suoi personaggi, il Mi consenta... sarebbe diventato un bel tormentone. Per non parlare delle proprietà linguistiche dell’ex magistrato Di Pietro.
Chissà poi cosa avrebbe scritto dei cellulari, pc, Ipad, Ipod, Ipid, Ipud, etc.
Cforse sarebbero diventate sigle di partito...




Don Camillo a fumetti – vol. 3
Passa il “Giro”
ReNoir Comics


Tutti e tre i volumi sono particolarmente curati, sia nei disegni che nella sceneggiatura.
Guareschi lo si ritrova in molte tavole con il volto di Peppone, la somiglianza è spettacolare. Non a caso ipesonò il sindaco comunista per diversi giorni di riprese per poi abdicare a Gino Cervi.
I testi sono sceneggiati con fedeltà assolutaa partire dai racconti. Si sente palpabile l’atmosfera che Giovannino ha ricreato nei suoi scritti da cui emerge l'umanità dei personaggi che anche se contrapposti ascoltano il proprio cuore e non l'ideologia.
Geniale è Guareschi nel far parlare don Camillo con Gesù in Croce, segno di una intimità in cui anche i particolari, gli errori (bastonare Peppone), sono considerati ed accettati.

Per ogni volume vi sono 3/4 episodi che non sono mai stati rappresentati nei film, e ciò è un valore aggiunto per l'opera.
I figli Alberto e Carlotta hanno firmato la prefazione del vol. 1; Alessandro Gnocchi, gran studioso guareschiano, il vol. 2, mentre per il vol. 3 è stato il comico Enrico Beruschi.
I figli hanno dato l'imprimautur alla serie, coscienti che il padre sarebbe stato contento.

Vi consiglio di andare al link di ReNoir Comics, potrete vedere alcune tavole di ciascun libro in anteprima.

giovedì 22 dicembre 2011

Santo Natale 2011


"Io ti auguro che Gesù si incarni nella tua vita,
con quella inesorabilità definitiva,
con cui si incarnò nel seno di Maria Vergine.
Perché la gioia più grande della vita dell’uomo
è quella di sentire Gesù Cristo vivo e palpitante
nelle carni del proprio pensiero e del proprio cuore."

Luigi Giussani

lunedì 19 dicembre 2011

Georges de la Tour
















“«L’arte presenta [rende presente] la bellezza, lo splendore, la gloria, la maestà, il plus che è nelle cose e che si ritira quando dite che la luna è solo terra e le nuvole sono solo acqua». Queste parole di padre Bernard Lonergan identificano con chiarezza l’esperienza dell’incontro con l’opera d’arte. In modi diversi, l’opera d’arte si “impone” all’attenzione di ogni uomo e lo fa con forza proprio perché gli impedisce di dire che «le nuvole sono solo acqua». Da un certo punto di vista non ci sono premesse necessarie per provare il contraccolpo della bellezza: basta essere uomini! L’arte impone sensibilmente all’attenzione dell’uomo il plus che è nelle cose. Per questo è presenza tout court. Quando è autentica non è mai principio di evasione, ma di penetrazione nella profondità di tutto ciò che esiste. In un certo senso, è una conoscenza per eccesso, e non certo per difetto, della realtà. L’arte, quindi è, in se stessa, simbolica (l’etimo della parola greca syn-ballo dice un mettere insieme), riporta ad unità ciò che in qualche modo era stato diviso, sana le rotture.
È pertanto liberante: la sua potenza simbolica aggancia il reale perché lo lascia essere presenza. Essa parla da sola. Di per sé non ha bisogno di interpretazione e parla a tutti; per sua natura, mette in rapporto. Libera il soggetto e intensifica le relazioni. Si comprende allora perché la Chiesa, lungo la sua storia bimillenaria, abbia vissuto sempre una sorta di connubio con l’arte. E ne sia stata magnanimo committente.”
Cardinale Angelo Scola.
da Avvenire - 2 novembre 2011

Basta essere uomini per provare il contraccolpo della bellezza. Uomini veri, attenti alla realtà come segno di qualcos’Altro che traspare.
Perciò come non rimanere a bocca aperta guardando dal vero dei quadri riprodotti in fotografia? Come non commuoversi?
Questo mi è successo andando a rimirare i due dipinti di Georges de la Tour esposti in mostra a Palazzo Marino a Milano, L’Adorazione dei pastori e San Giuseppe falegname.
Non sono un critico d’arte e neppure un gran conoscitore della materia, certo però che sono stato educato a guardare la bellezza.
Tutti e due i quadri mi hanno colpito per la luce che trasmettono, in foto o nei cataloghi sono di una luce più spenta. Dal vero trasmettono una luminosità che si libera dai dipinti, nonostante vi sia solo la fiamma della candela vi è una esplosione di luce.
L’Adorazione dei pastori ha presente cinque persone, Maria assorta a mani giunte, due pastori, una nutrice con una scodella tra le mani e San Giuseppe che ripara dalla luce il piccolo Gesù. Tutti gli occhi dei personaggi guardano il neonato. Maria è seriosa, sa a cosa andrà incontro il suo figliolo. Tra Lei e il primo pastore, un agnellino il cui musetto anela al bimbo. Il secondo pastore è come in ombra e sembra riverire il neonato toccandosi la falda del suo cappello. San Giuseppe ha un moto di tenerezza di coprendo la fiamma della candela per non disturbare Gesù. Questi è il centro della luce. Ha gli occhi chiusi, sembra dormire, è tutto infagottato, segno di nascita ma anche al tempo stesso di morte, avvolto in un sudario.

San Giuseppe falegname ha Gesù con in mano la candela che illumina il suo viso che fa esplodere il dipinto di luminosità. La mano del piccolo che cura la fiamma è quasi trasparente avvolta dall’alone luminoso. I suoi occhi guardano il viso del padre in parte illuminato. San Giuseppe ha lo sguardo attento sul suo lavoro, sta forando con un arnese a forma di croce un pezzo di legno squadrato, che anch’esso rimanda alla croce, tenendolo fermo con il suo piede. È come se pensasse al compito a cui è destinato il figlio.
Per terra una mazzuola, una lima e un bellissimo ricciolo di legno. Su questi due oggetti riverbera un riflesso di luce. Così come sul ginocchio e sull’unghia del pollice del piede sinistro del ragazzo.

venerdì 16 dicembre 2011

Book da leggere


Giustizia
Friedrich Dürrenmatt
Adelphi


Se non avete letto nulla di Friedrich Dürrenmatt vi consiglio di iniziare con questo libro, e poi di leggere La Panne; Il Giudice e il suo Boia e Il Pensionato.
Sono tutti dei gialli molto particolari, accomunati dal senso di ricerca della giustizia, dalla verità e della colpa. In alcuni la psicologia ha un ruolo importante.
Un uomo politico ricco e affermato uccide in un ristorante un uomo. Arrestato, in prigione catalizza a sé i secondi e il direttore. È pacioso, umile: si dichiara innocente. Il bello è che gli credono. Convince il suo avvocato a sostenere la tesi della non colpevolezza. Non racconto come prosegue e come finisce.
Visto l'uso della giustizia fatto da alcuni magistrati in Italia spesso i risultati ottenuti non ha nulla a che fare con la verità.

martedì 13 dicembre 2011

Il punto più alto di Milano















Vederlo da terra sembra di essere a New York. Così si presenta il nuovo palazzo della Regione Lombardia. Appena entrati nell’atrio si vedono delle sculture attorno alle colonne. Su una di queste il pittore Paolo Troilo ha disegnato un uomo nudo con corpo muscoloso stile Michelangelo che con il palmo della mano ne sostiene un altro uguale. Questi uomini non appoggiano i piedi sulla terra e non sorreggono il cielo con le mani, però danno il senso della continuità tra la terra e il cielo.
L’uomo che crea e bellezza e costruisce sulla terra puntando al cielo
Poi in pochi secondi si arriva al 39° piano da cui si gode una spettacolare visione della città. Siamo sul grattacielo più alto di Milano, in cielo, sopra tutti.
Ha superato anche la Madonnina del Duomo
Ma sopra di noi il cielo continua.
Poi ritorno a terra e godo della bellezza che l’uomo ha costruito.

lunedì 12 dicembre 2011

RESTO UMILE WORLD SHOW – pt.2 (vai a: ilsussidiario.net)


RESTO UMILE WORLD SHOW –
Dopo il commento a caldo sulla prima puntata del nuovo spettacolo di Checco Zalone, Resto Umile World Show, versione televisiva del tour teatrale del comico pugliese, il nostro commentatore televisivo (e non solo) Gianni Foresti torna a parlarci del one man show di Luca Medici, dopo una seconda puntata che sembra aver deluso le aspettative create dalla precedente.
Il “miracolo” Fiorello de Il più grande spettacolo dopo il weekend è destinato a non ripetersi? A Foresti – e ai nostri lettori – l’ardua sentenza…

L’ho incensato troppo presto. Se nella prima puntata l’ho messo sugli allori, per la seconda lo devo mettere non sul rogo ma sulle braci.
Ha deluso, non per gli ascolti, sempre in linea con la prima serata con quasi il 19% di share e 5.063.000 telespettatori, ma perché ha dato il peggio di sé. Non sono bacchettone, ma tutta la trasmissione ha avuto come tema il chiodo fisso degli uomini, la gnocca.
È partito benissimo con Albertazzi che ha recitato la poesia di Leopardi A Silvia, ma da lì in poi è stato un show all’insegna del bunga-bunga. Facile giocare così, si raccolgono consensi, ma si rischia di dare allo spettacolo una piega volgare con solo battute esplicite, equivoche e soprattutto continue.
La scorsa settima, gli autori si erano limitati, questa settimana hanno recuperato l’inchiostro lasciato nelle penne.
Zalone, dopo la prima canzone sulle prosperità delle donne, ha definito lo spettacolo una sorta di show alla Arbore dei tempi de L’Altra Domenica. Checco è un po’ troppo giovane per ricordarsi la sottile ironia del grande Renzo, che andava in onda al pomeriggio della domenica. Una sorta di copiatura scadente del balletto brasileiro alla Cacao Meravigliao in cui alla fine Zalone si è calato i pantaloni.
Scadente la performance con il compagno Daniele Silvestri e banale l’imitazione del sopravvalutato pianista Giovanni Allevi umiliato dalla giovin ragazzina, promessa della musica. Francamente non ho capito l’ospitata dell’attore Rocco Papaleo, poteva restare in Basilicata, non ha aggiunto nulla allo show, è sembrato fuori luogo.
Buona invece l’imitazione di San Vendola e anche la partecipazione di Al Bano. La sua voce è ancora una delle migliori nel panorama italiano. Un po’ meno la pubblicità del suo libro. La furbata è stato l’ultimo blocco con gli highlights delle due serate.
Conclusioni. Buona la prima puntata da cancellare la seconda. Il ragazzo è ancora giovane, è capace ma deve restare umile come diceva nel titolo del programma. Troppo facile ed inutile cercare le scorciatoie. Alla lunga non pagano.

domenica 11 dicembre 2011

90° Minuto - Il meglio dvd e libro



90° Minuto - Il meglio
a cura di Marco Giusti
Mondadori


Come dicevo alcuni giorni fa si parla molto del taglio in Rai di
90° Minuto. Sicuramente prima c’è da tagliare Stadio Sprint. Che senso ha una trasmissione di un’ora senza un’immagine di gol? Per non parlare poi del conduttore…
Il libro di Marco Giusti, ripercorre le fasi salienti di 90° Minuto, dagli albori alla scomparsa dei fondatori e cronisti.
Appassionati di calcio, fate vedere ai vostri figli il dvd allegato a questo libro. Vi sono i siparietti dei giornalisti resi famosi da 90° Minuto. Stiamo parlano del programma che per primo consacrò in tv lo sport più amato dagli italiani.
Condotto dal pacato Paolo Valenti abbiamo Bubba, Necco, Strippoli, Carino, Castellotti, Giannini, Vasino, Viola, Galeazzi. Una tv d’altri tempi, comica sia per i personaggi che per gli errori tecnici. Ma un modo più genuino ed umano di commentare il calcio.
Il libro ripercorre la storia della trasmissione che di fatto è anche la storia della tv italiana, con il passaggio dal bianco e nero al colore e dalla pellicola al nastro magnetico.
Paolo Valenti, Remo Pascucci e Maurizio Barendson furono i pionieri nel 1970.
Con la nascita di Rai2, Valenti restò da solo per anni a coordinare e condurre il programma. La squadra dei cronisti non cambiò per molto tempo.
Quella odierna non è quella dei personaggi citati, è un altro calcio e anche un’altra tv.