giovedì 29 marzo 2012

La Réclame





La vita va presa con Visa, in velocità.
È questo il claim della campagna per le Olimpiadi di Londra della carta di credito Visa.
L’idea dello spot non è nuova, un uomo in corsa che utilizza la carta di credito era già stata utilizzata anni orsono.
Ma qui il colpo vero è il testimonial, il fulmine Usain Bolt, che in giacca e cravatta, si cimenta in una gara per le vie di Londra con un grassoccio improponibile e barbuto avversario.
Bolt corre continuamente, mentre il rivale utilizza i mezzi più disparati.
Entrambi arrivano allo stadio olimpico e lì c’è il colpo di scena: Bolt si china per ultimo ai blocchi di partenza, alza lo sguardo e vede che il suo rivale è lo starter della gara.
Efficace e gustoso spot. Certo che dopo il fulmine giamaicano la campagna finirà, a meno che subentri un atleta più veloce di lui. Impossibile, per ora.

martedì 27 marzo 2012

Graham Greene 4 - (www.culturacattolica.it)



Fine di una storia
The End of the Affair - 1951


Londra bombardata nella Seconda Guerra mondiale. Due amanti, Sara e Maurice. Scoppia una bomba e la donna crede che l’uomo sia morto. Invoca Dio chiedendo il miracolo e fa un voto:

"Dissi molto lentamente: lo lascerò per sempre ma lascia soltanto che viva e abbia la sua possibilità …"

Maurice si presenta vivo e vegeto e la vita di Sara prende un’altra piega.
Un evento eccezionale è accaduto, corrispondeva al desiderio della donna.
Sara non è credente, non ha fede, ma questo è l’inizio della sua drammatica avventura personale in cui cerca Dio e lo supplica:

"Buon Dio, se solo Tu potessi scendere dalla Tua Croce per un momento e farci salire me, invece. Se potessi soffrire come Te potrei guarire come Te".

Maurice non accetta di riconoscere quell’avvenimento.

"Non voglio la Tua pace e non voglio il Tuo amore. Volevo qualcosa di molto semplice e molto facile: volevo Sara per la vita e Tu me l’hai tolta. Coi Tuoi grandi progetti Tu rovini la nostra felicità, come la mietitura rovina la tavola di un topo: io Ti odio, o Dio, ti odio come se tu esistessi".

Sara muore e si scopre che sua madre l’aveva fatta battezzare a due anni. Dio l’aveva scelta, e non l’aveva mai abbandonata, l’aveva preferita.
Ma la ragione di Maurice non aderisce neppure davanti ad altri due fatti miracolosi attribuiti a Sara. Per lui sono solo orribili coincidenze e si rivolge così a Dio:

"Tu hai fatto abbastanza, Tu mi hai derubato abbastanza; io sono troppo vecchio e stanco per imparare ad amare; lasciami in pace per sempre".

Greene parte sempre dalla caducità umana, dal suo peccato per esaltare la misericordia di Dio.
Un Dio che non abbandona chi ha scelto, un Dio che ha una preferenza.
Un Dio che lascia all’uomo la libertà di riconoscerlo, di sbagliare senza mancare nella sua fedeltà.

(fine)

domenica 25 marzo 2012

Vivere e Morire come principi - (www.dazeroauno.org)



Più di 600 persone hanno partecipato alla testimonianza di Padre Aldo al Cinema Marconi di Cinisello giovedì 22 marzo. La serata fortemente voluta dal sindaco, Daniela Gasparini, ha avuto un inizio con il saluto del primo cittadino.
Quando il tema è il fine vita, ci sovviene il ricordo della tragica morte di Eluana, e la domanda se, e come è meglio morire, sorge spesso spontanea.
Ma non è stata una serata di discussione politica, il punto di partenza di p. Aldo è l’abbraccio che lui ha avuto da don Giussani, è l’abbraccio di Gesù Cristo.
La domanda che lui ha nel cuore e che pone continuamente è:
Chi sono io? Perché esisto?
L’uomo è esigenza di felicità, la vita non può che essere per l’immortalità.
E il come morire è dentro questo percorso.
Così è nata la clinica, per questo vengono curati i casi medici più difficili, Aids, tumori aggressivi.
Nella clinica San Riccardo Pampuri, si entra per morire, ma ogni malato è accudito e accompagnato con amore alla morte.
Il direttore sanitario della clinica è il Santissimo, che per tre volte al giorno p. Aldo, porta in processione, letto per letto ad ogni ammalato.



È intervenuto anche il direttore della clinica, dott. Sergio Franco, che non ha parlato di eccellenza sanitaria come noi italiani siamo abituati a comprendere. Ha confermato che il motore di tutto è l’adesione a Gesù Cristo ed il guardare a p. Aldo.
E nessun particolare è trascurato, dalle cure mediche, alla pulizia, alla bellezza del luogo, alla compagnia ai sofferenti.
E gli ammalati, che sanno di dover morire, muoiono in pace.
È paradossale che un malato, alcuni giorni prima del decesso, abbia composto una canzone dal titolo Morire Cantando.

venerdì 23 marzo 2012

Premio Arrogance (www.liberoquotidiano.it)



Freccero minaccia Libero "Fascisti, io vi rovino"

Salve sono Borgonovo di Libero.
«Complimenti. Vi faccio i complimenti, veramente straordinari. Mi fate togliere Fisica o chimica al mattino».
Ma perché?
«Per il tuo articolo di merda».
Perché la chiudono?
«Perché i cattolici, capisci...».
Scusi, ma noi non abbiamo mica chiesto di chiudere le serie.
«Lei è peggio guardi. Siccome il suo direttore mi ha chiesto di aiutarlo quando c’era il programma, io racconterò tutto. Lei giustamente fa il suo lavoro. E io faccio il mio, racconto Libero che cosa fa, che mette le donne nude, che il suo direttore chiede notizie a me... Racconto cos’ha il cardinale di Genova, racconto tutto. Facciamo pari e patta. Lei troverà una persona che le farà un culo... Vedrà. Naturalmente io al pomeriggio non tolgo un cazzo, perché do le dimissioni... Lei è veramente un censore. Lei è XXX (fa il nome di un noto giornalista, ndr), lei è il XXX della redazione».
Io ho semplicemente scritto un pezzo...
«Ma un pezzo dei coglioni, perché non l’ha vista la serie, lei».
Io la vedo sempre, invece.
«La serie è pedagogica, cretino. Comunque a me non importa nulla. Io...».
Mi scusi allora, le cose che ho scritto ci sono o no? Sono vere o no?
«Sono false. Bisogna leggerle nel contesto della narratività. Lei purtroppo non è un esperto di televisione, mi dispiace. Dovrebbe leggere interamente il contesto di pedagogia...».
Però io sono uno spettatore, mi sono accorto della serie perché l’ho vista, guardo Rai 4 e ho anche scritto che è una bella rete.
«Ma lo dice l’Upa, non ho bisogno dei suoi complimenti...».
Io dico quello che penso.
«Io dei suoi complimenti non ho bisogno. Io c’ho l’Upa, i pubblicitari, i clienti, io me ne frego di lei, di quello che dice lei... Ma puoi capire se ho bisogno dei suoi... Comunque dico solo che racconterò le cose che ci sono fra me e il direttore del giornale. Siccome il direttore quando ha bisogno mi chiama per dire “mi aiuti a fare un programma?”, racconterò queste cose».
Non mi sembra però che il mio articolo abbia a che fare con un suo rapporto personale col direttore...
«Mi fanno togliere la serie al mattino...».
Ma chi vuole toglierla? Io non ho visto nessuna agenzia finora.
«Marano mi ha chiamato perché è la Lei che vuole... Tanto non verrà rieletta, la Lei. Anche se è amica di tutti i pedofili non verrà rieletta. I pedofili non la possono aiutare. Mi capisce? Io questa volta sarò una iena col suo direttore».
Non capisco cosa c’entri il direttore. Nel pezzo ci sono le mie opinioni, e fra l’altro non si chiede di cancellare la serie.
«Ma il digitale non è la Rai, non è Don Matteo. Siccome so che a Mediaset sono impazziti per Rai 4, siccome io gli faccio il culo tutti i giorni... Ma poverini... Vedrà, vedrà che conferenza stampa facciamo. In cui io racconterò che lei è come XXX, tale e quale XXX. Veramente XXX. Io penso che anche lei sia culattone come XXX».
Mi spiace che lei usi questi termini.
«Sono pronto... Vedrà cosa succede. Io poi conosco tutto della Chiesa. Io e YYY (un altro giornalista, ndr) siamo amici... Io so delle cose... Io e YYY siamo amici».
Guardi, io non parlo né con la Chiesa né con XXX né con i cardinali né con la Rai. Io ho fatto un pezzo da spettatore, vedendo una serie ed esprimendo delle opinioni.
«Infatti io stamattina non l’ho mica chiamata. Mi ha chiamato Marano, che la Lei gli fa il culo perché devo togliere questa serie. Ma al pomeriggio non la tolgo nemmeno... Anzi faccio la replica. Perché se no rischio di dare le dimissioni. E chiedo a tutti quanti di assalirvi e di portare i forconi sotto il giornale, perché ho più spettatori io che lettori voi, questo è indubbio. Ho più spettatori io. Per cui vi mando i forconi sotto la redazione del vostro giornale di merda. Che fate degli articoli indecenti, di pornografia. Per cui veramente, questa volta vi faccio... C’ho più spettatori io che voi. Lei è uno stronzo fascista che mi ha fatto chiudere una serie».
Non la chiudo io la serie.
«La Lei che vuole rinnovare... Tanto non verrà rinnovata dai pedofili, perché i pedofili non contano più nulla, è chiaro?»
Non so chi siano i pedofili.
«Sono i suoi amici cardinali. Poi racconto di come il direttore mi chiede notizie quando deve fare i programmi».
Mi pare che siano due cose completamente diverse, ripeto…
«Questa volta, eh ragazzi... Fate chiudere Luttazzi, fate chiudere Santoro...».
Io non faccio chiudere nessuno.
«Lei fa chiudere Luttazzi...».
Ma io non conto niente...
«Le vedo le fotografie delle ragazze nude che mettete, gli articoli che fate... Ma siate laici, siate laici».
Guardi che io sono assolutamente laico.
«No, lei mi sembra un deficiente».
Va bene.
«Io mi vendico in quello che posso dire. Mi fanno chiudere questa cosa... È indegno, indegno. Ma d’altra parte è così il giornale vostro, è così. Volete chiudere tutti. Volete solamente esserci voi che dite cazzate in libertà. Voi che siete liberisti e volete far chiudere tutto, ma che livello è?».
Veramente io non ho detto di chiudere un bel niente. E poi non dipende da me, fossi io a decidere che cosa va in Rai...
«Non è il servizio pubblico di Rai 1, impari qualcosa. Bisogna venire incontro a tutti i pubblici. Legga qualche libro!».
Le assicuro che li leggo.
«Il digitale, Rai 4 non ha questa funzione. Lei è un asino. Comunque mi ha fatto chiudere la serie al mattino, mi vendicherò col suo direttore. Anzi, con lei non ho niente. Non ho nemmeno chiamato. Ha fatto il suo dovere, poi io lascio libertà. Non vado a chiamare il direttore dicendo “lo sai che un tuo...”. Non l’ho mai fatto, però racconterò che i cardinali pedofili mi fanno chiudere e attraverso un giornalista...».
Ma guardi che io con i cardinali come dice lei non ho nessun rapporto. Non è che io ricevo telefonate da un cardinale che mi dice “faccia chiudere la serie”. Io non parlo con nessun cardinale, ho scritto un pezzo da spettatore sulla sua rete, che guardo. Capito?
«Comunque vabbé, è la prima rete del digitale. Rai 4 non ha nulla a che vedere... Non si può fare solo Don Matteo, imparate dalla tv americana. Ma quale tv educativa, impari qualcosa. Impari a non fare il moralista, a non fare il coglione seguendo i pedofili. Lei è al servizio dei pedofili, dell’Opus Dei. Adesso parlo io con YYY. Con YYY e il direttore. Lei è libero di scrivere. Vedremo la battaglia. Sarà il sangue e il sangue scorrerà».

da www.liberoquotidiano.it

mercoledì 21 marzo 2012

Graham Greene 3 - il Potere e la Gloria



Il potere e la gloria
The Power end the Glory - 1940


Nel Messico degli anni ’20 il governo massonico perseguitò in maniera sanguinosa la Chiesa. Il protagonista è un prete che sta scappando negli Stati Uniti. È chiamato prete spugna, dedito all’acquavite, con una figlia avuto dopo una notte d’amore. Un peccatore. Ma nonostante questo il popolo lo nasconde dall’esercito, vuole essere comunicato da lui, vuole che i propri figli siano battezzati, vuole essere confessato. Credono in Dio e non sono scandalizzati dagli errori umani. Un misero prete, peccatore come ciascuno di noi, ma scelto da Dio.

"Invece, il fatto che io sia un vigliacco… e tutto il resto, non ha molta importanza. Io posso ugualmente deporre Dio nella bocca di una persona e posso darle il perdono di Dio. E questo varrebbe anche se ogni prete della Chiesa fosse come me".

Il potere cerca di eliminare Gesù Cristo, cerca di rendere schiavo l’uomo dei propri peccati. Ma la fedeltà e la misericordia di Dio non abbandonano l’uomo. E questa è la Gloria divina.
Il prete spugna viene attirato in una trappola, un gringo in punto di morte chiede di essere confessato. Lui è cosciente che sia un tranello, ma va a fino in fondo alla propria vocazione. Verrà arrestato e fucilato.

"Quando si svegliò era l’alba. Si era svegliato con un’immensa sensazione di speranza, che lo abbandonò di colpo e completamente alla vista del cortile della prigione. Era la mattina della sua morte.
Provava solo un’immensa delusione di doversi presentare a Dio a mani vuote, senza un’opera da offrire. Gli parve, in quel momento, che sarebbe stato così facile essere un santo. Sarebbero bastati un po’ di disciplina e un po’ di coraggio. Si sentiva come chi, per pochi secondi, avesse mancato l’appuntamento con la felicità. Adesso sapeva che, alla fine, una sola cosa conta veramente: essere santi".


(3 - continua)

lunedì 19 marzo 2012

Non è un paese per vecchi



Cormac McCarthy
Non è un paese per vecchi
Einaudi


Ieri sera scanalando sul digitale terrestre ho incrociato su Studio Universal il film Non è un paese per vecchi, tratto dall'omonimo libro di Cormac McCarty.
Le coincidenze non esistono. Mercoledì un amico mi ha parlato del libro, che ho letto anni addietro, sottolineandomi le ultime pagine in cui lo sceriffo esprime delle considerazioni. Parlano del lavoro, sono parole estremamente semplici ma concrete, vere, di una crudo realismo.
Il lavoro come continuità dell'opera di Dio.



"Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C'era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l'abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai lì, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. No so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello. E mi misi a pensare all'uomo che l'aveva fabbricato".
[...]
"Ma quell'uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perchè? In cosa crede quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla".
[...]
"E devo dire che l'unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro il cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra. Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa.
E' la cosa che mi piacerebbe più di tutte".

venerdì 16 marzo 2012

Graham Greene 2



In Saggi cattolici l’autore cita brani e i personaggi de Il Potere e la Gloria, Fine di una storia, Il Nocciolo della questione, i tre romanzi che esemplificano la posizione appena descritta dallo scrittore stesso che si richiama spesso al cardinale H. Newman, che vorrebbe fosse nominato protettore “ dei romanzieri che sono anche cattolici”.
GG è molto legato ai suoi scritti, che leggeva ed ammirava già prima della conversione, e dai quali attingeva.



Nel libro Le Vie senza Legge, scritto dopo il suo viaggio in Messico al tempo della persecuzione contro i cristiani, l’introduzione è un sunto dell’Apologia di Newman sulla necessità di rinunciare al mondo, sulla caducità degli sforzi umani, sulla sua idolatria e sulla condizione dell’intero genere umano che le parole apostoliche definiscono “senza speranza e senza Dio in questo mondo”.
Conclude la citazione di Newman: “Che cosa possiamo dire dinanzi a questo fatto straziante e sconvolgente?
Io posso solo rispondere che o non esiste un Creatore o la società umana è stata rigettata dal suo cospetto… se Dio esiste. Ma poiché Dio esiste, dobbiamo concludere che il genere umano è coinvolto in un orrendo peccato originale”.


In un capitolo di Saggi Cattolici dal titolo È in pericolo la civiltà cristiana?, conferenza tenuta a Bruxelles nel gennaio 1948, Greene conclude con una storia che non ha ancora scritto ma che pubblicherà nel 1990 con L’Ultima Parola e altri racconti, contenuta ora anche in Tutti i Racconti (pag. 476)



Racconta dell’ultimo Papa esistente sulla terra, Giovanni XXIX , nonché l’ultimo cristiano vissuto per 20 anni in una misera abitazione con un crocefisso senza un braccio, l’unica sua compagnia ad attenderlo quando tornava dall’acquisto il pane quotidiano.
Non ricordava nulla del suo passato. Il potere lo aveva tenuto in vita per anni dopo aver annientato l’intera cristianità ed aveva costituito uno stato unico mondiale fondato sulla pace. Il Generale lo fece vestire con una cotta bianca da Papa e lo convocò per rendergli onore prima di ucciderlo. Qualcosa pian piano riaffiorava nella sua memoria e mentre alzava il bicchiere di vino in segno di saluto diceva in una lingua per l’altro incomprensibile “Corpus domini nostri…”
Il Generale fece fuoco e in quell’istante “…un pensiero attraversò lo spirito del Capo: - Sarebbe mai possibile che ciò che quell’uomo credeva fosse la verità?.
Un nuovo cristiano nasceva dal dolore” (pag. 52).


Un altro racconto, contenuto nella voluminosa raccolta che mi ha colpito è Un Barlume di spiegazione (pag. 36). Due uomini si ritrovano in uno scompartimento di un treno. È sera tardi e sono imbacuccati a causa del freddo. Uno si definisce agnostico e coglie che l’altro è cattolico.
Il primo, che narra il racconto in prima persona, afferma che si ribella “di fronte all’idea di un Dio che può abbandonare così le sue creature alle atrocità del libero arbitrio” e vuole avere spiegazioni della sofferenza e della corruzione dei bambini. Il cattolico gli risponde: “Certo a questo non c’è risposta. Cogliamo barlumi…”. Gli racconta allora un episodio della sua infanzia.
Quando era bambino viveva in un paese dove esisteva una piccola comunità di solo cinquanta cattolici e serviva come chierichetto alla Santa Messa. Venne avvicinato da uno dei due fornai del paese. Un uomo con la testa pelata a forma di rapa e con un occhio solo. Si definiva un libero pensatore e da lui nessun cattolico acquistava il pane.
Era avverso alla Chiesa Cattolica come del resto la maggior parte dei cittadini che erano di fede anglicana. Il fornaio, in cambio di un giocattolo, lo convinse a rubare per lui un’ostia consacrata. Il chierichetto compì il misfatto, ma quando era sul punto di consegnare l’ostia, decise piuttosto di inghiottirla. Al che il fornaio cominciò a piangere lacrime disperate dall’occhio buono.

“Quando ci ripenso ora, è quasi come se avessi visto la Cosa (Satana, ndr) piangere per la sua inevitabile sconfitta”, disse il cattolico.
“E il barlume?” chiese l’agnostico, “Mi sembra di non aver capito cosa volesse dire”.
Rispose il cattolico “…sa, per me quella faccenda rappresentò un insolito inizio se ci pensa.”

Qui, a pag. 47 del libro, lascio di proposito il racconto perché c’è una piccola sorpresa finale che val la pena di non essere svelata ma di essere letta.

(2 - continua)