martedì 10 settembre 2013

Festival di Venezia - il Ruggito del... Foresti continua


CHE STRANO CHIAMARSI FELLINI - Scola racconta Fellini.

I due si sono conosciuti alla fine degli anni '30 nella redazione romana del settimanale umoristico Marc'Aurelio,  dove disegnavano vignette e scrivevano battute. Sono diventati amici e il loro rapporto è continuato fino alla morte di Fellini.  Segno della loro amicizia e stata la partecipazione del Maestro Federico, nelle vesti di  sè    stesso, nella scena de La Dolce Vita nella fontana di Trevi, nel film di Scola C'eravamo tanto amati.
Questi ha voluto render un omaggio all'amico con questo film presentato a Venezia. Su Rubini, il Madonnaro, non si può che dire bene.
Un film che non aveva pretese di vincere nessun premio, ma di essere un riconoscimento d'affetto nei confronti del grande Maestro.
Amarcord.

Agli amanti di Fellini consiglio vivamente di vedere il film

venerdì 6 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti

Andrzej Wajda arriva a Venezia con il film Walesa Man of Hope. Il cineasta 88enne non si risparmia in conferenza stampa. Il film doveva raccontare di Walesa visto dagli occhi della moglie Danuta che si sacrifica per il marito, ma poi il soggetto è stato stravolto. Il film parte con l'intervista-scontro fatta al leader polacco da Oriana Fallaci.
" E' la prima giornalista che chiede a Walesa cosa succederà, se arriveranno i carri armati russi. Ma Lech certo e sicuro risponde che questo non succederà, non arriveranno mai. Da qui si capisce l'acume politico dell'elettricista dei cantieri di Danzica che in tre giorni è diventato l'eroe della Polonia.
L'intervista con la Fallaci è un vero e proprio duello tra due persone molto intelligenti e rivedendola mi è sembrata  un vero e proprio dramma teatrale.
Walesa è l'eroe del suo tempo, adesso non può essere paragonabile con nessuno. Gli scioperi erano iniziati per protesta contro le basse retribuzioni degli operai, poi e nata Solidarność. Lech, un uomo umile e semplice, ne è diventato il leader carismatico con 10 milioni di iscritti"

Incontro poi casualmente A. Wajda, sorretto da un bastone e dalla traduttrice. Ha 88 anni ma un viso gioioso e due occhi azzurri che si stupiscono ancora. Mi complimento per il film su Walesa e poi estraggo dal portafoglio l'immagine della Madonna di Częstochowa che ho in tasca come protezione dal 1984. I suoi occhi si illuminano e sorride, si emoziona come un bambino, mi ringrazio e se ne va contento.

giovedì 5 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito... del Foresti

Il film L'INTREPIDO di Gianni Amelio ha tradito le aspettative. Annunciato come una commedia, è stato invece un film di tutt'altro argomento. Partito bene, dopo quaranta minuti ha preso la deriva della tragicità con un suicidio e la visione depressiva della vita da parte del figlio musicista di Antonio Albanese.
L'idea non è male, un precario di 48 anni, divorziato, si mantiene facendo il rimpiazzista, ovvero sostituisce le persone per poche ore nei diversi lavori. Incontra una ragazza senza speranza che poi si suiciderà, mentre il figlio sassofonista è in crisi con la vita e la sua band.Fotografia autunnale della nuova Milano con i palazzi di Unicredit (sponsor del film) troppo presente. Il film poteva essere buono, ma è scivolato sulla deriva che rispecchia la società odierna, cioè l'incapacità di speranza, anche se la domanda sulla felicità esce spesso nel film.Tutti dicono che Albanese non ha i tempi cinematografici, non sò, nella prima parte forse sì, nella seconda è un po' di plastica.

L'evento di ieri è sono state le Femen. Un'azione di marketing ben congegnata. Una conferenza stampa in cui due bionde del gruppo hanno fatto una filippica degna di molti politici. Nessun giornalista ha avuto il coraggio di affrontare l'argomento finanziamento e dollari alla base della costituzione del gruppo di protesta. Non sono state sfilare sul red carpet, ma sul photocall hanno dato il meglio di loro stesse arrivando in topless.Se non facessero così non farebbero notizia.


mercoledì 4 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti


Dopo uccisioni, suicidi, stupri di donne morte, non potevano mancare nel film d'apertura di ieri di Kim Ki Duk, MOEBIUS , tre piselli evirati. Ho evitato la proiezione mattiniera delle ore 9.00. Perseverare nel farsi del male è diabolico, tanto al ritorno da Venezia andrò a trovare una mia amica psichiatra.
Ieri film da non andare a vedere.
In compenso nei bar della manifestazione vanno a raffica gli spritz, aperitivi al vino bianco, Aperol, ghiaccio e fetta d'arancia. A dire il vero, oltre che essere buoni costano appena più dell'acqua minerale.

La star del giorno è stata Scarlett. Il film non ve lo propongo, ne potete fare a meno. Di lei no. È bella veramente, anche se, la fantasticavo più alta.

martedì 3 settembre 2013

festival di Venezia - Il ruggito del... Foresti

Per ora il più bel film della mostra è LOCKE con Tom Hardy. Un'ora e mezza di notte in auto al telefono per risolvere i problemi di lavoro, raggiungere una donna con cui ha avuto un occasionale rapporto sette mesi prima e che sta per partorire. La moglie e i due figli non sanno nulla. È costretto a comunicare il tradimento e il futuro parto al telefono con le prevedibili reazioni della moglie.
Andando ad assistere al parto si gioca il lavoro e la famiglia, ma vuole esserci a tutti i costi e poi ritornare dalla moglie che ama. Vuol vedere il figlio perché non vuol fare come suo padre che l'ha abbandonato appena nato.
Il peccato, il perdono, la certezza di un luogo (la famiglia) ma anche la coscienza delle proprie responsabilità.
Grande film, grande sceneggiatura, grande interpretazione di Hardy costretto a girare ore e ore seduto sull'auto.
Applausi in sala.

Ho visto a -13 gradi sottozero alle 9.00 del mattino il film di Terry Gilliam THE ZERO THEOREMA con Chris Woltz. Mi è piaciuto, anche se molti critici hanno storto il naso, vorrebbero sempre dire la loro, soprattutto quando si parla dei desideri del cuore dell'uomo.
Il tema è la ricerca della felicità e del senso della vita. Pone domande. Forse per questo non piace. La casa in cui vive isolato il glabro Woltz è una piccola chiesa  e in molte sequenze la statua di Maria e le vetrate dei santi sembrano a completare le inquadrature.
chissà se sono casuali o volute.


lunedì 2 settembre 2013

Festival di Venezia - Il ruggito del... Foresti


Niente di buono sotto il sole di Venezia, dopo i tanti film con a tema
omicidi,  morte, suicidi, oggi nessun film da considerare. La notizia è stata ll'arrivo del l'ex maghetto di Harry Potter, Daniel Radcliff, inseguito da tre-quattrocento ragazzine isteriche approdate al Lido solo per lui.
Intervistato ha affermato:
"L'amore non ha confini, non c'è  differenza tra amore eterosessuale  e omosessuale. Io non ho fatto la parte di un gay ma di un ragazzo innamorato.
Deve scomparire l'omofobia e ci deve essere più tolleranza".

Speriamo che con dopo queste dichiarazioni le sue fans non si rimbambiscano totalmente.

domenica 1 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti

Da un vecchio libro di Cormack McCarty, Figlio di Dio, del 1973, il regista James Franco ha portato a Venezia Child of God. Una storia cruenta, terribile, con un un uomo solo in bilico tra follia e psicosi, killer, necroforo È un film molto duro, il protagonista uccide, stupra le donne morte e le scalpa. Grandissima l'interpretazione del protagonista. Se il Corriere della Sera ha scritto che la Bullock e' da premio Oscar, all'attore Scott Haze che onorificenza bisogna dare? Le riprese sono ambiente in un bosco tra l'autunno e l'inverno, colori grigi non trattati, veri. La macchina non è piazzata su cavalletto ma a mano. Una buona regia.
L'unica nota dolente e che ho visto il film alle 9.00 del mattino in una sala con zero gradi. Pelle, d'oca per il freddo e per il film.

Philomena ha suscitato polemiche sulla stampa, i soliti giornalai hanno sottolineato che il film e anti cattolico e si son fermati lì. È una storia vera su cui la Chiesa ha già fatto ammenda. Una ragazza adolescente da' alla luce una bimba. Le suore intransigenti le tolgono la nascitura per darla in adozione. Dopo cinquant'anni la figlia re incontra la madre morente.
I cialtroni della stampa non dicono però  che Philomena ha perdonato le suore e che è diventata una donna di grande fede. Lo ha  raccontato Judi Dench      grande interprete del film. Da Coppa Volpi.