mercoledì 5 febbraio 2014
San Giovanni Bosco
Ieri mattina son andato in Duomo per una preghiera a San Giovanni Bosco Ho una devozione per il Santo, sono cresciuto da piccolo con le messe di un salesiano, rettore di una delle scuole più importanti d'Italia. Nelle sue prediche non mancava mai di raccontare un piccolo fatterello della vita di Don Bosco. Da educatore quale era, ogni domenica mi chiedeva com'era il mio profitto scolastico. Una volta propose di parlare ai miei genitori per farmi frequentare la sua scuola salesiana con il contributo (a quel tempo ero un alunno modello) di una borsa di studio. Ma la mia famiglia non poteva permetterselo ugualmente.
Dopo 30 anni ho reincontrato i Salesiani sulla mia strada.
Nulla capita a caso.
lunedì 3 febbraio 2014
LA STORIA NON È UNA FICTION
LA STORIA NON È UNA FICTION.
Questo il testo dello striscione che sedicenti antifascisti dei centri sociali hanno issato nel teatro di Scandicci in cui era in scena uno spettacolo sugli esuli istriani e sulle foibe ad opera del cantautore Simone Cristicchi.
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo in cui si commemora questa triste tragedia.
È sconcertante che nel 2014 ci sia ancora chi voglia sovvertire la storia manifestando in maniera violenta e prepotente, sostenendo che tutto ciò sia una fiction, una finzione.
Francamente non so, ma lo voglio appurare, se nei testi scolastici odierni di storia si parla degli eccidi delle foibe. Ai miei tempi il testo di Camera-Fabietti, in uso nelle scuole superiori, non ne faceva cenno. Ho scoperto le foibe nel romanzo di Carlo Sgorlon, LA FOIBA GRANDE, verso la fine degli anni '90.
Achille Occhetto disse che scoprì le foibe dopo il 1989. Ma i comunisti targati PCI sono sempre stati avvezzi al non sapere: ignoravano che c'erano degli italiani comunisti nei lager di Stalin sin dagli anni venti e trenta, ignoravano che molti alpini rimasti nella sacca del Don finirono i loro giorni nei gelidi campi di concentramento sovietici.
Istruttivo è il libro A MOSCA SOLO ANDATA di A. Petacco
Il compagno Ercoli ed il cognato Robotti, docet.
Smemorati o coscienti negazionisti?
Non a caso Togliatti nel '46 promulgò l'amnistia per i crimini compiuti in clima di guerra civile.
Perlopiù perpetrati da compagni comunisti: foibe, Porzus, triangolo emiliano della morte, la volante rossa di Milano. Questi i più conosciuti, ma forse è meglio rileggere IL SANGUE DEI VINTI di G. Pansa.
Quando si mette in discussione la storia, scritta dalla sinistra, emerge la parola revisionismo, intesa come fosse un peccato mortale.
Così è per i poveri morti delle foibe.
venerdì 31 gennaio 2014
Yellow BOOK: la saga di Elvis Cole e Joe Pike - di Robert Crais
Mondadori
Piemme
Piemme
Robert Crais è uno scrittore americano di successo, non che sceneggiatore tv di Hill Street giorno e notte, Miami Vice, L.A. Law, JAG - Avvocati in divisa.
Ha scritto vari romanzi gialli ma la serie più interessante è quella con Elvis Cole eJoe Pike nata nel 1987 e tutt’ora viva con la bellezza di 14 romanzi pubblicati.
Crais ha deciso di non vendere i diritti di questi gialli, li ha scritti, sostiene, per essere letti, perché si imprimano nella fantasia del lettore. E non ha tutti i mtorti.
Ho quasi letto tutti i libri della saga e concordo con l’autore.
I due protagonisti sono agli antipodi, Elvis è loquace e ironico, mentre Joe è silenzioso, taciturno e porta sempre occhiali da sole, anche di notte.
Hanno un passato di Vietnam, marines e polizia di Los Angeles ed ora hanno una società investigativa dove Elvis vi lavora a tempo pieno mentre Joe Pike, che gestisce un’armeria, è il socio che appare quando meno te l’aspetti.
Tutti i racconti si muovono tra la malavita della città degli Angeli. Hanno molti amici ma anche molti nemici, soprattutto nella polizia.
Sembra di vivere a Los Angeles, puntuali e particolareggiati sono i luoghi, come i personaggi che si susseguono nei vari romanzi. Ci sono i cattivi, ci sono i buoni, il male e il bene. I due eroi sono strambi, Elvis parla in prima persona come Marlowe, vive in una casa con veranda su un canyon ed ha come amico un gatto che fa le fusa solo a Pike. Questi non è tutto normale, ha delle frecce rosso fuoco tatuate sulle braccia, si tiene costantemente in forma, ad esempio correndo alle tre del mattino, è un tiratore infallibile, si muove nell'ombra e a parte Cole non ha rapporti di amicizia. Ha una jeep che nessuno può toccare ed è sempre preparato al peggio. Sparano e uccidono solo per difesa o
per ammazzare i banditi. Los Angeles ne è piena: droga, omicidi, truffe, etc. I due si destreggiano bene come se fossero sempre in guerra nella giungla.
La suspance va al l'ennesima potenza negli ultimi capitoli. Succede di tutto e di più.
Libri appassionanti che vale la pena di leggere.
per ammazzare i banditi. Los Angeles ne è piena: droga, omicidi, truffe, etc. I due si destreggiano bene come se fossero sempre in guerra nella giungla. La suspance va al l'ennesima potenza negli ultimi capitoli. Succede di tutto e di più.
Libri appassionanti che vale la pena di leggere.
mercoledì 29 gennaio 2014
Yellow Book: GIORGIO SCERBANENCO e DUCA LAMBERTI
Giorgio Scerbanenco
È da qualche mese che il Corsera
sta rieditando i romanzi di Scerbanenco, il più famoso e prolifico scrittore di
gialli italiano.
Alcuni li avevo già, quelli con protagonista Duca Lamberti, ex medico radiato
dall’albo per aver effettuato l’eutanasia su una paziente. Ex carcerato che
diventa suo malgrado un detective sulle orme del padre funzionario di polizia.
Le ambientazioni sono in una Milano della metà degli anni
’60, nebbiosa, uggiosa, con le sue vie che un tempo erano periferia ma che
adesso sono quasi centrali.
Venere Privata
Il
padre di un giovane che vive rintanato in una villa ubriacandosi di whisky,
ingaggia Lamberti per disintossicare il figlio dall’alcol. L’ex medico scoprirà
i sensi di colpa che attanagliano il ragazzo per l’apparente suicidio di una
giovane. Da lì in poi il romanzo si tinge di giallo.
Traditori di tutti
Un mitra smontato in una valigia, un'auto caduta nel Naviglio con un uomo ed una donna morti annegati, una seconda auto, anch'essa nel Naviglio con i due occupanti mitragliati. Una vecchia storia risalente al periodo fascista. e Duca Alberti inizia ad essere investigatore per la Questura di Milano.
I ragazzi del massacro
Una classe di ragazzi disadattati in una scuola serale. La giovane insegnate torturata, stuprata ed uccisa. Undici ragazzi che si dichiarano innocenti. Nessuno parla. Duca intuisce che non è solo frutto dei ragazzi ed indaga con l'aiuto della sua Livia.
I milanesi ammazzano il sabato
Una bella ragazza ventenne alta un metro novantacinque, di quasi un quintale, minorata mentalmente, sparisce nel nulla. Rapita da papponi, viene trovata morta sfigurata e bruciata. Il padre vuole vendetta.
venerdì 24 gennaio 2014
Georges Simenon - L’Angioletto
Georges Simenon L’Angioletto Adelphi
... Ma io ho paura,
Luis! Che faresti al mio posto? Niente. Lo lasceresti nascere? Certo. Anche se dovesse rovinarmi la vita? Perché mai un bambino dovrebbe rovinarti la vita?
Adelphi ha pubblicato un altro romanzo di Simenon,
L’Angioletto, osannato dai critici e lettori. Si intreccia
molto con la vita personale dell’autore, a partire dal rapporto che il protagonista,
Luis, ha con la madre, una donna che ha avuto sei figli da cinque mariti.
Simenon lasciò casa a 18 anni e dopo cinquanta la rivide sul letto di morte. Un
rapporto inesistente ma che sicuramente mancava.
Ricorre altresì la figura delle prostitute, così come Simenon ha sempre affermato di averne frequentate migliaia.
Ricorre altresì la figura delle prostitute, così come Simenon ha sempre affermato di averne frequentate migliaia.
A che pensa?
A niente.
Questa è una risposta che spesso utilizza anche Maigret quando gli
si chiede che cosa stia pensando dell’inchiesta o dell’omicida.
Il soprannome Angioletto era stato dato da piccolo a Luis perché non reagiva a chi lo picchiava o insultava, ed aveva uno sguardo
semplice e puro che voleva cogliere e possedere tutto.
Divenne pittore senza preoccuparsi dei soldi o della fama, ma
solo con una sete di ricerca e di stupore.
Passava le giornate a
dipingere, in cerca di quello scintillio dello spazio che perseguiva da tempo,
e che continuò a perseguire per tutta la vita.
Non cercava di copiare
la realtà, una sedia, una strada, un tram. Gli capitava di farlo, come
esercizio, e ci riusciva anche piuttosto bene. Ma erano immagini. Quel che
avrebbe voluto ottenere era la realtà stessa, così come la vedeva, o meglio
come gli si formava nella mente, quasi suo malgrado.
martedì 21 gennaio 2014
Comunismo italiano
Arrigo Petacco
A Mosca solo andata
Mondadori
Un buon libro di Arrigo Petacco, una ricerca storica che ci vuol far ricordare
fatti e persone ormai dimenticati e andati nell’oblio. Tra il 1920 e il 1935 molti comunisti italiani perseguitati dal fascismo
scapparono in Unione Sovietica.
Di Vittorio, Berti, Dozza, Longo, Pastore, Secchia,Togliatti, questi i
nomi più conosciuti che poi ritroveremo in Parlamento in Italia dopo la fine
della guerra. Insieme a loro molti operai, e gente comune.
Cosa trovarono in Russia? Un’accoglienza fantastica
iniziale, ma ben presto si resero conto di essere passati dalla padella alla
brace. Vi era una sorta di associazione italiana denominata Club che decideva le
sorti degli emigrati in base alle convinzioni personali e all’obbedienza al
comunismo di Stalin. Le sue purghe si posarono anche sugli italiani, ma i
carnefici furono gli stessi connazionali. Paolo Robotti, cognato di
Ercoli/Togliatti, giudicava i compagni in base alla loro coerenza e credo
politico e poi il Migliore vistava le segnalazione. E molti furono incarcerati
e presero la via del gulag.
“Compagno maestro, che cos'è l’orizzonte?” “E’ una linea immaginaria….
Irraggiungibile” “Grazie. Ora capisco perché il Compagno
Stalin dice che il socialismo è all’orizzonte!”
Con questa battuta si finiva al campo di lavoro. Gulag in
cui finirono gli alpini rimasti bloccati nella sacca del Don. Come racconta
Eugenio Corti ne Il Cavallo Rosso,
anche qui gli italiani emigrati in Russia e fedeli alla linea si affacciarono
per cercare di rieducare i poveri prigionieri.
Paolo Robotti, forse roso dalle colpe, scrisse nel 1965 un
libricino, La Prova, che voleva riabilitare i compagni lasciati alla mercé del
gulag. Conclusione: i compagni non vennero mai riabilitati e il libro fu
insabbiato.
giovedì 16 gennaio 2014
Jo Nesbo - La saga di Harry Hole continua
L’anno scorso ho letto
in un soffio la saga dell'ispettore Harry
Hole, scritta da Jo Nesbo.
In Italia erano stati pubblicati sette libri, mentre i primi due pare proprio
che non verranno tradotti per volontà dell'autore. Norvegese, giornalista,
musicista, ed ora giallista a tempo pieno.
Sicuramente una buona penna.
Il protagonista e un ispettore alcolista e depresso che però risolve tutti i casi di omicidio su cui indaga. Si coinvolge totalmente, rimettendoci in tutti i sensi: fisico e morale. Ama una donna che suo malgrado finisce ad incrociare i serial killers su cui indaga. È un uomo intelligente, alternativo, ma senza speranza. La suspance è forte, le trame intricate, anche se sul lungo sono prevedibili. Le donne che incontra vengono tutte stese dal suo appeal. Probabilmente essere scombinati attira il gentil sesso. E questo forse e troppo.
I libri prendono, non stancano, ma l'anti-eroe sempre vincente alla fine, resta comunque un uomo solo senza speranza. Il dolore è intrinseco al personaggio. C'è la lotta tra il bene e il male, dove il primo pero non e con la B maiuscola, ma forse il meno peggio. E’ un bene che si accontenta. La saga si chiudeva in un modo inaspettato. Ne Lo Spettro, Harry Hole muore (tutto faceva pensare a ciò). Ormai aveva finito di sussistere e forse l'autore era stanco di indossare i panni dello sfigato a vita.
Sicuramente una buona penna.
Il protagonista e un ispettore alcolista e depresso che però risolve tutti i casi di omicidio su cui indaga. Si coinvolge totalmente, rimettendoci in tutti i sensi: fisico e morale. Ama una donna che suo malgrado finisce ad incrociare i serial killers su cui indaga. È un uomo intelligente, alternativo, ma senza speranza. La suspance è forte, le trame intricate, anche se sul lungo sono prevedibili. Le donne che incontra vengono tutte stese dal suo appeal. Probabilmente essere scombinati attira il gentil sesso. E questo forse e troppo.
I libri prendono, non stancano, ma l'anti-eroe sempre vincente alla fine, resta comunque un uomo solo senza speranza. Il dolore è intrinseco al personaggio. C'è la lotta tra il bene e il male, dove il primo pero non e con la B maiuscola, ma forse il meno peggio. E’ un bene che si accontenta. La saga si chiudeva in un modo inaspettato. Ne Lo Spettro, Harry Hole muore (tutto faceva pensare a ciò). Ormai aveva finito di sussistere e forse l'autore era stanco di indossare i panni dello sfigato a vita.
Ma attenzione…. Harry Hole è vivo e vegeto, anzi è in perfetta forma e ritorna alla grande. E' appena uscito Polizia, la scrittura e la trama è quella di sempre. Avvolgente che lascia senza respiro. Non si può non leggerlo, ci si dimentica in fretta che Hole ci sembrava fosse morto. Non fa più il detective, insegna alla scuola di polizia. Ma dopo l’uccisione della sua amica Beate, si rituffa nelle indagini.
Alla fine si sposa
pure. E ….. sicuramente avremo degli altri libri.
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