giovedì 6 marzo 2014

Giampaolo Pansa - BELLA CIAO

Giampaolo Pansa
BELLA CIAO
Controstoria della Resistenza
Rizzoli



"Secondo la strategia dei comunisti, la rappresaglia era uno dei pilastri che reggeva la guerra civile e ne garantivano l'espansione.
Più ostaggi venivano uccisi dai tedeschi e dai fascisti, più si accentuava l'astio dei civili e più crescevano i simpatizzanti della Resistenza. Era un calcolo cinico, come accadde a Roma nel marzo 1944, dopo l'attentato di via Rasella.
Ma in una guerra rivoluzionaria, come la Resistenza veniva considerata dal Pci, tutto era lecito."

GP non è un revisionista, ma un attento cronista che con meticolose ricerche sta riscrivendo pezzi della storia italiana.
Per questo è contestato dalle vecchie frange dell’ex Pci e dall’Anpi.

Che il capo delle Brigate Garibaldi, Luigi Longo, con Secchia, Amendola, Pajetta e con lo staliniano Togliatti, volessero sovietizzare l’Italia è ormai un dato di fatto.
La verità va appurata. E perciò la storia va riscritta.


Tanti sono i fatti riportati nel libro di Pansa, che non a caso è ai primi posti delle classifiche di vendita. 

lunedì 3 marzo 2014

Murales da premio


E' vero, lo ha scritto sopra un muro, ma è come se dicesse agli altri writers  imbrattatori di muri e di carrozze della metrò, che si deve aspirare a qualcosa di più grande

venerdì 28 febbraio 2014

UMORISMO 2



Cremona che ride

Numeri unici e giornali satirici il Lombardia dall’unità d’Italia alla liberazione.

Questo è il catalogo con tanto di vignette di una mostra veramente interessante svoltasi nel 2011 a Cremona.

È diviso in capitoli storici.

Risorgimento. Si parla di Don Pirlone, foglio fondato dai liberali nel 1848, anticlericale con caricature politiche. Si passa a Il Fischietto, pro-Cavour. Vi è La Rana, bolognese, che racconta della politica italiana ed estera.

Il nuovo secolo e la Prima Guerra Mondiale. Vi è L’Asino, fortemente anticlericale, sequestrato diverse volte per oltraggio al pudore. La Tradotta ed altri detti giornali di trincea, destinati ad allietare le nostre forze armate in guerra.

Il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale. Il più famoso ed importante fu l’antifascista il Becco giallo. A ruota il milanese Guerin Meschino.

La liberazione e l’Italia democratica 1945-1953- Fra Diavolo, L’Orlando, Cantachiaro di Garinei e Giovannini, L’Uomo Qualunque.

Vi è anche un capitolo sull’umorismo dei giornali cremonesi, molto attivi tra il 1874 e il 1946.


In ultimo, come segno di reverenza Le Italie di Guareschi. Un capitolo sull’umorista e scrittore italiano più tradotto nel mondo, anima del Bertoldo e poi del Candido.

mercoledì 26 febbraio 2014

UMORISMO 1





San Tommaso d’Aquino nella sua Summa Teologica scrive che l’umorismo è una virtù e chiede a Dio che giornalmente gli sia donata.
Ma, umoristi si nasce o si diventa?
Chesterton superò una depressione iniziata nell’adolescenza quando divenne cosciente che la realtà è fatta da Dio. Da lì iniziò a vivere l’esistenza senza prendersi troppo sul serio, e scrisse i libri che scrisse.
Sono arrivato, io uomo qualunque che ha appena superato la mezza età (onore a Marcello Marchesi), ad avere un’intuizione: il primo e più grande umorista è Dio.
Mi ha fatto girare da un punto all’altro, saltare, correre, camminare, lavorare, incontrare persone, piangere, divertirmi, affannarmi, preoccuparmi, rilassarmi per farmi dire: Io, sei Tu che mi fai.
Quando ho questa certezza le difficoltà diventano minime e sorrido della vita e delle cose che mi accadono. Si fischietta e si canta. E si vive.
Le  virtù  si conquistano pian piano, passo dopo passo.

Quando ero ragazzino mi divertivo a guardare le comiche di Stanlio e Ollio, Totò e Fabrizi, i cartoni animati di Gustavo. I film di Don Camillo e Peppone mi colpirono così tanto che cominciai a leggere i libri di Guareschi. Quando lessi per la prima volta Il Compagno don Camillo, risi di gusto. E non ho più smesso. Sono passato poi a collezionare i sui giornali, Bertoldo e Candido, a leggere i sui amici/colleghi, Carlo Manzoni, Giovanni Mosca, Vittorio Metz.
Ho allargato poi l’orizzonte all’umorismo e alla satira dei giornali italiani.


 A venire presenterò qui, in maniera sconnessa, libri, giornali, autori, che hanno fatto la storia dell’umorismo in Italia.

venerdì 14 febbraio 2014

Eugenio Corti

EUGENIO CORTI

Scrivo oggi dopo una settimana dalla morte di Eugenio Corti. Alcuni giornali, IL FOGLIO, AVVENIRE, LIBERO, IL GIORNALE, L'OSSERVATORE ROMANO hanno scritto di lui, esaltando i suoi scritti. 
Il CORSERA, per tributargli una lieve encomio, ma soprattutto per rinfacciare a questi colleghi di essersi lamentati perché È. Corti  non era stato tenuto nella giusta considerazione dovuta mentre era in vita.

Così va la stampa e la cultura. Se ancora si disquisisce sulla veridicità della Foibe, figurarsi se si porta in vita sugli altari un autore che si dichiara cattolico e anticomunista, non per partito preso, ma per aver vissuto sulla propria pelle una ideologia inumana, barbara ed assassina.
Avete mai visto in Italia battage pubblicitario per i libri di Corti? Intendo, recensioni  o marchette compiacenti?
Intellettuali italiani chiedere il Nobel per la sua prosa?


In Francia LE FIGARO' gli ha attribuito gli onori di essere stato uno dei maggiori scrittori del '900, ed IL CAVALLO ROSSO un capolavoro della narrativa.
Questo libro ha avuto 25 edizioni,  ed stato tradotto in 8 lingue.
Vi pare poco?

Intanto nel 1997 Dario Fo, ex repubblichino convertitosi al comunismo riceve il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".
Roba da matti! Anzi da ridere,  ma non certo le gags di Fo, che invece facevan piangere.



Consiglio un altro libro di E. Corti, pubblicato nel 1947















mercoledì 12 febbraio 2014

Book da leggere: IL TEUTONE - LA SETTA DEI MANTELLI NERI





La setta dei Mantelli Neri - il Teutone
Guido Cervo
Piemme 

Questo è il terzo libro con protagonista il cavaliere dell’Ordine Teutonico, Eustachius von Felben.

Questa volta si ritrova a sedare la rivolta delle popolazioni indigene, che rifiutano la conversione al Cristianesimo alimentata dalla setta dei Mantelli Neri, con a capo un crudele sciamano che pratica sacrifici umani. Hanno il loro covo in un’isola nelle lontane paludose terre dei laghi Masuri. Eustachius von Felben guiderà una spedizione contro i sanguinari Mantelli Neri inoltrandosi nelle terre selvagge stroncando i barbari residui del paganesimo e portando la pace.





La battaglia sul lago ghiacciato – il Teutone
Guido Cervo
Piemme 


Secondo libro della saga con protagonista il cavaliere teutone Eustachius von Felben.
La sua missione è quella di accompagnare un alto cavaliere dell’Ordine per trattare la pace nella guerra intentata alla Russia contro il principato russo di Vladimir-Suzdal. Una guerra fratricida, i russi sono cattolici ortodossi. Scoprirà il fanatismo e le violenze di uomini del clero e dell’Ordine che hanno proclamato una crociata contro fedeli che combattono anch’essi con vessilli e gonfaloni raffiguranti i Santi e la Vergine Maria.
L’ottusità e l’irragionevolezza porterà allo scontro finale sul lago ghiacciato dei 
Cjudi, dove i russi capitanati dal giovane principe russo Aleksandr Nevskij sconfiggeranno i tedeschi.
Buon libro anche questo per chi ama le saghe medioevali.





La Croce Perduta - il Teutone 
Guido Cervo
Piemme 


Eustachius von Felben è un monaco guerriero dell'Ordine dei cavalieri teutonici che dopo vent’anni di Terrasanta torna in Europa. Ha una missione da compiere: scortare un veneziano che per conto del Doge deve consegnare una croce preziosa appartenuta a Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, al Gran Maestro dell'Ordine di Prussia. Siamo nel 1241 e i tartari stanno invadendo l’Europa centrale, devastando e uccidendo le popolazioni cristiane. Il cavaliere teutone incrocerà sulla propria strada i tartari contro cui combatterà per liberare i cristiani resi schiavi e per recuperare la croce caduta nelle mani degli invasori. Come difese i luoghi sacri in Terrasanta, Eustachius continua la sua vita a difesa della cristianità in Prussia.
Un buon romanzo che è l’inizio di una saga. Ben scritto in cui il contesto storico ci riporta alle radici dell’Europa cristiana.


lunedì 10 febbraio 2014

I BRACCIALETTI ROSSI




Quando mi è stato proposto di scrivere questo articolo, ho avuto un sussulto, il giorno appresso sarei andato a trovare un amico d’infanzia, d’adolescenza e di maturità che è malato di Sla.
Perciò il dover vedere Braccialetti rossi, mi è costato fatica. Rifuggo davanti al dolore fisico, tendo ad arrabbiarmi, ma anche a stare in silenzio.
Ma, inaspettatamente durante un pranzo con due professionisti che operano in tv e nella fiction da trent’anni  sono nate alcune considerazioni. Un tv-lunch più che un Tv Talk stile Rai.
Finora è stata farina del mio sacco. Ringrazio per il seguito, i miei due attempati amici.

Ma perché questa fiction ha così successo?

       1    Perché è normale. È normale parlare del dolore, è normale che ci si aiuti, è normale donare se stessi, è normale il dolore stesso. Fa parte della vita vivere e morire, aiutarsi e fare un gruppo, volersi bene o cedere al  male (diciamo così); fa parte della vita cadere e rialzarsi, mangiare e dormire, stare insieme o pensare da soli, piangere e ridere contemporaneamente.

2  2    Questo oggi desta scalpore e, occorre trovare perciò motivazioni sopite del perché tanto successo della fiction. Ciò che è normale è diventato strano e persino il nostro pensiero non è più semplice e deve costruire teorie e sistemi per tenere insieme le cose dell’esistenza.

    3      Se fossimo liberi  di ascoltare le fiammelle del nostro cuore, saremmo semplicemente contenti di sentire la vita vivere in noi. Senza preoccupazioni ulteriori, anzi … la creatività avrebbe la sua parte d’onore.

Questi sono i Braccialetti rossi: ragazzi, che affrontano il dolore con amicizia, ironia e volontà di superare se stessi, offrendo uno sguardo diverso sulla malattia, percorsi umani dolorosi, complicati e commoventi proprio come è la vita. Un mondo che la prima serata tv di solito non racconta e che sembra aver rapito il pubblico per il tono lieve della narrazione e l’aspetto pedagogico della serie, ricca di messaggi positivi, speculari a quell’edonismo che insegue la bellezza a qualunque costo e contempla una fuga da tutto ciò che sembra corrompere il nostro corpo.  


Scheda della fiction
In onda su Rai1 in prime time alla domenica, Braccialetti rossi, la serie tv in 6 puntate diretta da Giacomo Campiotti e prodotta da Palomar e Rai Fiction, sta convincendo la critica ma anche i telespettatori che l’hanno premiata, conquistando di diritto la prima serata: se le prime due puntate erano arrivate al 20% di share registrando 5.700.000 telespettatori, ieri sera è stato superato il 20% con 6 milioni di teste. La fiction è la riproposizione della serie catalana campione di ascolti Polseres Vermelles  creata da Albert Espinosa e Pau Freixas e prodotta per TV 3 Televisio de Catalunya, i cui i diritti di remake per gli Stati Uniti sono stati acquistati da Steven Spielberg. La storia è ispirata proprio all’esperienza dolorosa e al tempo stesso piena di speranza di Albert Espinosa, autore di Braccialetti Rossi (Salani, 2014), dove ha raccontato la sua giovinezza segnata da un cancro poi vinto e di come si può trasformare un dolore in voglia di vivere.
Una fiction che, in controtendenza, non parla né di mafia né di amori melodrammatici: ambientata all'interno di un ospedale, racconta la vita e l’amicizia di sei ragazzi dagli 11 ai 17 anni che, tra momenti difficili e cure a cui devono sottoporsi, formano un gruppo di amici diventando inseparabili.
 Un cast di giovanissimi al debutto e di bravi attori che già alla seconda puntata dimostra di aver convinto e conquistato il pubblico dai 15 ai 24 anni ha rappresentando quasi il 18% di quello complessivo che ha visto le prime due puntate.
Una serie senza complessi artifici narrativi, buonismi retorici, né nomi altisonanti nei titoli di testa, un prodotto televisivo che, per Carlo Degli Esposti (produttore anche de Il Commissario Montalbano), tira la riga d’inizio per il nuovo corso della fiction nostrana.

Ad arricchire e connotare la narrazione ci sono le canzoni inedite firmate da Niccolò Agliardi, che si alternano a 5 successi già noti al grande pubblico di artisti italiani del calibro di Laura Pausini, Tiziano Ferro, Emma Marrone e Vasco Rossi.