martedì 10 febbraio 2015

Polaroid 1

Non voglio parlare dell’agenzia Magnum o dei più grandi fotografi del mondo che l’hanno fondata, e della mostra di Cremona, ma semplicemente  voglio mettere in evidenza uno scatto  fatto da Henri Cartier Bresson in Kashmir tra il 1947-48  


Preghiera al sole  di Donne Musulmane


venerdì 6 febbraio 2015

John Wick


John Wick è un mix di vari John:  Wayne, Rambo, McClane. Tutti con pistola e fucile. JW è un western. Uno spietato killer che aveva deposto le armi per amore ritorna sulla scena. La moglie, morta di malattia, gli ha lasciato come consolazione un piccolo cane. Non ci sono i pellerossa o il despota ranchero, ma ci sono i russi cattivoni che  gli rubano l’auto vintage (nel West il cavallo) e gli ammazzano il cucciolo.                                                                                                                            E JW si scatena nella vendetta.  Li ho contati, una sessantina i nemici morti.
"Ho prenotato  un tavolo per dodici"                                                                                     
È la prima vera frase che  Keanu Reeves dice  nel film dopo averne fatti fuori appunto una dozzina e deve far ripulire la casa piena di cadaveri. 

C’è da dire che non parla molto, anzi, però spara e picchia come un indemoniato.

Dopo il non esaltante  "47 Ronin",  K. Reeves lascia le spade e diventa un samurai, un ronin con pistole e fucili. Anche questo film, come il precedente, non lascerà  traccia nella storia del cinema,  ce ne dimenticheremo in fretta. 

È vero che è un fumettone, ma sulla figura del  protagonista non c’è nessuna  introspezione a parte il rimarcare che gli han ammazzato il cane. Ricordo della moglie direte, non solo, frutto di un imprinting animalista, dico io. Strana l’America, pronta a far discussioni sul cecchino di Clit  andato in Iraq a svolgere il suo lavoro di soldato, mentre s’intenerisce  per un cane ucciso. E alla fine del film, vediamo Reeves/Weck al canile a prendere un altro cucciolo. Ma non è un beagle come quello iniziale, è invece di una razza da combattimento, più confacente all’immagine del suo padrone.

JW è il giustiziere,  vuole vendetta,  sangue,  tipico di chi ha subito un torto, e che risponde con occhio per occhi e dente per denti. 
Ma Reeves è veramente una statua di marmo senza espressione, da invidiargli solo il fisico e la Mustang del ’69, non certo l’interpretazione.                                                                                           Un robot invincibile che punta solo al suo scopo, vendicarsi. E qui non ci son santi che tengano.  Senza pietà, spara ai nemici abbattendoli, poi quando passa loro davanti li finisce con altri colpi. 

Sceneggiatura  banale e scontata, solo pum pum e violenza esasperata. Tutto molto prevedibile.            
Chicca finale: se J. Rambo si cuciva la ferita sul braccio con ago e spago, il nostro John lo fa sull'addome con una cucitrice.            

Domanda: ma, in fondo in fondo, chi sono i cattivi: i malavitosi russi oppure JW ?

mercoledì 4 febbraio 2015

Marcello Marchesi - Il dottor Divago





Marcello Marchesi
Il dottor Divago
Bompiani



Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano.
Frase favolosa del grande umorista Marcello Marchesi. Un genio.
Inventò claim pubblicitari, caroselli, programmi tv, scrisse canzoni, pensieri, aforismi, libri, film, etc.
E pensare che il computer allora non c'era.

Bompiani  lo sta ripubblicando. Era ora.
Facile insultare o dire cazzate, difficile far ridere in maniera sottile e pulita. 
Giocava con le parole come Maradona palleggiava con un'arancia.
Non c'è paragone con i Vauro, Serra, Charlie, etc...

Ecco alcuni esempi.

Invito
Bello il cartello, a fianco dell'altare, "Si prega di pregare".

Andreotti
Chi non muore si risiede

Sensibile
Sulla scala mobile si sente inseguita dagli scalini.

A tavola si invecchia
Mi colpiscono di una donna
Le stesse parti del pollo:
coscia, petto, collo...

La speranza
Gioco al lotto
nella speranza
di pagare le tasse
al governo

Con i soldi suoi.

domenica 1 febbraio 2015

GIORNATA DELLA VITA



Tra Natale e Capodanno, su un noto quotidiano nazionale è apparsa questa paginata di pubblicità.
probabilmente gli LGBT non se ne sono accorti sennò avrebbero fatto una rivoluzione.

Nello stesso periodo gli animalisti hanno liberato un ippopotamo femmina di 8 anni, Aisha, dal circo Orfei accampato a Macerata. L'animale è stato travolto (o forse l'inverso) da un'auto guidata da un giovane. Macchina da da rottamare, ippopotamo morto, automobilista spaventato a morte.

Così va il mondo....

mercoledì 28 gennaio 2015

La Réclame - Auto e cane




Negli anni '80 era diventato famoso lo slogan della Citroen: Ehi gringo! La machina, vavavuma. Mitico. Ve lo ricordate?
Da gennaio è in onda uno spot della casa automobilistica francese sulla gamma C3, una clip musicale, un cane imbronciato su un'auto che si ferma a far rifornimento dopo molte ore di viaggio. 
Il  carlino  intorpidito dalla troppa inattività si sgranchisce le ossa e i muscoli  sulle note musicali dei favolosi Platters. Splendido e simpatico spot. Il messaggio passa, tanti km macinati con poca benzina, che costringono il cagnetto a fare stretching.
Gli spot musicali normalmente sono i più incisivi, qui ci si diverte anche.


venerdì 23 gennaio 2015

La pipa di Maigret e altri racconti



La pipa di Maigret.
Un ragazzino ruba la pipa al commissario per condurlo a risolvere un assassinio.
- Ti regalerò un'altra pipa, va’! Pure più grossa, se vuoi.
- Grazie – disse il ragazzo. – Ma non sarà mai la sua!

La testimonianza del chierichetto
Un ragazzino serve alla messa delle 6.00. Per strada vede un uomo a terra con un pugnale infilzato nel torace ed il suo assassino. Scappa,  denuncia il fatto, ma il cadavere non c’è e nessuno, a parte Maigret gli crede.
- E in calce al biglietto su cui era stampato il suo nome Maigret scrisse: “Buono per una bicicletta”

Maigret e l'ispettore scorbutico
Un caso di suicidio in mano all'ispettore Lognon. Ma Maigret è attizzato dallo strano caso.
Di quel caso, per così dire, gli piaceva l'odore, e avrebbe voluto annusarlo a suo piacimento, impregnarsene al punto che la verità si sarebbe rivelata da sola.

Georges Simenon si considerava un artigiano della scrittura, gli piaceva far sentire il suo umore, la sua umanità attraverso i personaggi. anche questo libro è da leggere

martedì 20 gennaio 2015

FARÈS PECÀT A LAMENTÀM



FARÈS PECÀT A LAMENTÀM
Dario e Clementina Nembrini: una fede feconda
Roberto Persico
Itaca

In questo momento in cui la famiglia è messa in discussione da LGBT e cultura dominate, ecco un libro semplice corredato da fotografie.
Dario e Clementina, la loro unità, la certezza nella fede in Gesù Cristo.
I loro dieci figli.
L'incontro con don Giussani.
Madre e padre, il lavoro, l'educazione, le malattie, le difficoltà, la morte.
La vita. La letizia.
Tutto senza mai lamentarsi.
" Dario
è morto da poco e durante un ritiro don Giussani ne racconta; aggiunge che bisognerebbe imparare a pregare i santi che ci sono vicini nel tempo e nello spazio, perché ci sono più immediatamente amici."