lunedì 10 agosto 2015

Grande Schermo 1985: MAD MAX Oltre la sfera del tuono

Grande Schermo 1985: MAD MAX Oltre la sfera del tuono




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Nel 1985 uscì nelle sale il terzo film della saga con MAD MAX, Oltre la sfera del suono, dopo INTERCEPTOR  del 1979 e quello del 1981, si arrivò così all'ultima puntata. Quest'anno si è avuta una rivisitazione, non un remake, con MAD MAX - FURY ROAD.

Apro ora un po' di files da cui emergeranno titoli di film, che se avete tempo recuperateli.
 Il regista dei quattro film è sempre lo stesso, George Miller, mentre il protagonista è cambiato: Tom Hardy. Due parole su di lui. Due anni fa lo intervistai a Venezia dopo la prima visione di LOCKE. Grosso, muscoloso, tatuato, con una pettinatura da paggetto rapata sulla nuca. Irriconoscibile rispetto all'ingegnere protagonista del viaggio notturno in auto trascorso interamente al telefono. Gran film, ma anche grande interpretazione di Hardy. Cercate il film BRONSON e resterete esterrefatti dalla caratterizzazione dell'attore, e poi confrontatela con LOCKE.
Speriamo tenga, ha un grande futuro, mi ricorda Marlon Brando. 
Il regista George Miller, non è uno qualunque, tanto che Spielberg lo volle per uno degli episodi di AI CONFINI DELLA REALTÀ (1983). Il successo continuò con L'OLIO DI LORENZO, BABE IL MAIALINO CORAGGIOSO. Con HAPPY FEET vinse l'Oscar. Pochi film ma di successo.
Lanciò con il primo MAD MAX e gli altri capitoli un giovane conterraneo 23enne di nome Mel Gibson, che si affermò poi anche sotto la regia di un altro australiano, Peter Weir con GALLIPOLI - Gli anni spezzati e con UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE. 
Mel passò da MAD MAX alla saga di ARMA LETALE. Vita da attore segnata dal successo.
Il passo alla regia fu breve, vinse l'OSCAR per il film e la regia per BRAVEHEART (bellissimo) e poi il realistico THE PASSION, che alla faccia di tutti incassò più di 600 milioni di dollari. Non dimentichiamoci di APOCALYPTO. Lo cito solo ora, ma fu il primo film che diresse, L'UOMO SENZA VOLTO (1995), vedetelo con i vostri figli adolescenti.
Ora il nostro (o mio) è forse un po' scampanato per le sue vicende personali  ma non lo giudico, ma son certo che prima o poi farà un altro botto come regista. Il genio e la qualità si possono offuscare, ma sul lungo la nebbia sparisce.

Ritorniamo al film del 1985, l'ultimo MAD MAX.  Il regista australiano Miller affiancò a Mel Gibson la cantante Tina Turner. Probabilmente un'azione commerciale mirata. Sta di fatto che la bella mascellona compose alcune canzoni della colonna sonora del film che andarono ai primi posti nella classifica musicale americana. Fu per lei un anno strepitoso, compresa la partecipazione al USA FOR AFRICA (ve lo ricordate?). Nell'anno successivo vendette 11 milioni di dischi. Star mondiale.
Presumo che Mel e la Turner ringrazino il regista a vita.

Le atmosfere del terzo capitolo di MM si rifanno al western. Panoramica desertica iniziale stile Monument Walley, cavaliere solitario a cui rubano la bardatura (cammelli),   
 la cittadina Bartertown vessata dal nano cattivo Blaster portato in braccio dal grosso tirapiedi Master. Potrebbe essere un avido ranchero, ma essendo nel futuro è il produttore di energia con lo sterco di maiale.
La popolazione è schiava o sottomessa. C'è la regina Tina Turner, fondatrice della town, che ingaggia Mel Max per sconfiggere il tiranno. Duello stile OK CORRAL, dove MM si trova di fronte il tirapiedi gigante, ma non ci son sparatorie, sono appesi ad elastici da trapezisti e combattono in una gabbia-Colosseo sferica. Vince MM, ma al momento di sopprimere Blaster, togliendogli la maschera scopre che è un ragazzo down. Mercenario sì, assassino no, e la regina Tina castiga Mel Max mettendolo nel deserto delle sabbie mobili, detto "gulag" (richiamo alla guerra fredda ancora in corso).
Qui viene salvato da dei ragazzini che vivono in un'oasi (potrebbero essere degli Apache).
MM cercherà di portarli nella città promessa.
Non svelo il finale, guardatelo voi.
MM resterà nella storia e le sue imprese diverranno leggende da tramandare.
Un terzo capitolo un po' stiracchiato, ma da vedere, considerando che gli effetti speciali erano meccanici e non vi erano riprese con la tecnica della realtà virtuale.

Attenzione alla capigliatura leonina di Mel, sarà la stessa di BRAVEHEART. Stesso parrucchiere?



Mad Max                        Bravehart











mercoledì 5 agosto 2015

Grande Schermo 1975: I TRE GIORNI DEL CONDOR

I TRE GIORNI DEL CONDOR



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Nel 1975 arrivò nelle sale un film diretto da Sydney Pollack, I tre giorni del Condor, tratto dal romanzo di James Grady,  I sei giorni del Condor. È un  thriller di genere spionistico girato con accuratezza, che tiene incollati con suspense alla poltrona.  Non ha la velocità e le azioni di oggi, ma considerate che siamo nel 1975.
Nel 1972 scoppiò in America il caso Watergate ed il presidente Nixon si dovette dimettere. Negli Usa quest’aria di complotti era ben presente, perciò il film si pose al momento giusto.
Il giovane Condor, Robert Redford,  è un’analista della Cia che interpreta  e seleziona  notizie per la sicurezza del suo paese. Legge, giornali, fumetti, riviste e libri. La copertura della Cia è un’associazione di letteratura di New York e rientrando una mattina in ufficio scopre che i suoi sei colleghi sono stati uccisi. Scappa, contatta la sua sezione, ma all’incontro con un suo vecchio amica adescato ad hoc e poi ucciso, cercano di fargli la pelle.
Si rifugia , sequestrandola da Kathy, Faye Dunaway, che poi si rivelerà amica, aiutandolo.
Condor capisce che nella CIA sono attivi dei servizi deviati, gli stessi  che hanno compiuto il massacro dei suoi colleghi. Una CIA dentro la CIA.                                                                         
 Condor aveva segnalato un articolo,  un falso documento creato appositamente, per giustificare un intervento militare Usa nel medio Oriente, Ciò avrebbe giovato ritorni economici elevati  a favore di aziende e lobby.
Braccato, contrattacca andando fino in fondo presentando un dossier al New York Times. Il finale del film resta aperto, il suo superiore gli chiede: “Ma sei sicuro che poi lo pubblicano?”

Se guardiamo poi alla storia, dal 1975 ad oggi, vediamo che questi fatti trattati nel film sono accaduti ed accadano veramente. L’amico Obama ha armato inizialmente Bin Laden,  le armi chimiche sono state un pretesto per rioccupare l’Iraq. Questi alcuni esempi.

Torniamo al film. È un capolavoro nel suo genere e Pollack ha nel suo carnet altri film thriller di buon livello, ricordo solo The Interpreter ed Il Socio, e ha   vinto un Oscar per la miglior regia e per il miglior film con  La Mia Africa. Non perciò un mestierante, ma un grande regista. È stato anche attore e  produttore.  Il sodalizio con Redford lo ha portato a fondare con l’attore, il Sundance Film Festival. Questo era il quarto film della coppia, uno su tutti Corvo Rosso non avrai il mio scalpo. Il biondo Redford era già una star e con occhi azzurri Newman aveva vinto, l’anno prima, l’Oscar per il  miglior film con La Stangata.                                                                                                  
 Vivace e convincente la sua interpretazione, antesignano del ruolo fatto poi in Spy Game. Così come il doppiaggio italiano è di altissima qualità.
Anche Faye Dunaway, oltre che essere incantevole, era già affermata, aveva lavorato con grandi registi e nel 1977 vinse la statuetta d’oro per l’interpretazione in Quinto Potere. Andate a vedere i film in cui ha recitato ed inchinatevi.
Altra star è Cliff  Robertson, Higgins cinico superiore di Condor. Aveva vinto un Oscar nel 1969.

Mi è piaciuto oltre a Redford, l’interpretazione asciutta ma pressoché perfetta dell’agente segreto free lance Joubert, Max von Sydow, che darà il colpo di scena finale del film.  Anch’egli era  stra-famoso per essere l’attore feticcio di dieci film del grande regista Ingmar Bergman.

venerdì 31 luglio 2015

Yellow book: CONFESSIONI DI UNA SQUARTATRICE di HAKAN NASSER

HAKAN NASSER
CONFESSIONI DI UNA SQUARTATRICE
GUANDA (2014)



Questo è l'ultimo romanzo con protagonista l'ispettore Barbarotti. È svedese, ma di origine italiana, il padre mise incinta la madre e poi sparì. È in stato depressivo, la sua amata seconda moglie è morta per un aneurisma lasciandolo con i tre figli di lei e i suoi due figli.
Il suo capo gli affida al rientro uno strano  cold case, un uomo sparito di punto in bianco cinque anni orsono. La convivente, soprannominata la squartatrice, era stata indiziata, ma nessuna prova era emersa dalle indagini, tanto più che il cadavere non era stato mai trovato. A suo sfavore giocava il fatto che vent'anni prima avesse ucciso il suo tirannico marito scontando undici anni di prigione.

La scrittura  è accurata ma semplice, con l'indagata che ripercorre in prima persona i flashback della sua vita. Gunnar Barbarotti ha avuto un'evoluzione nel suo rapporto con Dio, legge la Bibbia, prega, parla con Lui per avere un conforto ed un segno dalla moglie morta.  Ciò avviene mentre la sua indagine ha delle pieghe inaspettate. Il male dell'uomo emerge per la maggior parte del romanzo come dominatore, ma tra le righe storte delle vicende umane, qualcosa di non previsto ed immaginabile accade, sia per l'indagine e sia per le vicende personali dell'ispettore.

mercoledì 29 luglio 2015

Yellow book L'uomo senza un cane di Hakan Nesser

 

L'uomo senza un cane

Hakan  Nesser

Guanda (2008)

 



 

Vi presento il primo  romanzo  con protagonista l’ispettore Gunnar Barbarotti, ambientato in Svezia. L’autore è il prolifico Hakan Nesser, che aveva già dato vita al commissario Van Veeteren.

Con Barbarotti, Nesser ha scritto 5 romanzi, in seguito vi presenterò l’ultimo Confessioni di una Squartatrice.

Parliamo del protagonista. Ha un cognome italiano, il padre lo era, ma non lo vide nascere in quanto si era già lasciato con la moglie. Il nostro è nato nel 1960, la moglie lo ha appena lasciato portandosi dietro due figli, mentre Sara, la più grande ha voluto restare con lui.

È un personaggio testardo ma meticoloso. Crede in Dio, o perlomeno fa una classifica su di Lui: se gli concede delle situazione che gli aggradano o desidera stila gli da un punteggio positivo, inversamente i punteggi  diventano negativi.

In questo libro (390 pagine), le prime 148 sono sulla descrizione di una famiglia che si ritrova per festeggiare il Natale. I genitori pensionati, la figlia Ebba con il marito e due figli, Erik universitario, la sorella Christina con marito, figlio in fasce ed il fratello Robert detto il Pippa. Questo perché ha partecipato ad un reality ed è diventato famoso per essersi masturbato davanti alle telecamere.

Scompare Robert e la sera seguente Erik.

Scappati? Morti? Uccisi?


Dopo circa un anno il testardo ispettore scoprirà cosa è accaduto.

lunedì 27 luglio 2015

Grande schermo -1965: WEST and SODA

WEST and SODA


Quando ero piccolo il gioco in uso era quello dei soldatini, indiani contro cowboy.
Adesso i ragazzini delle elementari minimo utilizzano i giochi del cellulare  e i più fortunati quelli sull'Ipad.
Questo film è uscito nel 1965, quando ancora la computer grafica era sulla luna, era un miraggio.
Un cartone animato di 80 minuti, un lavoro immane, ormai considerato preistorico.
Ma WEST and  SODA del grande Bruno Bozzetto  resta una pietra miliare. Va bene per piccoli e grandi, appassionati del western e dell'umorismo. Un film rilassante e divertente.
Ci sono tutti gli ingredienti del west: la Monument Valley cara a J. Ford, la little town nel deserto, il saloon con il pianista, la bella entraneuse, i becchini, la diligenza, gli indiani  e i soldati.
C'è il proprietario terriero Cattivissimo, i suoi sgherri Ursus e lo Smilzo, la bella Clementina e il cavaliere Johnny.
Un po' Lucky Luke per la sigaretta sempre a penzoloni, ma forse soprattutto Shane de il Cavaliere della valle solitaria.
I titoli di testa e l'armonica ci ricordano i film di Sergio Leone, ma la lavorazione di WEST and  SODA è iniziata nel 1963, ben prima del trittico del dollaro con il grande Clint.
Cattivissimo vuole a tutti i costi il fertile ranch di Clementina chiedendole di sposarlo. Ma la bella bionda rifiuta ed il ranchero inizia ad utilizzare le maniere forti. Poi arriva il cavaliere Johnny che entra nel cuore della bella. Cattivissimo la fa rapire per appropriarsi delle pepite che ha Johnny. Ma il cavaliere solitario si trasforma in un abile pistolero ed il bene prevarrà sul male.
Il soggetto c'è, la trama anche. Ascoltate poi le battute, son favolose. Anche i personaggi hanno delle caratteristiche  e dei particolari unici. Vi sono poi delle trovate geniali: la sparatoria sott'acqua fa uscire delle bolle dalle pistole con scritto Bang e Boom, la caccia alla mosca di Cattivissimo, etc.
È veramente un gioiello di trovate umoristiche. Gli effetti sonori completano e sono parte integrante del cartoon.
Grandissimo il duello stile Mezzogiorno di Fuoco con inquadrature di campi e controcampi dei duellanti. Tutto da godere.

Un film per adulti ma anche per bambini. 

venerdì 24 luglio 2015

La Réclame: Voglio Vivere così ..... beatamente.





Molto belo e creativo lo spot per la rete 4G Vodafone con Bruce Willis.



A dire il vero il protagonista è il rozzo contadino che ha però lo smartphone 4G. Le sue poche battute e la sua mimica facciale sono esilaranti. Bruce fa giustamente il pesce lesso con il suo fisico da duro, ma ne esce alla grande, è la star che aspettano. Geniale l'idea dell'apecar che fa da contraltare alla limousene e  bello lo scorcio del pesino rustico. Buona la fotografia della strada vista mare al tramonto. Azzeccata la canzone VOGLIO VIVERE COSI'. Due chicche finali segno di creatività: il farfallino lo ha messo il contadino che fa il selfie e che dice a Bruce di dargli la email che poi gli spedirà la foto.

mercoledì 22 luglio 2015

UMORISMO 13: PAOLO CEVOLI

UMORISMO 13: PAOLO CEVOLI
LA PENULTIMA CENA



Paolo Cevoli lo chiama monologo  storico-comico-gastronomico, 1 ora e 50 minuti ininterrotti, mica paglia.
Questo non è Zelig dove il comico si è affermato con la caricatura dell’assessore romagnolo. Qui è tutt’altra cosa, i tempi comici sono diversi. Nel programma televisivo tutto è concentrato in 7/8 minuti, qui invece c’è da tenere il palco a lungo e le dinamiche cambiano.
Se la rappresentazione non regge, non regge.
La penultima cena, tiene incollato alla poltrona il pubblico. Un buon lavoro di scrittura. Incalzante senza attimi di tregua che lo slang romagnolo aiuta sin dall’inizio.
La scenografia è minima, un muretto di mattoni e una porzione di colonna che richiamano antiche rovine romane, su cui il comico si issa alcune volte.
Le luci sono su di lui, poche ma essenziali. La musica e i rumori di fondo sono pochi a tratti, ma non messi a caso.
La penultima cena racconta la vita dello chef dell’antica Roma, Paulus Simplicius Marone che dopo vari travagli scappa in Palestina ed incontra Gesù. Incontra il suo sguardo. Pensa che sarebbe un affare mettersi in società con Lui. Lo incontra alle nozze di Cana, apre un chiosco di pane e pesci ma il miracolo della moltiplicazione  fatta da Gesù lo lascia senza parole. Organizza l’ultima cena, apparecchiando per una moltitudine di commensali. Verrà arrestato per i suoi trascorsi e tornerà a Roma dove sarà lo chef dei leoni del Colosseo.
Qui, dopo tanti anni incontrerà i cristiani messi a morte che aveva conosciuto con Gesù.  E lo sguardo che lo aveva colpito in Palestina gli ritorna familiare. Colpo di scena finale.
Umorismo vivace, semplice, pulito. Qualche parolaccia ed accenno sessuale, che però sfiorano la centralità della sua comicità. Godibile e divertente.
Un’opera in cui Cevoli mette qualcosa di suo, un incontro con l’avvenimento cristiano che ha determinato la sua vita.
Un’insegnante di religione ha usato il testo per un corso in un Itis di Lugo di Romagna. Ha poi invitato il comico che, tra lo stupore di un centinaio di alunni si è presentato come un uomo qualunque, non come un vip della tv. Dibattito aperto e divertente, in cui tra una battuta e l’altra ha parlato di Dio e di educazione.

Oltre che in tv e in teatro, adesso fa lo sborone anche con gli adolescenti e dice contento: Io mi diverto, sono cristiano.