martedì 29 settembre 2015
EXPO - Emirati Arabi
Ho visitato il padiglione EXPO degli Emirati Arabi. Bello esternamente, una specie di gola levigata color rosso mattone.
Dopo il percorso obbligatorio si entra in una sala cinema in cui viene proiettato un filmato promozionale. Immagini di deserto, di grattacieli, di costruzioni. Una donna anziana in abiti e velo nero, ma con viso scoperto è di guardia ad una palma che troneggia tra i nuovi palazzi di vetro. Gli ingegneri la vogliono togliere. Arrivano i parenti della nonna su un gippone e qui partono dei flash back della vita sua vita. Finale dolce e sviolinato e la pianta sarà salvata.
Unico neo: quando i parenti arrivano con il gippone, sull'auto vi è la nipotina, il padre e la madre con i vestiti locali, ma chi guida? Al volante c'è la donna.
Ma da quando negli Emirati Arabi le donne possono guidare?
domenica 27 settembre 2015
GRANDE FRATELLO 2015/ Tra concorrenti e autori un “minestrone" da flop
GRANDE FRATELLO 2015/ Tra concorrenti e autori un “minestrone" da flop
Prima di parlare del GF 14 vorrei fare una riflessione su Canale 5. Gli ascolti della rete stanno arrancando a partire da Barbara D’Urso, Avanti un altro e Striscia la notizia. Siamo all’inizio della stagione tv e pian piano, come gli altri anni, sperano di recuperare. La fiction Squadra antimafia è stata invece disastrosa, considerando che è un prodotto inside con costi non certo bassi. Rumors dicono che la poltrona del direttore di rete traballa.
Intanto siamo giunti all’edizione n. 14 del Grande Fratello, secondo come longevità solo al Maurizio Costanzo Show. Il suo spostamento in palinsesto dallo storico lunedì al giovedì è parso molto strano, ma a Cologno hanno smentito di aver paura degli ascolti Rai per Il Giovane Montalbano e Pechino Express. Poco convincenti però.
Un paio di giorni orsono Aldo Grasso si chiedeva se avesse ancora senso il GF. Probabilmente la domanda doveva essere posta sin dalla prima edizione. Il battage pubblicitario è stato forte. Gli articoli sui media nelle settimane precedenti hanno puntato a titoli cubitali sulla partecipazione di un ex monaco benedettino ora transessuale, sulla presenza di due fratelli di cui uno sordo, di due gemelle, e sulle affermazioni di Alessia Marcuzzi tipo “ Spaccheremo i divani !” .
La bionda Alessia si è presentata di veli svestita in uno studio con una passerella enorme su cui passava a ripetizione il nome del programma. Luci a più non posso e il marchio dell’occhio del GF sovraesposto a mo’ di logo massonico.
La bionda conduttrice ha la solita verve sguaiata, ma noi maschietti guardavamo altro, ormai più che il GF non può condurre . Quest’anno è arrivata una nuova coppia di opinionisti: il ruvido Amendola e il gaio Malgioglio. Ciuffo blu e non più bianco, forse perché l’Inter è ancora imbattuto, aveva altresì gli occhiali e le calze dello stesso colore. Che dire, Cristiano l’abbiamo visto e rivisto in Rai e da Chiambretti sempre con l’identica parodia di sé stesso, mentre Claudio è il duro macho di Tifosi. Diciamolo: fan cader le braccia.
Nel battage promozionale del programma, il responsabile degli autori aveva incentrato il discorso sulla forza della personalità dei partecipanti. Certo, è il cast con le peculiarità di ciascuno che da vita al programma. Quest’anno pare che i provini di selezione siano stati 40.000, svolti in maniera accurata. Il reality, si fonda sull’amalgama dei vari distinti caratteri e personaggi. E da qui perciò partiamo con le scelte fatte.
Il bell’ortopedico sardo, direi fotomodello; i due fratelli/amici di cui uno sordo; il nerd studente di scienze matematiche; le due gemelle cameriere; lo sfigato ancora innamorato di una delle gemelle; il nativo di Kiev adottato a Palermo; visto che c’è un dottore non poteva mancare un’infermiera … sexy; una modella; una imprenditrice; una manager palestrata; uno spogliarellista; un modello nero che parla in dialetto padovano. Dimenticavo, ma l’ho citato in apertura, l’ex monaco diventato trans.
La Marcuzzi ha iniziato il programma ululando: “Sarà un’edizione incentrata sulla coppia, sulla compagnia”. Certo che poi il montepremi finale lo vincerà invece un solo concorrente.
A guardare bene il casting è un bel minestrone, il solito. Forse ci saranno delle nuove trovate (leggesi idee autorali), ma il fulcro resta lo spiare dal buco della serratura, il sesso, i pianti e i litigi.
Il capo autori ha dichiarato che è un mix eterogeneo di giovani che rispecchia la nostra società.
Certo, ma forse è l'idea di società che lui, i mass-media e una parte del governo ha in testa: unioni civili, Lgbt, gli stranieri italianizzati, la libertà sessuale, il modo facile di fare euro.
C'è anche da aggiungere che il livello culturale dei partecipanti è cresciuto, la maggior parte sono laureati. Non so se sia un bene o un male per il programma. Da padre mi vien da dire: ti ho pagato l'università e sei andato al GF a fare il pirla (detto col significato alla milanese).
Dulcis in fundo, lo spostamento al giovedì non ha giovato agli ascolti del programma, il GF 14 ha raggiunto solo il 19% di share mentre su RaiUno la fiction della prof. Pivetti si è attestata al 22%.
E la poltrona del direttore di rete traballa sempre più.
venerdì 25 settembre 2015
YELLOW BOOK - Scarafaggi di Jo Nesbo
Jo Nesbo
Scarafaggi
Einaudi
2015
Non è un nuovo romanzo della saga di Harry Hole, è il secondo, datato 1998. L'autore non aveva voluto, forse per problemi di diritti o per mala scrittura, far tradurre i primi due libri del poliziotto norvegese. Nel 2014 è uscito il primo, Il Pipistrello, e ora il secondo.
Questo è molto meglio dell'ultimo, Polizia, in cui HH sembra resuscitato dopo lo Spettro, in cui sembrava morto.
Se gli ultimi due sono abbastanza improbabili, il primo e il secondo sono acerbi, sia nel connotare il protagonista che nel susseguirsi della storia.
Però Scarafaggi, non milano è dispiaciuto.
L'ambasciatore norvegese in Thailandia viene trovato morto accoltellato in un motel. Tutto fa pensare a una squallida storia pedofila. Le autorità norvegesi, pensando di non far trapelare la notizia in patria, mandano l'ubriacone HH reduce dall'impresa australiana del primo romanzo.
Il nostro si mette a stecchetto e ribalta le scopre diversi altarini. La realtà non è come appare. Mettiamoci un agente segreto, una collega rasata a zero, una giovane senza un braccio, un padre omosessuale, un energumeno cinese, dollari e uccisioni a gogo, mixate il tutto ed otterremo un giallo color rosso sangue.
Romanzo meno cruento e cupo di quelli a venire anche se un po' troppo complicato
Scarafaggi
Einaudi
2015
Non è un nuovo romanzo della saga di Harry Hole, è il secondo, datato 1998. L'autore non aveva voluto, forse per problemi di diritti o per mala scrittura, far tradurre i primi due libri del poliziotto norvegese. Nel 2014 è uscito il primo, Il Pipistrello, e ora il secondo.
Questo è molto meglio dell'ultimo, Polizia, in cui HH sembra resuscitato dopo lo Spettro, in cui sembrava morto.
Se gli ultimi due sono abbastanza improbabili, il primo e il secondo sono acerbi, sia nel connotare il protagonista che nel susseguirsi della storia.
Però Scarafaggi, non milano è dispiaciuto.
L'ambasciatore norvegese in Thailandia viene trovato morto accoltellato in un motel. Tutto fa pensare a una squallida storia pedofila. Le autorità norvegesi, pensando di non far trapelare la notizia in patria, mandano l'ubriacone HH reduce dall'impresa australiana del primo romanzo.
Il nostro si mette a stecchetto e ribalta le scopre diversi altarini. La realtà non è come appare. Mettiamoci un agente segreto, una collega rasata a zero, una giovane senza un braccio, un padre omosessuale, un energumeno cinese, dollari e uccisioni a gogo, mixate il tutto ed otterremo un giallo color rosso sangue.
Romanzo meno cruento e cupo di quelli a venire anche se un po' troppo complicato
mercoledì 23 settembre 2015
Fuga da Fresnes
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Fuga da Fresnes. Storia del bandito bergamasco che doveva uccidere Berlusconi
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L’autore ripercorre le imprese malavitose del fratello Pierluigi, detto Gigi. Famiglia bergamasca di Trescore con negozio di pasticceria e bar. Al figlio maggiore il lavoro in cui è coinvolta la famiglia non si addice, gli piaccion le belle auto e le donne. Con altri amici bergamaschi inizia a rapinare banche in Svizzera e Francia. Qui verrà incarcerato in una fortezza ad alta sicurezza, ma con l’aiuto del fratello Emiliano (l’autore del libro), riuscirà ad evadere scambiandosi i ruoli in parlatorio. Questo per la loro notevole somiglianza. Continuerà le rapine nei due stati europei con puntate in Olanda e Inghilterra.
Nel 1987 la malavita francese gli propose di rapire ed uccidere un imprenditore rampante italiano, Silvio Berlusconi. La banda fece finta di accettare spillando 700 milioni ai francesi. In maniera rocambolesca dovette ridare il denaro.
Gigi fu poi ucciso con tre colpi di pistola alla schiena in un vero e proprio agguato ad opera dei carabinieri italiani. L’autore aleggia il mistero dei servizi segreti.
domenica 20 settembre 2015
Yellow Book: ERA di MAGGIO di Antonio Manzini
ERA DI MAGGIO
ANTONIO MANZINI
SELLERIO
2015
Il terzo libro della saga si era concluso con un colpo di scena, era stata ammazzata in casa del vicequestore Rocco Schiavone una sua amica romana.
E' depresso più che mai, arrabbiato, cafone, sopra le righe, ma ha sempre delle intuizioni geniali.
questo quarto recente romanzo di fatto è la continuazione del terzo, con 'ndrangheta, collusioni, appalti e persone già inserite nel libro precedente.
Visto il successo in libreria, l'anno prossimo partiranno le riprese per la fiction con protagonista il vicequestore.
sono proprio curioso di come tratteranno il fatto che ogni mattina Rocco Schiavone si fuma uno spinello.
ANTONIO MANZINI
SELLERIO
2015
Il terzo libro della saga si era concluso con un colpo di scena, era stata ammazzata in casa del vicequestore Rocco Schiavone una sua amica romana.
E' depresso più che mai, arrabbiato, cafone, sopra le righe, ma ha sempre delle intuizioni geniali.
questo quarto recente romanzo di fatto è la continuazione del terzo, con 'ndrangheta, collusioni, appalti e persone già inserite nel libro precedente.
Visto il successo in libreria, l'anno prossimo partiranno le riprese per la fiction con protagonista il vicequestore.
sono proprio curioso di come tratteranno il fatto che ogni mattina Rocco Schiavone si fuma uno spinello.
venerdì 18 settembre 2015
Amy
“Amy
– The Girl Behind the Name”, il documentario sulla vita della cantante soul
e jazz Amy Winehouse, è uscito nelle sale italiane per soli tre giorni - il 15,
il 16 e il 17 di settembre - distribuito da Nexo e Good Film. Il regista, per intenderci, è
Asif Kapadia, già dietro la macchina da presa per l'apprezzatissimo docu-film
su Ayrton Senna, che, con perizia e pazienza, dopo aver bussato a centinaia di
porte, è riuscito nell'impresa titanica di raccogliere oltre sette ore di
filmati inediti e personali che ritraggano con pennellate crude ma efficaci la
vita della cantante dietro le quinte e li ha arrangiati con sapienza,
realizzando un filmato di oltre due ore. Alla realizzazione del documentario
hanno partecipato attivamente ex promoter, manager, agenti, produttori di Amy,
persino le guardie del corpo, ma soprattutto gli amici di una vita.
Il film si apre infatti mostrandoci
una Winehouse quattordicenne alla festa di compleanno dell'amica d'infanzia
Lauren che, insieme a Juliette e Nick (che fu anche il suo primo agente)
saranno gli unici veri pilastri stabili su cui la ragazza poté contare fino
alla tragica morte, avvenuta il 23 luglio di quattro anni fa.
Fin dai primi minuti, lo spettatore
intuisce la direzione che prenderà il progetto e lo scopo del regista, cioè
farci vedere e quasi toccare con mano l'essenza più autentica della
Winehouse, cancellando con un colpo
di spugna netto e rigoroso l'immagine che un po' tutti, superficialmente,
abbiano finora avuto di lei, quella cioè di una povera ragazzaccia “maledetta”
dal look tutto beehive , tatuaggi e trucco “alla Cleopatra” che, drogata
e ubriacona come gli altri suoi “soci” del Club 27, è morta in modo tragico
privando il mondo della sua voce meravigliosa. Un cliché abusato e usato a
sproposito, quello del Club 27, che con Amy non ha nulla a che fare ma che a
tabloid e giornali è sempre venuto comodo per etichettare una personalità
complessa e sfaccettata come la sua ed evitare di guardare in faccia il vero
dramma che una vicenda del genere nasconde dietro a sé, behind ,
appunto. È tanto semplice allontanare dai noi stessi la Winehouse-persona,
rendercela estranea se usiamo unicamente il criterio delle droghe e delle
dipendenze in generale: ma Amy – ci mostra a chiare lettere Kapadia – non può
essere chiusa nella scatola nera dei rocker maledetti e pieni di soldi che se
la sono cercata per colpa di vari abusi. Dai girati privati, ci appare come una
ragazzina dolce e fragile, quasi una di noi, e ci muove a una tenerezza
infinita. Nulla in lei è artefatto o costruito: la sua genuinità e ingenua
umanità sono quasi disarmanti. “I like your sense of common”, le fa
notare durante una delle prime interviste tv uno showman. Non c'è nulla in lei
della star e non c'è un'occasione in cui la si senta parlare di soldi, di
contratti, di necessità di fare concerti unicamente per gli introiti e per
ottenere visibilità.
“Non vorrei mai diventare famosa,
non saprei come gestire il successo”, disse quando nel 2003 uscì Frank,
il suo primo album, lasciando intendere che l'unica cosa che le interessava
davvero fosse la musica, con la quale aveva un rapporto vero, sublime,
viscerale. Poter cantare, suonare e scrivere canzoni erano le uniche cose che le
stavano a cuore: “Io so che ho un dolore dentro, ma quando ho la chitarra in
mano e mi metto a suonare tutto sparisce e per un'ora io sono contenta. Mi
spiace per chi non possa avere un rifugio del genere”, confessa a un punto,
ribaltando quasi i ruoli tra lei e lo spettatore, che istintivamente sente una
fitta di invidia per una donna che, pur con tutti i suoi limiti, il suo
desiderio di autodistruzione e i suoi problemi, non solo ti sbatte in faccia il
suo perfetto Eden, ma dichiara in tutto candore di essere realmente dispiaciuta
per chi non riesce a provare in Terra un assaggio di Paradiso come lei, per chi
non ha un feeling così sublime com'è il suo per la musica.
Un amore puro, quello per la musica,
per lo scrivere di persona, piegata sul suo taccuino, pezzi che vengono dal
profondo del suo vissuto e della sua esperienza, che ha purtroppo come
contraltare quello umano: il suo rapporto a senso unico con il padre, Mitch,
che lei adorava ma che sembra sempre essere più interessato ai soldi che al
benessere psico-fisico della figlia, e quello - malato e “cacofonico” - con il
marito Blake Fielder-Civil, che la introduce a droghe più pesanti come crack ed
eroina. “Amy era una ragazza che voleva solo essere amata”, afferma
Nick, il suo primo agente, all'inizio del documentario, e ogni fotogramma del
lavoro di Kapadia lo sembra urlare. Amy
non è solo e semplicemente una malata, una tossicomane bulimica e sregolata.
Amy, cresciuta con un padre assente e sposata con un uomo che, dopo averla
lasciata, torna da lei appena diventa famosa, ha una sete di amore che la
divora, la uccide, come lei stessa spiega senza mezzi termini nella hit Love
is a Losing Game, estratta dal suo secondo album Back to Black..
In un certo senso, Amy è stata semplicemente sfortunata, circondata e circondatasi di uomini che non hanno fatto altro che usarla e logorarla, mentre, per il ruolo “istituzionale” che rivestivano, avrebbero dovuto proteggerla dal mondo e da se stessa. Un vuoto d'amore necessario, il suo, che nemmeno il cibo, le droghe, l'alcol e la tanto amata musica hanno potuto colmare. Amy è un po' figlia di tutti noi che, aridi e incapaci di amore vero, da soli non siamo in grado nemmeno di prenderci cura di chi dovremmo e la sua è una storia che ci può insegnare ad essere più rispettosi e attenti di chi professiamo di amare solo a parole ma poi calpestiamo con gli stivali del nostro meschino egoismo.
In un certo senso, Amy è stata semplicemente sfortunata, circondata e circondatasi di uomini che non hanno fatto altro che usarla e logorarla, mentre, per il ruolo “istituzionale” che rivestivano, avrebbero dovuto proteggerla dal mondo e da se stessa. Un vuoto d'amore necessario, il suo, che nemmeno il cibo, le droghe, l'alcol e la tanto amata musica hanno potuto colmare. Amy è un po' figlia di tutti noi che, aridi e incapaci di amore vero, da soli non siamo in grado nemmeno di prenderci cura di chi dovremmo e la sua è una storia che ci può insegnare ad essere più rispettosi e attenti di chi professiamo di amare solo a parole ma poi calpestiamo con gli stivali del nostro meschino egoismo.
giovedì 17 settembre 2015
Yellow book - Non è Stagione di Antonio Manzini
NON È STAGIONE
Antonio Manzini
Sellerio - 2015
Il vicequestore si arrabbia se lo chiamano commissario,
chissà perché? Se penso a Maigret...
Gli piace fumare le Camel, anch'io quando fumavo. Si ostina a calzare le Clarks
nonostante la neve, in tre libri ne ha buttate dodici paia. Anch'io le uso da
40 anni, ma non compro quelle originali. Pirla sì, ma non così.
In questa nuova avventura il vicequestore Rocco Schiavone
indaga su un incidente con due morti, su un rapimento, sulla 'ndrangheta
calabrese e su un omicidio.
Ad un certo punto afferma:
- Lo sa perche' succedono certe cose? Perché uno non
guarda con attenzione.
Certo, l'osservazione della realtà è il metodo da cui
partono due grandi investigatori, Padre Brown e del ten. Colombo.
Questo terzo romanzo acchiappa, ed ha un finale a
sorpresa che non vi svelo.
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