FULVIO FULVI
IL VERO VOLTO DI DON CAMILLO
Vita & storie di Fernandel
Fernandel tutti lo conosciamo per Don Camilllo, ma ora dopo questo libro sulla sua vita anche come uomo di elevata statura umana e morale.
In pausa, mentre registrava i film tratti dal Mondo Piccolo di Giovannino Guareschiani, l'attore francese usava restare con i vestiti di scena, un pomeriggio incontrò una bambina che gli chiese di benedire la propria bambolina e lui acconsentì.
Era profondamente cristiano e caritatevole, un Santo Natale, andò in un ospedale francese ad allietare i duecento malati.
Nel 1937 era l'attore più famoso di Francia alternando teatro, cinema, musical e pubblicità.
Dopo i primi due film della saga tratta dal Mondo Piccolo di Guareschi, la sua popolarità crebbe a dismisura tanto che in Francia non poteva uscire di casa, andare agli incontri di boxe e calcio che veniva circondato dalla gente ed osannato.
A Milano, in piazza Duomo, dovette sfuggire ai fans saltando sul predellino di un taxi.
Pio XII, Papa Pacelli, nel 1953
volle conoscere " il prete più famoso al mondo dopo di me" invitandolo in udienza privata in maniera inaspettata.
De Gaulle disse " è l'unico francese più famoso al mondo di me"
Si svegliava presto al mattino e ringraziava Dio per la popolarità ed il successo che aveva.
Era molto legato alla famiglia e alla moglie con cui rimase sposato per 46 anni.
Gli piaceva cucinare e mangiare, Gino Cervi lo introdusse alla cucina italiana e al Chianti.
martedì 23 febbraio 2016
domenica 21 febbraio 2016
YELLOW BOOK - Michael Connolly - IL RESPIRO DEL DRAGO - Harry Bosch
Michael Connolly
IL RESPIRO DEL DRAGO
Piemme
Un commerciante cinese viene ucciso. Dalle telecamere del negozio si scopre che pagava tangenti alla mafia cinese. Harry Bosch indaga ma gli arriva un video che mostra la figlia rapita in quel di Honk Hongun. I tempi dei primi romanzi son cambiati, dal cerca persone si è passati allo smartphone, ai messaggi con i video. Ed anche la scrittura è cambiata, tutto è più veloce.
Riuscirà HB a salvare la figlia?
Ma è una la mafia cinese la protagonista?
Come sempre l'autore crea una struttura romanzata a più strati con sbocchi inaspettati. Un romanzo che ha un punto di partenza e poi si dirama, ma poi tutto si incastra.
IL RESPIRO DEL DRAGO
Piemme
Un commerciante cinese viene ucciso. Dalle telecamere del negozio si scopre che pagava tangenti alla mafia cinese. Harry Bosch indaga ma gli arriva un video che mostra la figlia rapita in quel di Honk Hongun. I tempi dei primi romanzi son cambiati, dal cerca persone si è passati allo smartphone, ai messaggi con i video. Ed anche la scrittura è cambiata, tutto è più veloce.
Riuscirà HB a salvare la figlia?
Ma è una la mafia cinese la protagonista?
Come sempre l'autore crea una struttura romanzata a più strati con sbocchi inaspettati. Un romanzo che ha un punto di partenza e poi si dirama, ma poi tutto si incastra.
venerdì 19 febbraio 2016
Film Drama - SICARIO
SICARIO
di Denis Villeneuve
Il macchiavellico il fine giustifica i mezzi, aderisce alla politica estera americana di pulizia, che nella realtà sono state delle topiche aberranti di Obama...
Qui per arrivare al fine si utilizza la brava Emily Blunt e un taciturno Benicio de Toro.
Questi, in un'altra vita procuratore e avvocato, ha perso la moglie e la figlia, uccise senza pietà dai trafficanti.
Qui è un killer al soldo USA per uccidere il capo messicano. Parla poco ma spara senza ritegno. Riuscirà nell'impresa di vendetta personale e al tempo stesso a risolvere il problema degli States?
E la povera Emily come reagirà?
Film crudo, interessante, ma povero di sceneggiatura nella parte finale del film con l'agente Fbi che destabilizzata dagli eventi non sa che fare. Si parte da un'azione sporca della Cia per finire con una vendetta personale.... Regia, fotografia e camera a mano molto buone.
mercoledì 17 febbraio 2016
Michael Connelly L'OMBRA DEL COYOTE - Harry Bosch
Michael Connelly
L'OMBRA DEL COYOTE
Piemme
Il detective Bosch ripercorre a ritroso la sua vita. Sua madre, prostituta, trovata morta in un cassonetto. Lui rinchiuso in un istituto. Sospeso dal servizio per aver menato il suo capo è costretto a sedute con una psichiatra del dipartimento di polizia. Decide di indagare sulla morte della mamma e scopre che le indagini sono state superficiali.
Indaga, indaga e indaga e le scoperte non sono mai finite. Malavitosi, poliziotti, potenti, e politici, un mix telefonato ma scoperto pian piano, tra sedute psichiatriche, intuizioni, ricerche e ... amore. Anche questa con un segreto. Avvincente come sempre, molto psicologico.
L'OMBRA DEL COYOTE
Piemme
Il detective Bosch ripercorre a ritroso la sua vita. Sua madre, prostituta, trovata morta in un cassonetto. Lui rinchiuso in un istituto. Sospeso dal servizio per aver menato il suo capo è costretto a sedute con una psichiatra del dipartimento di polizia. Decide di indagare sulla morte della mamma e scopre che le indagini sono state superficiali.
Indaga, indaga e indaga e le scoperte non sono mai finite. Malavitosi, poliziotti, potenti, e politici, un mix telefonato ma scoperto pian piano, tra sedute psichiatriche, intuizioni, ricerche e ... amore. Anche questa con un segreto. Avvincente come sempre, molto psicologico.
domenica 14 febbraio 2016
Porta Santa a Roma
A Roma per affari ho prolungato il soggiorno per vivere una giornata da pellegrino.
È così pian piano, dopo 40 minuti, son giunto alla balaustra che separava dalle teche di S. Padre Pio e San Leopoldo. La gente in tempo reale era tutto un flash con telefonini, iPad e macchine fotografiche, mentre i volontari del servizio d'ordine si sbracciavano per far defluire velocemente i pellegrini. Davanti ai santi non ho scattato foto li ho solo pregati.
Son partito da Castel Sant'Angelo percorrendo viale della Conciliazione fermandomi in due punti a pregare, poi stessa cosa in piazza S. Pietro e davanti alla Porta Santa.
Erano le 8,00 del mattino e non c'era coda, mentre lunedì arrivava fin dopo la metà della piazza.
Passata la Porta Santa ed entrato nella Basilica mi son fermato a metà davanti a un muro di un migliaio di persone che avanzavano lentamente. Uomini, donne, bambini, preti, suore, anziani. Il clima non era certo di silenzio anche se alcuni pregavano recitando il S. Rosario. Altri, spagnoli, ablavano a voce alta, un'anziana italiana continuava a domandare quanto mancasse.
Passata la Porta Santa ed entrato nella Basilica mi son fermato a metà davanti a un muro di un migliaio di persone che avanzavano lentamente. Uomini, donne, bambini, preti, suore, anziani. Il clima non era certo di silenzio anche se alcuni pregavano recitando il S. Rosario. Altri, spagnoli, ablavano a voce alta, un'anziana italiana continuava a domandare quanto mancasse.
È così pian piano, dopo 40 minuti, son giunto alla balaustra che separava dalle teche di S. Padre Pio e San Leopoldo. La gente in tempo reale era tutto un flash con telefonini, iPad e macchine fotografiche, mentre i volontari del servizio d'ordine si sbracciavano per far defluire velocemente i pellegrini. Davanti ai santi non ho scattato foto li ho solo pregati.
S. Leopoldo è veramente piccolo, pare fosse alto 138 cm, con una barba bianca fluente, mentre S. Pio, non so perché, ogni volta che lo vedo mi agita un po'.
Ho chiesto a un volontario se mi poteva mettere un biglietto di intercessioni nella cesta ai piedi delle teche, ma con poco garbo son stato rimbalzato.
Il pellegrinaggio si sarebbe dovuto concludere sulla tomba di San Pietro, ma in questi giorni le tombe papali sono chiuse. Forse perché basta l'esposizione dei due santi, ma né i volontari, né gli ausiliari in divisa hanno saputo rispondere alle mie domande.
Ho un legame particolare con alcuni dei testimonial della Misericordia voluti da Papa Francesco: mia figlia in visita a San Giovanni Rotondo davanti a S. Pio ha sentito nell'aria odore di rose.
Due anni orsono, in visita da amici a Padova, dopo aver preso messa nella Basilica di S. Antonio, mia moglie continuava ad insistere per andare da S. Leopoldo. E io, continuavo a dire (anticipando Renzi): Leopoldo chi?
Ora non lo dico più.
Un mio cugino, una decina di anni fa ha subito un infarto. Dopo tre giorni son andato a trovarlo in ospedale ma era già stato dimesso. La prima notte di degenza aveva visto una suora che entrata in camera gli aveva toccato il cuore. Lui non era praticante e non aveva mai visto la suora. Beh, le visite del giorno seguente hanno accertato che era sano. Ha poi scoperto che la religiosa in questione era S. Faustina Kowalska.
Penso che queste non sian coincidenze ma doni.
La parola Misericordia non fa parte del vocabolario italiano, solo nell'esperienza cristiana se ne coglie il nesso. Non c'è nulla di psicologico, è la sovrabbondanza gratuita dell'amore di Gesù che perdona i miei errori.
È questo che desideravo e ho vissuto.
Tre notarelle a margine.
Uscendo ho incontrato in piazza una miriade di frati cappuccini che andavano in udienza dal Papa. Ne ho fermato uno chiedendogli di lasciare il mio biglietto di intercessioni. Mi ha risposto che erano andati il giorno precedente ed avevano toccato le due teche. Ha aperto il suo zainetto e milano ha regalato un'immaginetta di S. Pio che era stata posta sulla teca del santo e anche di S. Leopoldo.
Appena entrato nella basilica di S. Pietro, a destra c'è la bellissima statua della Pietà del Michelangelo, che rivela l'amore di Maria e di Gesù per noi.
Nella mia giornata son andato a vedere il quadro della Madonna dei Pellegrini del Caravaggio. Sono molto affezionato a questo dipinto, quando vado a Roma per lavoro ritaglio sempre un momento per andare a rimirarlo. Scopro sempre dei particolari nuovi.
Avevo vicino a me due coppie di anziani eleganti e distinti ed uno di essi ha esclamato:
Che carnalità!
Sorridevo perché da ragazzo cresciuto nel bronx, in prima media, l'insegnante d'arte ci aveva fatto vedere da un libro questo dipinto e io avevo affermato: Che bella foto !
Credevo fosse una fotografia dal vivo di uno spettacolo teatrale e non un dipinto...
venerdì 12 febbraio 2016
Perché Sanremo è Sanremo
http://www.ilsussidiario.net
Partiamo dal fatto che son concentrato più sull'aspetto televisivo che su quello musicale.
Carlitos Conti è un prodotto del piccolo schermo e dopo l'edizione vincente del 2015, non poteva che provare a consolidarsi. Ha però sbracato con il belloccio Garko, attore migliore del sottoscritto solo perché è volto e fisico da pubblicità. Così anche con le due veline.
Ma tutto è studiato per far parlare al momento senza che traccia rimanga. Perché Sanremo è Sanremo.
La scenografia tecnologica è opprimente con grandi fascioni illuminanti che si colorano. Luci in movimento a bizzeffe. Predominanti rosse e blu.
Ma più che ascoltare le canzoni si viene portati a guardare lo spettacolo televisivo, dalle inquadrature, alle camere che sbarellano volutamente sui primi piani, all'utilizzo della speedy cam dall'alto e dal retro della scenografia. Stacchi registici di camera schizofrenici, ma questa è la TV veloce odierna.
In soldoni, la musica svenduta allo spettacolo delle inquadrature televisive, della scenografia e della tecnologia. La musica resta in secondo piano.
Nella gran centrifuga di Sanremo, oltre alla TV, Carlitos ha provato a mettere un po' di contenuto.
Il clou della serata è stata l'esibizione del maestro Enzo Bosso, enfant prodige della musica, ora malato di Sla. Non lo conosco personalmente ma il suo sorriso e la sua vitalità sono contagiosi. Una bella testimonianza di speranza.
Il direttore artistico ha poi ricordato la tragedia delle Foibe.
Così non ha scontentato nessuno.
Son ben contento di aver visto in apertura di serata un po' di giovani proposte, ciò mi ringiovanisce, ma non toglie data l'età, un po' di criticità.
Irama mi è sembrato un Povia più logorroico e perciò meno melodico ed orecchiabile.
Ermal Meta è sullo stesso stile, mentre Cecilie con NEGRA, mi è sembrata una operazione di marketing.
E qui mi fermo. Le scelte dei giovani da cosa son dettate?
Poi son partiti i big.
Dolcenera ha una gran voce ed il direttore artistico ha fatto sì che fosse valorizzata con tanto di sonata al piano.
Patty Pravo è la vecchia star che viene riproposta, il vintage è di moda.
Clementino, hip hop italo-campano, arrivato sicuramente sponsorizzato, lascia labili tracce per le versioni cantate in dialetto.
Valerio Scanu l'ho ascoltato ma mi è sembrato più vintage di Patty.
Francesca Michielin, non mi è dispiaciuta, il ritornello mi è rimasto in mente.
Alessio Bernabei ancora di più con NOI SIAMO INFINITO.
Ma i più furbi sono stati Elio e le Storie, con un medley esilarante. Scommettiamo che arriveranno secondi e che nella serata finale ci stupiremo di quel che combineranno?
Neffa e gli Zero Assoluto non mi convincono e difatti sono nella zona rossa a rischio decretata dal tele voto.
Annalisa pure ma si salva.
Io ho votato per Elio e non ho applaudito Patty.
Ma Sanremo è Sanremo.
mercoledì 10 febbraio 2016
QUO VADO?
Quo Vado?
Molte battute sono telefonate: auto "perfetta" di trent'anni che poi subito si ferma, non piove mai e poi diluvia, la tribù africana dorme e poi si paventa agguerrita.
Prende in giro il posto fisso, i mammoni, la mentalità italiana degli invalidi falsi.
Checco che lavoro fa? Mette timbri alle licenze di caccia e pesca. Che figata di lavoro!
Renzi (non titolato e senza nessun cameo) chiude le province e Checco resta appeso come un pirla.
Il direttore rampante (quote rosa) gli propone la buonuscita, ma nada, non ce ne. Il posto fisso è il posto fisso, questo è il suo credo.
Viene mandato in montagna, Val di Susa, (vd. Sacra di San Michele) e lì canta tra caprette e fiori.
Lo mandano a Lampedusa e lì si diverte come scouting di giovanissimi calciatori.
Tra un cameo e l'altro del grande Lino Banfi, senatore del posto fisso (prima! seconda! etc Repubblica) Checco invoca l'Angelo custode.
Italiano fino al midollo dopo il posto fisso implora anche il Cielo: Gesù aiutami tu.
Un uomo positivo, concreto e costruttivo.
L'indefessa direttrice lo manda in Norvegia, sei mesi di buio, sei mesi di luce e lui si innamora.
Se Checco non si è destabilizzato spostandosi dalla Val di Susa a Lampedusa e poi trova il vero amore al polo nord, il più è fatto.
Chi lo ammazza? Ha il lavoro (fisso) e l'amore.
Qui parte l'ironia, con la sua amata che ha già tre figli: cattolico, musulmano, ateo con tre preghiere differenti a pasto. Li ha avuti da uomini diversi, uno poi in tarda età si risposa con un altro uomo.
Sottile ironia su come la società si sta evolvendo oppure deviando.
Nel suo primo film, Checco dedicava una canzone ai "ricchioni"(citazione), ora la parola è da denuncia (leggi/e Scalfarotto), perciò la presa in giro è fine ma reale.
Sembra che Checco ironizzando su queste innovazioni sociali si distacchi da esse dicendo: Ma dove siamo finiti?
Non lo dice esplicitamente ma si coglie.
Lui poi che viene dal sud e deve fare l'ambientalista..... da ridere proprio.
Le regole civili determinano il Checco norvegese e lo cambiano, ma è pura esteriorità.
Si sente strano e lo dice anche.
Poi gli torna la nostalgia: rivede Albano e Romina che cantano e pensa che son tornati insieme. La famiglia felice, la nostalgia delle sue radici.
Viene mandato poi in Calabria come forestale (altro lavoro da posto fisso o stagionale) e con il prete antimafia ambientalista (il massimo dell'espressione modernista della Chiesa) fonda una specie di cascina agricola solidale.
Poi resta lui, Checco, un uomo per tutte le stagioni e tutti i luoghi, montagna e mare, profughi, gay, donna con figli di tutte le culture e religioni, ambientalista, obbediente ai diritti civili, animalista, morale,
Alla fine avrà un figlio che nasce in Africa tra i missionari.
Di tutto e di più, ma è godibile, va visto al cinema dove il riso è contagioso.
Forse son troppi i 60 milioni, ma è una commedia pulita, positiva.
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