giovedì 7 settembre 2017

FUMETTI: Capitan MIKI e il GRANDE BLEK

FUMETTI
il GRANDE BLEK  e  Capitan MIKI 


Da piccolo sono stati i primi fumetti che ho letto.
qui in formato a striscia mignon da collezione



martedì 5 settembre 2017

J. Patterson e M. Ledwidge - LA SAGA DI MIKE BENNETT




Risultati immagini per James Patterson e Michael Ledwidge MIKE BENNETT




Mike Bennett è un detective della polizia di New York. È stato un negoziatore, poi alla omicidi e si occupa dei casi speciali.
Vive a Manhattan in una casa enorme, che è stata donata alla moglie  Maeve, infermiera, da una paziente che aveva accudito. La coppia non era riuscita ad avere figli e man mano avevano adottato dei ragazzi che Maeve per lavoro aveva avuto modo di conoscere e incontrare. Alla fine i figli adottivi erano dieci, sei femmine e quattro maschi, dai quattro ai tredici anni.
Maeve si era ammalata di tumore ed era morta velocemente lasciandolo con i dieci figli. Mentre era in ospedale poco prima di morire, dall'Irlanda era arrivata una lontana parente come baby sitter alla pari, Mary Catherine. Giovane, bella , fece colpo sui ragazzi. C'è ad aiutarlo anche nonno Seamus vigoroso settantenne che rimasto vedovo, era entrato in seminario e diventato prete era in una parrocchia vicino alla casa dei Bennett.
Padre Seamus è irlandese, come irlandese erano le origini di Maeve.
Tutti veri cristiani cattolici.
Non so se J. Patterson e M. Ledwidge lo siano, ma da come il detective affronta la vita e le situazioni il richiamo a Dio è costante.
E anche nel rapporto con Mary Catherine c'è un rispetto è un innamoramento che non fa sconti all'essere un cristiano devoto.
Di buono ha anche un'autoironia non comune.

lunedì 4 settembre 2017

TEMPLARI

TEMPLARI
Storia e Leggenda 
dei Cavalieri del Tempio



C'è una mostra carina a Milano al Circolo Cobianchi, vicino al Duomo.
Tratta la Storia e la Leggenda dei Templari


Vi sono dei cartelloni che spiegano l'origine e la loro storia e dei reperti originali




Questo è il simbolo dei Templari: i due cavalieri, il monaco e il guerriero



Questo documento proviene dall' Archivio Storico del Museo Vaticano ed è
l'assoluzione di Jacques de Molay



Nella mostra non è esplicitato che la regola dei Templari fu scritta da S.Bernardo,
eccone però una riprosuzione 




domenica 3 settembre 2017

sabato 2 settembre 2017

venerdì 1 settembre 2017

Fumetti: KEN PARKER

KEN  PARKER



I primi cinque numeri storici di Ken Parker in formato mignon, da collezione.

mercoledì 30 agosto 2017

SHINE/ Vita, libertà e destino in un film con un Geoffrey Rush da Oscar

SHINE/ Vita, libertà e destino in un film con un Geoffrey Rush da Oscar



Shine è un film del 1996 e l’attore Geoffrey Rush ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista impersonando il pianista David Helfgott. Un film non certo facile, per molti palloso; una storia vera, un po’ romanzata, ma che fa palpitare il cuore. Non c’è action e adrenalina, è un film che parla della vita, del destino, di amore, dolore e arte.
Diverse cose mi hanno colpito in questo film. Partiamo dalle immagini. In primis, l’acqua della pioggia che bagna il protagonista completamente; le gocce che cadono sui vetri della macchina come il picchettare sui tasti del piano; l’acqua aperta del lavandino, doccia e vasca; David che si butta contento tra le onde. Acqua come purificazione. Un’altra immagine è quella di David contento che salta sul tappeto elastico con solo l’impermeabile e le cuffie. Mi viene in mente una parola non certo semplice: libertà. Cresciuto in una famiglia ebrea con un padre padrone non molto devoto e che puntava su di lui per farlo diventare un vincente obbligandolo alla sua volontà, lo appiattì, lo rase al suolo psicologicamente e umanamente. 
Pianista talentuoso, David Helfgott vinse una borsa di studio per perfezionarsi in America, ma il padre gli negò la possibilità. Quando gli fu offerta l’opportunità di andare a Londra si ribellò al padre che lo cancellò dalla famiglia. Il genitore aveva deciso il percorso del figlio, voleva e imponeva che fosse un vincente, ma che il riferimento della sua vita fosse sempre suo padre. Afferma egoisticamente: ”Io sarò sempre con te”. È qui mi sovviene la parola destino. Come non volere il bene dei figli per cui spesso si spende la vita? Il loro compimento vero non è nelle mani di noi madri e padri che li abbiamo messi al mondo, a un certo punto bisogna lasciarli andare ed è la libertà di essi che si muove, in bene o in male.
Non c’è vita senza dolore. Questo è il pensiero del padre che ricorda come il suo gli distrusse il violino comprato con i risparmi. ”La vita è tragedia. Vivere per sopravvivere”. Queste sono le frasi che David, adulto, farfuglia all’inizio del film, frasi che lo sovrastano, che lo condizionano; frasi che ha sempre udito dal genitore: ”La vita è crudele ma bisogna sopravvivere”. Per debolezza costitutiva e per non aver mai forse sentito una brezza di speranza e d’amore, David si rifugia nel suo mondo, impazzisce.
Sarà l’amore di una donna e la musica (come desiderio costante di una possibilità di espressione naturale e umana) che lo salverà. Il padre cercherà il perdono del figlio, lo andrà a trovare, ma lui non lo concede, si gira di spalle, anche se, guardando il vecchio in strada dalla finestra, c’è in lui un riverbero di commozione. Quando David è adolescente incontra una donna ormai anziana, che lo prende sotto la sua ala, lo capisce nella sua sensibilità e umanità e nel suo talento, tanto che gli dice: “Quando suoni per me esprimi una cosa inesprimibile”.
Non suona Prince o Fedez, suona il Concerto n. 3 per pianoforte di Sergej Rachmaninov, una musica che è sicuramente drammatica ma che nel suo svolgersi ”è come una liturgia che celebra il Destino” (queste parole son di un amico che di musica classica ne ha sempre capito più di me). Così lo è stato per David Helfgott. Un Oscar, quello del 1997, che doveva per forza essere dato a Geoffrey Rush. Un’interpretazione difficile ma fatta con il cuore.
Tanto per darne notizia e per suscitare in voi un confronto critico, il film vincitore dell’Oscar fu Il paziente inglese.