mercoledì 13 settembre 2017
James Patterson e Michael Ledwidge - IL MAESTRO
James Patterson e Michael Ledwidge
IL MAESTRO
Longanesi
Mike Bennet è all'inizio in veste di negoziatore ad Harlem, ma il giovane che teneva in ostaggio i suoi stessi parenti viene ucciso quando è stato convinto di costituirsi
I suoi dieci figli sono tutti influenzati e MB è alla caccia di un killer che uccide un commesso di un hotel di alta moda, poi un mai tre di un prestigioso albergo e poi una donna. Sempre travestito in una maniera diversa, si volatizza al momento giusto.
MB arriva quasi a prenderlo ma è il Maestro, questo è il nome con cui si firma il killer, che invece va a caccia del detective e lo sequestra insieme a una sua figlioletta.
lunedì 11 settembre 2017
VENEZIA 2017/ Il Festival da Oscar per parlare della realtà umana di oggi
VENEZIA 2017/ Il Festival da Oscar per parlare della realtà umana di oggi
http://www.ilsussidiario.net
Finalmente
la banda B&B, Babera e Baratta,
ha realizzato un buon festival. Hanno avuto bisogno di alcuni anni per uscire
dal deserto provocato dalla gestione del cinese Marco Muller e quest'anno ci
sono riusciti, sia con i film e sia con le partecipazioni delle star.
Un red carpet da favola: Clooney, M.Damon, J.Moore, R. Redford,
J.Fonda, H.Howke, E.Mirren, Bardem e Cruz, M.Pfeiferr, J.Carrey, Kitano, J.Woo,
M.Caine, e moltissimi altri.
È stata una settimana da Oscar.
Alcuni
giornalisti stranieri si son lamentati dei troppi film italiani: questi in concorso
erano quattro su ventuno (e ci sta) e i
film internazionali erano di buon livello.
Non
mi sembra che al Festival di Cannes i critici abbiano alzato le spade per la
bassa partecipazione hollywoodiana. Ma attaccare l'Italia vale in politica,
immigrazione e ora anche nel cinema.
Quest'anno meglio Venezia che Cannes.
È stato un festival che ha parlato di diversità, integrazione,
razzismo, violenza, povertà e solitudine. Attraverso le pellicole si è vista la
realtà umana del mondo di oggi, la quotidianità che ci circonda.
Non è molto piaciuto ai critici Human Flow di Ai Weiwei, un documentario (un po’ troppo lungo)
sulle misere e disperate condizioni dei vari profughi nel mondo. È un
documentario e così va preso, forse i giornalisti si dimenticano che nel 2013
al sopravvalutato Sacro GRA fu
assegnato il Leone d'Oro.
Ha vinto G. Del Toro con The
shape of water, una favola fantasy-horror molto azzardata, una storia
d’amore tra una donna delle pulizie muta e un essere mostruoso, nel segno
dell'accettazione delle diversità. Buono anche Foxtrot di Samuel Maoz, storia in tre atti, inscenati in maniera
creativa e accattivante, sulla notizia della morte di un soldato israeliano.
Una riflessione sull'ebraismo, sulla situazione politica vista dalla famiglia che riceve la dolente
notizia.
Di integrazione si parla in The
Insult che ha fatto vincere la Coppa Volpi maschile a Kamal El Basha, una disputa
tra un libanese arabo cristiano e un musulmano. Coppa Volpi femminile alla
bravissima C. Rampling per il film Hannah
dell'italiano (con accento e passaporto americano) Andrea Palloro, una donna
sola avanti nell'età a cui cade una grossa tavola sulla testa.
La miglior regia è andata inaspettatamente a Xavier Legrand con Jusqu'à
la garde, una coppia che si separa con la reazione drammatica del
figlioletto.
Tutti si aspettavano un premio consistente per Tre manifesti a Ebbing, Missouri di
Martin McDonagh con una straordinaria Frances McDormand (già Oscar per Fargo). Ha vinto per la sceneggiatura,
ma molti lo pronosticavano per la Palma d'Oro. Una donna lotta violentemente
contro il sistema per scoprire
l'assassino della figlia.
Come vedete, tutte storie che riscopriamo nella vita reale e
quotidiana, specchio del mondo.
Aggiungiamoci Suburbicon
di George Clooney con Matt Damon e J. Moore sullo scoppio di una violenza
inaspettata, stile condominio nostrano, a conferma di quanto ho appena scritto.
Parliamo ora degli altri italiani.
Da collezione Ammore e Malavita dei Manetti Bros (io li adoro) per il loro
musical in dialetto napoletano. Di sostanza The
Leisure Seeker di Paolo Virzì (guardate La Pazza Gioia) con H. Mirren ed una
interpretazione da Oscar di D. Sutherland. Speriamo di veder
partecipare questo film alla premiazione di Hollywood, lo meriterebbe.
Una famiglia di Sebastiano Riso è un film drammatico, già dal
titolo si intuisce di cosa tratta, stringe il cuore.
Dulcis in fundo.
Ma J. Fonda e R. Redford volati a Venezia per ricevere un premio
alla carriera? Grandissimi.
Onore alla banda B&B, Barbera e Baratta.
sabato 9 settembre 2017
da AVVENIRE.it - Tremila giorni in cella per Asia Bibi
Pakistan. Tremila giorni in cella per Asia Bibi, simbolo dei perseguitati
Asia Bibi trascorre oggi il giorno numero 3.000 della sua odissea carceraria senza vedere una luce in fondo al suo tunnel di vicissitudini giudiziarie, prigionia, frustrazione ma illuminato finora anche da fede e coraggio esemplari. Vissuti in detenzione nel carcere femminile di Multan, dove è rinchiusa dal giugno 2013, dopo essere stata “ospite” di quelle di Nankana Sahib e Sheikhupura dall’arresto nel giugno 2009. Vittima di accuse pretestuose di oltraggio all’islam avanzate da conoscenti musulmane dello stesso villaggio in cui la mamma cattolica di cinque figli viveva.
In un significativo intreccio di vite e azioni, impegnato a ottenere dalla Corte Suprema il verdetto finale che probabilmente garantirebbe alla sua assistita (prima donna condannata alla pena capitale per blasfemia) la libertà, è l’avvocato Saif ul Malook. Il musulmano Malook ha avuto un ruolo essenziale nel portare al patibolo, correndo gravi rischi, Mumtaz Qadri, l’estremista islamico e assassino del governatore della provincia del Punjab Salman Taseer, il politico che aveva sostenuto pubblicamente l’innocenza di Asia Bibi incontrandola anche in carcere. «Solo la sua famiglia o un difensore possono entrare nella sua cella e così io e Ashiq (il marito della donna) siamo andati insieme a visitarla. I detenuti del braccio della morte sono in isolamento in celle di 2,5 metri per tre. Ve ne sono tre nella prigione, di cui solo una occupata. Le è stata messa a disposizione un’attendente che resta all’esterno della cella. Mi è sembrata in buone condizioni e di atteggiamento normale – dice convinto –, ma non le ho chiesto comunque del suo stato di salute».
Malook si dice convinto che, a parte l’ovvia e immensa prostrazione per la detenzione, isolamento e lontananza dalla famiglia a sua volta costretta alla clandestinità, le condizioni di Asia Bibi restino buone: «Asia ha negato con fermezza di avere sofferto di gravi patologie durante la carcerazione e mostra ancora fiducia e gioia all’idea di potere essere presto scarcerata», ha ribadito l’avvocato, che ha tranquillizzato anche sulla sicurezza garantita alla prigioniera, guardata a vista da sorveglianti donne. Una versione che diverge però da altre che in passato, soprattutto di Ong, sostengono che la donna stia comunque soffrendo anche fisicamente la lunghissima detenzione.
A portare la 50enne cattolica a diventare simbolo e vittima suo malgrado, una serie di cause. L’accanimento evidente dell’estremismo islamico nei suoi confronti ha propiziato la condanna a morte in primo e secondo grado. Situazione estrema che ha spinto a intervenire a suo favore prima il musulmano laicista Taseer, poi il ministro per le Minoranze, il cattolico Shahbaz Bhatti. Entrambi assassinati, rispettivamente il 4 gennaio e il 2 marzo 2011. Eventi che hanno ancor più attirato su di lei l’attenzione internazionale e incentivato pressioni sul governo pachistano. Il processo, la condanna a morte e il 29 febbraio 2016 l’esecuzione di Mumtaz Qadri, guardia del corpo e killer di Bhatti hanno creato per l’estremismo religioso un «martire» inevitabilmente ponendo Asia Bibi – nel frattempo consegnata ancora al braccio della morte da una sentenza dell’Alta Corte di Lahore nell’ottobre 2014 con l’esecuzione sospesa successivamente dalla Corte Suprema – nella condizione di “catalizzatore” della volontà di vendetta da parte degli estremisti.
L’eventualità di una reazione organizzata nel caso della sua liberazione e probabilmente di un esilio immediato, è sicuramente più temibile per il governo delle pressioni internazionali che chiedono giustizia per la donna. Una sommossa anti-governativa porterebbe – sostengono diversi osservatori laici – tra l’altro al blocco del debole tentativo chiesto da più parti e accolto dalla politica nazionale di individuare una evoluzione della legislazione posta a tutela della fede islamica ma che, alla fine, è il punto di partenza della disgraziata vicenda di Asia Bibi e di centinaia di altri. Il caso di Asia Bibi ha assunto comunque una connotazioone globale.
In Gran Bretagna, Francia e Italia ci sono state ampie mobilitazioni. E anche ieri l’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi l’ha ricordato. «Non dimentico Asia Bibi e non permetto che la violenza che ogni istante le viene perpetrata impedendole la libertà divenga una cosa normale nel dibattito pubblico mondiale. Lottare per la libertà religiosa – ha detto – è o dovrebbe essere un valore di tutti gli uomini di buona volontà, nessuno escluso. Noi, nel nostro piccolo, ci siamo».
Oggi però in Pakistan il percorso della giustizia nei casi di blasfemia è lento e sovente dà poche garanzie a chi si trova già in condizioni normali di debolezza o emarginazione. Sempre presente è il rischio di essere assassinati sotto custodia o addirittura dopo una sentenza di innocenza, come avvenuto sulle scalinate di alcuni tribunali pachistani al termine della lettura della sentenza di assoluzione. Attivisti calcolano in un’ottantina gli individui accusati di blasfemia assassinati nel tempo, mentre decine subiscono la detenzione dovendosi guardare le spalle insieme da un sistema giudiziario e carcerario ostile e da potenziali sicari motivati da fanatismo o denaro.
Se quello di Asia Bibi è un “caso limite” per accanimento e per notorietà, va ricordato che Ranjha Masih, che trascinava il suo piccolo commercio di ambulante sugli autobus della sua Faisalabad, ha trascorso quasi nove anni dietro le sbarre prima di potere dimostrare la sua innocenza in una vicenda giudiziaria avviata nel 1998 e essere liberato nel novembre 2012. All’altro estremo, il caso di Rimsha Masih, minorenne con problemi psichici, liberata dai giudici di prima istanza a pochi giorni dall’arresto nell’agosto 2012 per l’inconsistenza delle prove proposte dagli accusatori, a loro volta finiti sotto giudizio. La sua innocenza è stata confermata dalla Corte suprema nel gennaio successivo ma due mesi dopo Rimsha è riparata in Canada con la famiglia per evitare ritorsioni. Quelle ritorsioni che hanno costretto nel settembre 2016 all’abbandono della difesa di Asia Bibi e alla fuga all’estero un noto legale cristiano, Sardar Mushtaq Gill, e dall’inizio dell’anno al sostanziale blocco delle attività per motivi di sicurezza dell’associazione da lui fondata, la Lead (Legal Evangelical Association Development).
venerdì 8 settembre 2017
James Patterson e Michael Ledwidge - IL NEGOZIATORE
James Patterson e Michael Ledwidge
IL NEGOZIATORE
Longanesi
Mike Bennet è un detective della omicidi di New York, sua moglie è malata terminale di cancro. Hanno 10 figli tutti adottati.
Tra una visita e l'altra alla moglie ed un saluto ai ragazzi, MB si ritrova catapultato nel suo vecchio lavoro di negoziatore.
La moglie del presidente degli States è morta al ristorante perché ha mangiato qualcosa di cui era intollerante.
Le esequie di stato di svolgono nella chiesa di St Patrick. Vip, attori, magnati più migliaia di persone assistono alla funzione.
Un gruppo di monaci incappucciati estrae le armi e fa sfollare il popolino tenendo in ostaggio 34 personalità. Vogliono i soldi di queste persone. MB diviene suo malgrado il negoziatore. I rapitori uccidono due ostaggi tra cui il sindaco della città dopo averlo torturato. Le. Squadre antisommossa cercano di entrare in cattedrale ma due uomin vengono uccisi così come un rapitore.
Pagati i riscatti i sequestratori insieme ai sequestrati. Escono tutti vestiti da monaci e salgono su auto diverse finendo poi nel fiume.
I povera vittima vengono salvati mentre dei banditi neppure l'ombra.
Uno di essi muore in uno scontro ma le impronte e digitali risultano di un incensurato.
Il commando era addestrato, sembravano militari. MB ha un lampo e rintraccia le impronte nel database della polizia penitenziaria di Sing Sing.
Nei giorni del sequestro risulta che un bel gruppo di guardie penitenziarie risultavano ammalate. MB si reca a Sing Sing.
Nel frattempo la notte del Santo Natale l'amata moglie di Mike muore
giovedì 7 settembre 2017
FUMETTI: Capitan MIKI e il GRANDE BLEK
FUMETTI
il GRANDE BLEK e Capitan MIKI
Da piccolo sono stati i primi fumetti che ho letto.
qui in formato a striscia mignon da collezione
qui in formato a striscia mignon da collezione
martedì 5 settembre 2017
J. Patterson e M. Ledwidge - LA SAGA DI MIKE BENNETT
Mike Bennett è un detective della polizia di New York. È stato un negoziatore, poi alla omicidi e si occupa dei casi speciali.
Vive a Manhattan in una casa enorme, che è stata donata alla moglie Maeve, infermiera, da una paziente che aveva accudito. La coppia non era riuscita ad avere figli e man mano avevano adottato dei ragazzi che Maeve per lavoro aveva avuto modo di conoscere e incontrare. Alla fine i figli adottivi erano dieci, sei femmine e quattro maschi, dai quattro ai tredici anni.
Maeve si era ammalata di tumore ed era morta velocemente lasciandolo con i dieci figli. Mentre era in ospedale poco prima di morire, dall'Irlanda era arrivata una lontana parente come baby sitter alla pari, Mary Catherine. Giovane, bella , fece colpo sui ragazzi. C'è ad aiutarlo anche nonno Seamus vigoroso settantenne che rimasto vedovo, era entrato in seminario e diventato prete era in una parrocchia vicino alla casa dei Bennett.
Padre Seamus è irlandese, come irlandese erano le origini di Maeve.
Tutti veri cristiani cattolici.
Non so se J. Patterson e M. Ledwidge lo siano, ma da come il detective affronta la vita e le situazioni il richiamo a Dio è costante.
E anche nel rapporto con Mary Catherine c'è un rispetto è un innamoramento che non fa sconti all'essere un cristiano devoto.
Di buono ha anche un'autoironia non comune.
lunedì 4 settembre 2017
TEMPLARI
TEMPLARI
Storia e Leggenda
dei Cavalieri del Tempio
C'è una mostra carina a Milano al Circolo Cobianchi, vicino al Duomo.
Tratta la Storia e la Leggenda dei Templari
Vi sono dei cartelloni che spiegano l'origine e la loro storia e dei reperti originali
Questo è il simbolo dei Templari: i due cavalieri, il monaco e il guerriero
Questo documento proviene dall' Archivio Storico del Museo Vaticano ed è
l'assoluzione di Jacques de Molay
Nella mostra non è esplicitato che la regola dei Templari fu scritta da S.Bernardo,
eccone però una riprosuzione
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