mercoledì 13 giugno 2018

lunedì 11 giugno 2018

ASPETTANDO IL MONDIALE/ Calcio, tifosi e allenatori dipinti nel Presidente del Borgorosso FC


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ASPETTANDO IL MONDIALE/ Calcio, tifosi e allenatori dipinti nel Presidente del Borgorosso FC


Il presidente del Borgorosso Football Club non è un filmone, ma Albertone Sordi è l’attore giusto per questa pellicola del 1970. Manca il suo sceneggiatore di fiducia, Rodolfo Sonego, e si sente, sia nei dialoghi (un po’ banali) che nella sceneggiatura, molto sfilacciata e un po’ inconcludente. La storia è molto semplice, Benito Fornaciari (Albertone) eredita alla morte del padre la ditta e la squadra di calcio del Borgorosso F.C. È da trent’anni che manca dal paese, ha lasciato la nativa Emilia Romagna e lavora come segretario di un monsignore in Vaticano.
È un uomo morigerato e pio che arrivando in paese pensa di disfarsi della squadra. Di colpo invece si appassiona al calcio, e qui notiamo un buco di sceneggiatura, e inizia a spandere e spendere. Assume un tecnico argentino, caricatura del mago Helenio Herrera, compra raggirato dei brocchi venduti per campioni, acquista una Maserati cabrio e un pullman nuovo di zecca per la squadra. La porta in ritiro e diventa uno sciupafemmine con le mogli dei calciatori.
Tutto il paese impazzisce per lui e la squadra, ma i risultati non vengono. Albertone esonera il mago argentino e si siede in panchina. Risale la china a suon di vittorie, ma nella partita decisiva istiga i tifosi che invadono il campo. La squadra viene penalizzata e nel frattempo i soldi finiscono: gli viene pignorata la villa e la ditta, ma con un colpo da maestro, durante l’assemblea dei soci e tifosi che cercano di esautorarlo, si presenta con Omar Sivori. I tifosi vanno in tripudio con un carosello per le vie del paese.
I passaggi sono molto sfilacciati, basta pensare al finale, ma Albertone è un grande interprete, anticipa con la sua caratterizzazione l’idea di padre-padrone-allenatore alla Berlusconi, prende in giro i presidenti incompetenti e i procuratori affaristi. Esilarante anche se non nuova la gag in cui dalla finestra arringa come il Duce i tifosi inferociti. Oppure quella precedente quando vestito da donna cerca di sfuggire alla folla indiavolata. Grande il suo dualismo, da segretario riservato a presidente da bar, due visi, due modalità completamente diverse di interpretazione.
Il film esalta i lati surreali del mondo calcistico, come ad esempio la scaramanzia nella scena della squadra dagli zingari, situazioni vere, basti pensare ai “maghi” a cui si rivolgevano Nils Liedholm e Massimo Moratti. E poi i tifosi. Sono parte integrante della storia: esultano, urlano, sono esasperati, ma seguono la squadra in capo al mondo e partecipano alle gioie e ai dolori di essa. Con tanto di parroco in testa.
Pallone e squadra come unità di paese. E questa non è un’esagerazione, penso a quando la squadra di seconda categoria del mio paese, promossa matematicamente in prima categoria, e in vantaggio sugli avversari nell’ultima partita, venne penalizzata di sei punti perché i tifosi di casa entrarono in campo e picchiarono alcuni giocatori. Tutto il mondo è paese, anche se poi nel settembre successivo i due capipopolo della tifoseria furono premiati con tanto di targa come miglior tifosi.
L’idea di portare in squadra El Cabezon Sivori non era male, ma di fatto El Campeon, che si era appena ritirato dal calcio giocato, è poco sfruttato, una comparsata e via. Senza Albertone il film sarebbe naufragato, invece è un film cult sul calcio: ancor oggi viene utilizzato non solo nel calcio lo slogan: Chi s’estranea dalla lotta, è un gran figlio di m……!!!!

venerdì 8 giugno 2018

Alicia Gimenez Bartlett - NIDO VUOTO - 7

Alicia Gimenez Bartlett
NIDO VUOTO 
Sellerio




Una bimba di otto anni ruba la borsa con tanto di pistola alla nostra ispettrice. Con la stessa arma vengono commessi tre omicidi. Si scoprono situazioni di immigrazione clandestina, di prostituzione e di pedopornografia. Si arriva poi ad un orfanotrofio diretto da una vedova alquanto da sospettare.
Racconto un po' crudo che si conclude con il matrimonio di Garzon con la dura bella, sella sottoposta Yolanda con un altro pulotto e di Petra con un architetto con tre figli.

mercoledì 6 giugno 2018

martedì 5 giugno 2018

ASPETTANDO IL MONDIALE/ Pelè, il film su O Rey e il suo segreto a base di ginga.



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ASPETTANDO IL MONDIALE/ Pelè, il film su O Rey e il suo segreto a base di ginga.


Il gioco più bello del mondo è  il calcio. Qual è il calciatore più forte della storia? Stiliamo una classifica: Pelé, Maradona, Messi e Ronaldo. Nel mio personalissimo cartellino aggiungerei Van Basten se non si fosse ritirato a 30 anni e Ibrahimovic. Se O Rey e il Pibe si contendono il primo posto in assoluto,  in questo momento però abbiamo due grandissimi campioni la Pulce e CR7, non ultimo il suo grandissimo gol in rovesciata contro la Juventus dove tutto lo stadio si è alzato ad applaudire.
Il film che vi propongo, Pelé, è del 2016, racconta la vita del ragazzino povero che arriva a vincere con la nazionale brasiliana a 17 anni la Coppa Rimet (del Mondo). Il film si ferma qui, ma Pelé con il Brasile vinse anche le edizioni del 1962 e 1970. Un film favola che celebra solo una parte di carriera. Sui titoli di coda appare la scritta che segnò 1283 goal, alcuni hanno dei dubbi, ma lui e i tifosi del bel calcio non ne hanno.
Ai tempi suoi non c'erano i mezzi video odierni e questo è un peccato. Noi italiani c'è lo ricordiamo nella finale di Mexico '70, quando con i suoi assist e il gol di testa non sovrastò solamente Burgnich, ma un'intera squadra. Vinse tutto quello che poteva vincere, scudetti, coppe, mondiali, classifiche goleador.
Il film non è un'opera d'arte, ma per gli amanti del calcio è sicuramente un documento da avere nella propria videoteca. C'è anche il cameo dello stesso Pelé: i calciatori del Brasile si divertono a passarsi il pallone dalla cucina, alla sala da pranzo, alla hall dell'albergo che li ospitava in Svezia, il giovane attore Pelé urta la zuccheriera che il vero Pelé ha sul tavolino. Queste scene ricordano le pubblicità Nike di alcuni anni or sono con la compagine verde-oro che si divertiva in aeroporto. Il suo gol più bello è stato ricostruito al computer, lo ha segnato  alla Juventus di San Paolo, scartando quattro avversari con tre sombreri
I telecronisti hanno sempre esaltato il gioco dei verde-oro dicendo che ballavano la samba, ma Pelé, quando il film fu presentato in Italia affermò: "La ginga è il fattore decisivo per giocare a calcio, un atteggiamento in cui il talento prevale sulla tecnica, il piacere del gesto è dominante, dovendo scegliere solo un calciatore con queste caratteristiche dico Messi". La ginga è la radice, il modo di essere brasiliano. È il passo base della capoeira, ciò che unisce i colpi di attacco, le schivate difensive e le acrobazie. Riportata nel calcio, è tutto quanto si può fare con il pallone, utilizzando il proprio talento. Ricordiamoci però che a Pelé il talento lo ha dato sicuramente Dio.
Tre brevi annotazioni. Ho invidia di un amico che possiede una foto più unica che rara, lui insieme a Pelé e Maradona. Io mi accontento della sua dedica personale con autografo che mi ha regalato alla presentazione del film in Italia. Essendo mio nonno paterno nato a Sau Paolo in Brasile, ho un po' di ginga nella mia anima, ma ho solo quella, il talento del calcio invece è sempre stato sottoterra.

venerdì 1 giugno 2018

Alicia Gimenez Bartlett - IL CASO DEL LITUANO - 6

Alicia Gimenez Bartlett
IL CASO DEL LITUANO
Sellerio



Un libro con tre racconti scritti per un quotidiano spagnolo.

IL CASO DEL LITUANO
Un bel lituano viene trovato morto ucciso da un colpo di pistola vicino a un parcheggio. La pista passionale sarà la verità 

MORTE IN PALESTRA
Viene trovato morto nella sauna chiusa dall'esterno un bullo di periferia.

LA VOCE DEL SANGUE
Quattro donne morte nella stessa stanza con un colpo di pistola. Una casa d'appuntamenti.  Una ventenne con un passato particolare

giovedì 31 maggio 2018

IL FAZZZIOSO - LIVERPOOL vs REAL MADRID





Dopo una cerimonia d'apertura barocca, con Duna Lipa, cosciona dai muscoli da slalomista, plasticata non solo negli short, inizia la partita. E per fortuna c'è il duo Piccinini-Serena, mica il caciarone Pardo.
Singolare che nella capitale ucraina che ospita la finale, uno degli sponsor della manifestazione sia la nemica russa Gazprom.
Ho tifato Reds una sola volta in vita mia, quando sotto di tre gol contro il Milan capovolsero il risultato e vinsero la coppa.
Ma allora c'era un certo Steve Gerrard, oggi i non pervenuti Firmino, l'infortunato Salah e in negretto e vispo Manè, l'unico in palla.
Notte nerissima per il portiere Karius in versione Donnarumma, due euro-papere che non vedevo dai tempi dei campionati CSI dei miei figli. 
La vera star è Zinedine Zidane che continua a mietere successi e coppe europee ed allena i suoi giocatori a colpire in rovesciata.
Se Ronaldo sonnecchia e gioca per la squadra ma resta a secco di gol, ci pensa Bale con un gol capolavoro uguale a quello di CR7 contro la Juve.
L'allenatore più perdente d'Europa, andrà a lavarsi la macchina, dopo lo spot pubblicitario che ha imperversato su tutti i canali tv la settimana scorsa.
Men of the match: Sergio Ramos, un vero killer.