Mondiali di Paperopoli - De Gea
martedì 26 giugno 2018
venerdì 22 giugno 2018
La Rèclame - Visa | FIFA World Cup™ Russia 2018 | Don’t Miss a Goal
Molto bello lo spot della VISA con il grande Slatan no convocato per il mondiale di calcio in Russia, ma che è la star della carta di credito.
Non solo grande con i piedi ma anche con le mani.
Autoironia al massimo.
mercoledì 20 giugno 2018
La Rèclame - HotelSenzaPensieri? Trivago!
Ciro Immobile prende in giro il compagno di squadra del Napoli Dries Mertens perché non conosce il sito Trivago per la ricerca degli hotels.
Immobile: Dove lo stai cercando l'hotel?
Martens: In Russia, perché non vieni ache tu?
W l'Italia
lunedì 18 giugno 2018
NO IL MONDIALE NO!/ Un capofamiglia alla Salvini alle prese con 4 matrimoni multirazziali
http://www.ilsussidiario.net
NO IL MONDIALE NO!/ Un capofamiglia alla Salvini alle prese con 4 matrimoni multirazziali.
Lo scambio di vedute tra Macron e Salvini sugli immigrati e relativa chiusura dei porti ha sollevato un bel polverone. Siamo stati accusati dal premier francese di essere senza cuore, ma si dimentica dei poveracci cacciati alla frontiera di Ventimiglia e del forzato intervento per gli interessi nazionali petroliferi in Libia, con tutto ciò che ne è seguito. Lo sappiamo, i francesi sono molto nazionalisti, non ci vedono di buon occhio e pensano di essere i paladini in fatto di immigrazione, anche se parlano poco della situazione critica delle banlieue.
Il cinema francese, però, ci ha proposto una bella commedia che ironizza sull’argomento dell’integrazione razziale.
“Non sposate le mie figlie” è un simpaticissimo film del 2014, molto attuale. Una coppia cattolica francese, Claude e Marie, ha quattro belle figlie, tre sposate rispettivamente con un ebreo, un musulmano e un cinese, tutti nati in Francia da famiglie di immigrati. Si ritrovano insieme per la circoncisione del nipotino figlio dell’ebreo e qui si ride…
Il capofamiglia francese mal digerisce i generi, ai cui occhi passa per razzista, anche perché li sberleffa chiamandoli Woody Allen e Bruce Lee. Diciamo che potremmo paragonarlo al nostro Salvini. Anche tra loro, i generi, mal si sopportano.
La signora Marie, invece, tenta sempre di pacificare la situazione: cattolica praticante, prega e si confessa con il parroco. Questi ci fa vedere un volto della chiesa francese, assente e ridicola, con il sacerdote che mentre è in confessionale naviga su internet con l’ipad.
Al cenone di Natale scoppia la pace tra tutti. La signora Marie cuoce tre tacchini in modo diverso: alla cinese, alla kosher e alla musulmana. E i generi si riappacificano con Claude cantando la Marsigliese con la mano sul cuore. E mentre si placano le scaramucce razziali, la quarta figlia annuncia il matrimonio con Charles, cattolico, di professione attore. Data la già complicata situazione generale, omette però di dire che il fidanzato è nero e che i suoi genitori vivono in Africa.
I tre generi si coalizzano contro il nero Charles, lo chiamano clandestino, vogliono fare terra bruciata, si comportano da razzisti. Marie va in depressione e Claude taglia imbufalito tutti gli alberi del giardino.
Arriva la famiglia di Charles al completo, con il padre che odia i francesi colonizzatori e scoppia il caos. Il finale sarà buonista, ma date voi il giudizio.
La scrittura del film è veramente bella, ironica, comica, ma non volgare. Ci sono delle gag da non perdere e che non vi anticipo. È un film da vedere, da ascoltare nelle battute e ha un buonissimo ritmo. Una commedia non banale (a parte la figura del parroco), che ci fa riflettere in maniera simpatica sul problema dell'immigrazione.
Nota finale: sono cresciuto in un paese alla periferia di Milano dove, con il boom economico degli anni 60, dal sud sono arrivate famiglie a frotte e si faceva del razzismo dando del terùn ai meridionali. Ora, come i tre generi del film, i meridionali ormai radicati nel paese da generazioni danno dei negher, albanesi e rom agli immigrati stranieri...
venerdì 15 giugno 2018
giovedì 14 giugno 2018
ASPETTANDO IL MONDIALE/ Oronzo Canà e la sua Bizona (5-5-5): una "pernacchia" a certi tattici
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ASPETTANDO IL MONDIALE/ Oronzo Canà e la sua Bizona (5-5-5): una "pernacchia" a certi tattici
È il film cult sul calcio, uscito al cinema nel 1984 è ancora attuale. Parliamo de L'allenatore nel pallone con il mitico Lino Banfi. Al galà del nuovo governo italiano il capo della Lega, Matteo Salvini, si è intrattenuto con l'attore chiamandolo Oronzo Canà e parlando della Bizona, ovvero il 5-5-5.
Ho intervistato Banfi al Festival di Venezia del 2014 e mi disse che la scelta del nome dell'allenatore della Longobarda la propose nientemeno che Nils Liedholm; a dire il vero, gli chiese di girare un film su Oronzo Pugliese, focoso allenatore degli anni Sessanta e Settanta. Da lì l'idea di Oronzo Canà, cognome da legare al nome della moglie Mara, dando vita all'esilarante gag sullo stadio Maracanà.
Il film è godibilissimo, una commedia italiana che mette in risalto le doti comiche di Banfi, ma al tempo stesso anche una sceneggiatura semplice, ma non banale. Rivedetelo ascoltando solo le battute e vi accorgerete della scrittura che ci sta dietro. Le parolacce ci sono, ma son dette alla pugliese da Banfi.
Lino, grandissima maschera comica, interpreta l'allenatore della Longobarda promossa in serie A, e tira fuori il meglio della sua verve sia facciale che battutistica. Ci sono poi Gigi (Giginho) e Andrea, scalcagnati talent-scout brasiliano e direttore sportivo.
E qui entrano in gioco gli equivoci e i tentativi di truffa alla Totò. C'è posto anche per la moglie sexy del presidente cornuto, per il mesto Crisantemi, panchinaro della squadra che, secondo Oronzo, è il porta-sfortuna della Longobarda, per la suocera cantante lirica, per i due tifosi gemelli. E poi c'è il calcio con Ancelotti, Chierico, Graziani, Pruzzo, De Sisti, Spinosi e Liedholm.
Il navigato e bravo regista Sergio Martino si è divertito alla grande girando il film: è stato in Brasile al Maracanà, ha avuto l'idea poi di riprendere varie partite calcistiche vere con squadre che, giocando in trasferta, allora, avevano la divisa color bianco. Così ha fatto poi vestire dello stesso colore la Longobarda. Sono stati inseriti i personaggi più significativi dei media dell'epoca: il telecronista Martellini e il giovane giornalista Fabrizio Maffei, il magro “Bisteccone” Galeazzi e il grande Aldo Biscardi con il suo Processo. Non poteva mancare poi un cronista checceggiante de La Gazzetta dello Sport. Esilaranti le scene girate in Brasile con Gigi e Andrea, nonché l'equivoco con il medico-calciatore Socrates: Canà, pur di ingaggiarlo, si fa operare di appendicite. Peccato che il chirurgo sia solo un omonimo.
Si ride per questo film e si gioca anche a calcio, la star è Aristoteles, trovato in Brasile in un campetto a fianco del Maracanà. Questi, Urs Althaus, ha partecipato come attore ne Il nome della rosa, ma c'è da dire che a pallone sapeva veramente giocare, avendo militato con lo Zurigo Calcio nel campionato svizzero.
C'è un'esplicita presa in giro degli allenatori e dei procuratori, dei vezzi e delle stramberie dei presidenti-padroni. In un'inquadratura si vede la mano con l'orologio sopra il polsino della camicia, cioè l'Avvocato, ma chiaramente non è la sua, bensì quella del regista Sergio Martino.
Il presidente Borlotti alla fine si sbottona: ha voluto come allenatore lo sfigato Canà per tornare in serie B, visti i costi della serie maggiore. Ma Oronzo nell'ultima partita ha uno scatto d'orgoglio, fa entrare la stella brasiliana, che con una doppietta capovolge il risultato e la Longobarda resta in serie A. Canà viene esonerato sul campo, ma osannato dalla folla, che con i due tifosi gemelli viene portato in tripudio. Nasce la battuta cult che Lino ha improvvisato al momento, in quanto frutto di una situazione vera:
"Mi avete preso per un coglione"
"No, sei un eroe".
Invece nella foga della scena gli era stato stato involontariamente schiacciato l'attributo.
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