mercoledì 10 ottobre 2018

Véronique Olmi - BAKHITA





Véronique Olmi
BAKHITA
Piemme

Una vita incredibile quella di San Giuseppina Bakhita patrona del Sudan.
A quattro anni insieme alla sua sorella gemella venne rapita nel suo villaggio. Era pratica normale rapire bambine donne e uomini giovani per poi venderli come schiavi. 
Fu divisa dalla gemellina ma tenne per mano nei continui spostamenti una piccola bimba. Provarono a scappare, dormirono su un albero per paura degli animali. Furono catturate e vendute. Subì frustate, umiliazioni, violazioni, patì la fame , la sete, la stanchezza , le catene. Fu torturata e le furono fatte incisioni sulla pelle. Sopravvisse, mentre vide morire tanta gente. Fu riscattata dal console italiano in Sudan che la portò in Italia. Venne soprannominata la Moretta, accudiva la piccola figlia del Console.
Era considerata un'attrazione, nessuno aveva mai visto una donna nera. Fu messa a convitto dalle suore Canossiane a Venezia. 
Quando il console e la moglie ripartirono per il Sudan, Bakhita, che nella sua lingua voleva dire Fortunata, volle restare dalle suore. Fu battezzata. Chiese poi di diventare una suora. Madre Maria Fabretti la prese sotto la sua compagnia. Scopri una persona docile e semplice che riusciva a catalizzare a se i bambini che vivevano nell'orfanotrofio delle Canossiane. Eppure le poche parole che spiaccicava in italiano, le uscivano in dialetto veneto. Il Cristo sulla croce, lo schiavo come lei, lo chiama el Paron e con il Signore visse un intimo rapporto di familiarità. Dopo dieci anni a Venezia fu trasferita a Schio dove obbedendo fu prima cuoca, poi infermiera durante la Grande Guerra nel convento divenuto ospedale, sacrestana e infine portinaia.  Perdonava e ringraziava i suoi torturatori del Sudan, senza loro non avrebbe incontrato il Signore. Una vita semplice, una persona senza cultura, solo un grande amore per el Paron. Fu la prima suora nera in Italia, ed anche la prima venerabile sudanese non morta per martirio. Morì a Schio l'8 febbraio del 1947 a settantotto anno. Giovanni Paolo II la elevò beata nel 1992 a seguito di un primo miracolo, una suora italiana fu guarita da una tubercolosi ad una gamba che le doveva essere amputata. Sempre Papa Wojtila la proclamò santa nel 2000 a seguito della guarigione miracolosa di una donna brasiliana diabetica che l'aveva pregata e a cui anche a lei doveva essere amputata la gamba.
Il romanzo è bellissimo, coglie l'immedesimazione della vita della Santa senza sentimentalismo ma con una fine poetica.

lunedì 8 ottobre 2018

Michael Connelly - L'ultimo giro della notte






Michael Connelly
L'ultimo giro della notte
Piemme

È l'ultima fatica dell'autore che ha per ora lasciato in panca H. Bosch per passare alla detective Renée Ballard.
Il titolo prende spunto dal turno notturno della LAPD, detto l'ultimo spettacolo.
La detective è stata punita per aver fatto un esposto per .... contro il suo tenente, ma il suo partner, Ken Chanstain, non ha confermato il fatto e  così è stata relegata a prestar servizio di notte.
Persona complicata la Ballard, surfista fin dall'infanzia vide il padre morire in mare. La madre l'abbandonò e lei, rimasta sola a quindici anni, visse un anno per la strada. Poi arrivò la nonna Tutu a prenderla e ad accudirla. 
Lavora di notte, dorme qualche ora in tenda in riva al mare, surfa, e si mette nei guai.

Si intrecciano diversi casi. Un travestito viene lasciato moribondo in un parcheggio. È stato torturato e picchiato con un tirapugni che ha lasciato dei rilievi. Indaga e indaga e trova il colpevole che la sequestra insieme alla ex moglie. Si difende e lo uccide.
In un ristorante vengono ammazzate a cena cinque persone: tre malavitosi, un uomo della sicurity ed una cameriera. Ballard viene estromessa dall'indagine ma lei continua ad indagare. Il suo ex partner, Ken Chanstain, che ha in mano il casoindagando viene ucciso nel garage di casa sua. 
A Ballard giunge la notizia che il suo ex partner era colluso con la malavita ed è accusato degli omicidi al ristorante. Nonostante sia stato un infame con lei, Ballard non ci crede e sull'onda di una dritta di Ken Chanstain lasciata prima di morire scoprirà la verità.

sabato 6 ottobre 2018

giovedì 4 ottobre 2018

Brad Thor - USE of FORCE





Brad Thor
USE of FORCE
Rizzoli 


Vengono trovati al largo di Lampedusa dei cadaveri di migranti annegati. Le impronte digitali di uno dei morti corrispondono a un jidahista sparito da anni con compiti di chimico. Viene trovato un pc portatile con indicazioni di luoghi dove compiere attentati. Si muove la CIA con le sue agenzie parallele ed un'unità guidata da Scot Harvath arriva in Libia per snidare i trafficanti e risalire ai terroristi. Si muoveranno tra la Francia e lItalia mentre delle cellule kamikaze compiranno attentati negli USA, a Santiago de Compostela e a Parigi. 
Scott e la sua banda sono sulle tracce della mente degli attentati. 
Romanzo adrenalinico, d'azione, senza pause. Due pecche: si conclude un po' troppo velocemente; Scot pensa due o tre volte alla sua famiglia, ma non la chiama mai, sembra un soprammobile posato a fianco dell'avventura per dare un tono.

martedì 2 ottobre 2018

DON CAMILLO a fumetti - UN NOTTURNO CHE NON FA DORMIRE






DON CAMILLO a fumetti
UN NOTTURNO CHE NON FA DORMIRE

Questo fumetto è abbastanza introvabile, sembra Diabolik nel formato, nei disegni e nella copertina. È stato creato nel 2017 in collaborazione con il comune di Brembio. È una chicca in formato pocket che omaggia Guareschi e Diabolik con la sceneggiatura di Davide Barzi e i disegni di Alberto Locatelli.
È tratto dal racconto 331a e 331b apparsi su Oggi n.35 dell'1 settembre 1966.
C'è la terribile nipote di don Camillo, Cat, con sembianze di Eva Kant, che fa impazzire il parroco. Arriverà Veleno, figlio di Peppone, travestito da Diabolik, a mettere a posto tutto.




lunedì 1 ottobre 2018

giovedì 27 settembre 2018

THE INTERVIEW/ Il film con il merito di far riflettere sulla Corea del Nord



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THE INTERVIEW/ Il film con il merito di far riflettere sulla Corea del Nord

È diventato anche un caso internazionale, ma il film di Goldberg e Rogen, pur essendo un po' volgarotto, fa riflettere sulla situazione in Corea del Nord.



Oggi vi parlo di The Interview con la regia di Evan Goldberg e Seth Rogen, ma prima di approcciare a questo film, due incisi: 1) non è da Oscar, né educativo, anzi un è po' volgarotto: 2) lo propongo perché di veri e propri film con a tema la Corea del Nord e la sua situazione non ve ne sono e se anche lo svolgimento non è il massimo, almeno è provocatorio e fa riflettere.
Il protagonista, interpretato da James Franco (attore, regista, produttore, scrittore, pittore, faso tuto mi, molto sopravvalutato in Europa), conduce un talk show in una Tv americana. È il più seguito negli States, e inizia con il cameo di Eminem che afferma di essere gay. La mente dello show è il suo produttore (interpretato da Seth Rogen), che suggerisce al conduttore in auricolare le domande e, saputo che Kim Jong-un è un fan scatenato del programma, contatta l'ambasciata della Corea del Nord. Tempo reale e vengono invitati per un'intervista al grande leader.
La CIA li intercetta, vuole che uccidano il sanguinario dittatore. Giunti in Corea del Nord vengono affidati a una bella tenentina dei servizi segreti che si innamora, corrisposta, del producer. Il conduttore conosce Kim e diventa un suo sodale, uniti dal fatto di aver avuto una triste infanzia e da una canzone di Katy Perry. Si riscoprono due bambinoni in cui il conduttore è il comico mentre il dittatore fa la figura dell'idiota.
L'intervista in diretta in mondovisione sembrerebbe naufragare in uno zerbinamento a pelle d'orso, ma il conduttore, in un rigurgito di nazionalismo americano, incalza Kim Jong-un con domande sui gulag, sulle carestie, sulla povertà del popolo coreano. Scoppia il finimondo tra la popolazione che scende in piazza e si ribella e poi... guardate il film.
Nel film James Franco interpreta lo stereotipo del mezzobusto americano (anche italiano), che non sa nulla e viene imbeccato mentre pensa solo al sesso. E qui hanno un po' esagerato, dovevano fare meno battute così volgari ed esplicite, anche se nei cinepanettoni di De Laurentiis si rasenta l'overdose. Il film è una commedia comico-politica, politicamente scorretta, goliardica e ironica che alla fine mette in luce la situazione disastrosa della nazione nordcoreana. È del 2014, Obama era il presidente, e comunque, come con Trump, la politica Usa è solo un parare le iniziative nucleari di Kim e non tanto curare i diritti umani calpestati della popolazione.
La critica americana si era divisa: film che non doveva essere prodotto a prescindere e invece pellicola che svelava le angherie nordcoreane. Ma il bello della pellicola lo si è visto quando ormai stava andando nelle sale. Il governo di Kim chiese di bruciare la pellicola insultando pesantemente i due registi. Tutti fecero spallucce, in primis la Casa Bianca. Eravamo a giugno del 2014 e poco dopo un attacco hacker entrò nei server della Sony, rubando materiale e ricattandola. Per l'FBI l'input arrivava dalla Corea del Nord, che chiaramente smentì. Morale: i registi abolirono le presentazioni del film che fu rifiutato dalle grosse catene dei cinema americani. Fu visto poi a dicembre in 200 sale indipendenti, finché il governo Usa obbligò le varie piattaforme di streaming a caricarlo su internet.
Il metodo comunista di censura continua nonostante la sua caduta in quasi tutto il mondo, per fortuna abbiamo il web che fa da samizdat. Nel resto del mondo arrivò in dvd. Economicamente fu un flop.