lunedì 15 luglio 2019

PASTICCA & C. - Testi di Mario Brancacci - Disegni di Giovannino Guareschi







PASTICCA & C.
Testi di Mario Brancacci
Disegni di Giovannino Guareschi


Dopo l'esperienza de LA FAMIGLIA BRAMBILLA, i due autori inventano un nuovo personaggio, l'investigatore Pasticca con il suo aiutante Fagotto. Questi è lo sfigato del duo, ma insieme riusciranno a risolvere il caso degli abiti di qualità che vengono riportati rovinati dopo un giorno dai clienti.

Anche qui il nostro GG si esprime come disegnatore, come un gran disegnatore, con un tratto pulito e con una caratterizzazione definita stilisticamente dei personaggi.











lunedì 8 luglio 2019

LA STORIA IN PELLICOLA/ Spartacus, il film su un vero eroe umano



LA STORIA IN PELLICOLA/ Spartacus, il film su un vero eroe umano

Se volete vedere un film con protagonista un supereroe non andate al cinema per X,Y-Man, ma cercate Spartacus, film del 1960 con la regia di Stanley Kubrick. La pellicola fu prodotta da Kirk Douglas che ne è anche il protagonista. Stizzito per non essere stato scelto come attore per Ben-Hur, decise di prodursi e interpretare un altro kolossal. Il film dura più di tre ore, per l’esattezza 198 minuti, con un cast notevole: Laurence Oliver, Jean Simmons, Charles Laughton, Peter Ustinov e il giovane Tony Curtis. Non vinse gli undici Oscar di Ben-Hur, ma solo quattro statuette: per il miglior attore non protagonista, la miglior fotografia, la miglior scenografia e i migliori costumi. Non vinse come miglior film, attore protagonista, sceneggiatura e regia, cioè i premi più ambiti. Sicuramente questo per far abbassare la cresta al giovane e aitante Douglas, che oggi alla veneranda età di 102 anni ha goduto solo di un Oscar alla carriera.
Eravamo nel periodo della Guerra fredda e nell’anno in cui uscì il film fu eletto presidente John F. Kennedy. Si usciva dal periodo storico segnato dalla legge del senatore McCarthy, tanto che negli anni precedenti una decina di valenti sceneggiatori e personaggi del cinema avevano scontato nelle patrie galere almeno un anno di prigionia per comportamento anti-americano (leggi: per aver aderito a idee e movimenti filo-comunisti). Lo sceneggiatore del film, Dalton Trumbo, era uno di questi. C’è anche da dire che cominciavano a muoversi i vari movimenti per l’abolizione della segregazione razziale guidati da Malcom X e Martin Luther King. Su quest’onda di rivalsa sociale s’inserì Douglas con il suo filmm più che altro per far emergere le sue capacità non accolte da Hollywood.
Siamo nel primo secolo avanti Cristo. La pellicola racconta dello schiavo Spartaco divenuto gladiatore alla corte del romano Lentulo Batiato, impersonato da Peter Ustinov che vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. La scuola dei gladiatori è a Capua, la seconda città per grandezza dopo Roma. I gladiatori si ribellano, la miccia è accesa da un nero (paragonatelo alla situazione razziale americana del tempo) e scoppia la rivolta. Spartaco diviene il capo e pian piano libera gli schiavi delle regioni intorno all’attuale Lazio. Costituirà un esercito di 60.000 uomini sconfiggendo le legioni romane a raffica.
Tra le lotte interne dei senatori romani per avere il controllo dell’impero tra Gracco e Crasso prevarrà il secondo e, complice di un tradimento a cura dei Cilici, che dovevano via mare trasbordare Spartaco e le truppe, riuscirà ad annientare gli schiavi ribelli. Saranno più di tre anni di guerre per tutta l’Italia centrale. E questa è storia.
Il film è sceneggiato dal romanzo del 1952 di Howard Fast, in cui la figura di Spartaco è esaltata enormemente come un eroe epico. C’è anche una donna, Varinia, che diverrà la donna di Spartaco. Eroe, amore e guerra. Persa l’ultima battaglia resteranno prigionieri 6.000 schiavi. Gracco chiederà se Spartaco è vivo, ma tutti all’unisono si alzano in piedi urlano: “Io sono Spartaco”. Verranno crocifissi tutti quanti sulla via Appia, ma Varinia con un salvacondotto di Gracco, aiutata da Lentulo Batiato, riuscirà a far vedere il figlio appena nato a Spartaco in croce.
Tutti bravi gli attori, Douglas bello, bravo e fisicato, Laurence Olivier (Crasso) perfido al punto giusto, Charles Laughton (Gracco) grandissimo tessitore ma allo stesso tempo umano, Peter Ustinov (padrone dei gladiatori) gran fijo de na m.., ma poi si salva nel finale.
Nel dvd del film ci sono degli extra interessanti: Ustinov che racconta di come viveva il rapporto con Laugthon, bravo attore ma molto fragile, e di come andando alla premiazione degli Oscar era sicuro di vincere la statuetta.
Riassumendo. Un eroe vero, umano, che ha messo in scacco Roma con grandi battaglie. Più o meno identiche come senso a quelle che si sarebbero svolte negli anni a venire negli Stati Uniti. Il messaggio che passa è il desiderio di libertà e di umanità dell’uomo.
Che dire di Kubrick? Gran regista non ancora affermato che mise del suo sia nella sceneggiatura che nella regia, pronto per il grande balzo.
Concludo con una frase iniziale del film. La disfatta di Spartaco è diventata la vittoria dell’uomo. 

giovedì 4 luglio 2019

Giovannino Guareschi - CICCIO PASTICCIO e i due compari




Giovannino Guareschi
CICCIO PASTICCIO e i due compari

Questo fumetto è stato realizzato nei testi e nei disegni da GG nel 1943.
Una storia semplice, umoristica ma con una sua morale.
Il contadino Ciccio Pasticcio stufo della campagna se ne va in città e lì incontra due compari tipo il gatto e la volpe, due malandrini che approfittando della sua semplicità ed ingenuità lo circuiscono utilizzandolo per svaligiare una casa.
Verrà salvato dalla sua fedele mucca che lo ha seguito in città e ritornerà nella sua campagna.














lunedì 1 luglio 2019

LA FAMIGLIA BRAMBILLA - Giovannino Guareschi pre Don Camillo 4


Nel 1942 uscirono in edicola cinque fumetti della  Casa Editrice Edital
su LA FAMIGLIA BRAMBILLA, con soggetto di Mario Brancacci e disegnati da Guareschi.
Dopo il MABUSE del 1936, ecco un'altra prova da disegnatore del nostro Giovannino.


Sono delle storie esilarante sia come soggetto che come disegni. La Fam. Brambilla si muove con la fantesca in vacanza, vola, trema e cerca sempre di non aver tra i piedi gli antipatici della Fam. Comò e ne accadono di tutti i colori.
Peccato che questi cinque fascicoletti siano introvabili




venerdì 28 giugno 2019


BECKET E IL SUO RE/ Il film per riscoprire la forza di un Santo

San Thomas Becket viene festeggiato il 29 dicembre. Il film che vi propongo ė Becket e il suo re (1964), con la regia di Peter Glenville. Facciamo un excursus in letteratura. Un altro Thomas, lo scrittore e poeta Eliot, scrisse un saggio teatrale, “Assassinio nella Cattedrale”, in cui si ripercorre il martirio di Becket. Leggetelo in inglese (se lo sapete), ma va bene anche in italiano. Straordinario.
Thomas Becket si oppose all’ingerenza della politica nella vita della Chiesa mettendosi contro il suo amico re Enrico II. Siamo nel 1100, in Inghilterra, e Becket, dopo vocazione e studi religiosi, entra nelle simpatie del re e viene eletto, suo malgrado, Arcivescovo di Westminster. Non cede alle forzature che il sovrano opera contro la Chiesa e fedele a essa arriverà al martirio. Re Enrico II, dopo l’ennesimo rifiuto di Becket a sottostare al potere temporale, affermò la famosa frase “Nessuno mi libererà da questo prete?”. Quattro suoi cavalieri lo presero alla lettera e andarono a ucciderlo. Becket li accolse nella Cattedrale di Westminster con i paramenti sacri e come un agnello al macello, docile e mansueto, andò incontro al martirio. Fu quasi subito proclamato santo.
Passiamo al film. Becket e il suo re non rispecchia la realtà, sir Thomas non era l’organizzatore delle scappatelle e malefatte sessuali di Enrico II. Il film ė tratto dall’opera teatrale di Jean Anouilh,  “Becket ou l’honneur de Dieu”, ma per chi non conosce la storia del santo può comunque ammirare nel film la forza operata in lui dalla fede in Cristo e dalla fedeltà alla Chiesa.
Becket ė interpretato dal tenebroso Richard Burton, mentre Peter O’Toole impersona il re d’Inghilterra, Enrico II. Aggiungiamoci Gino Cervi nei panni del Cardinal Zambelli mentre Paolo Stoppa ė papa Alessandro II. Grande cast internazionale. Secondo me (ma non sono il solo) l’interpretazione di O’Toole fu magistrale e avrebbe meritato l’Oscar che andò invece a Gregory Peck per Il buio oltre la siepe. Ma l’establishment hollywoodiano in quell’anno guardava alle conquiste sociali americane più che alla rievocazione della vita di un martire cristiano.
La trama del film, come dicevo, ripercorre quella del dramma teatrale, dove vediamo il re e Becket dopo una notte in incognito di bagordi e donne, scappare a gambe levate. Enrico II vede Becket come un grande amico, disposto a cedergli la sua donna. Per il suo acume e fedeltà lo nomina Cancelliere d’Inghilterra e poco dopo, per avere dalla sua parte la Chiesa, lo fa eleggere Arcivescovo di Canterbury.
Fino a quel momento Becket affermava:
Non posso soffrire l’idea di essere amato.
In me c’è soltanto il vuoto.
Ma come aveva servito l’onore del re, così cominciò a servire l’onore di Dio.
Troviamo Becket, che diventato Arcivescovo, parla al Crocefisso:
Ti prego Signore insegnami a pregarti, amarti, adorarti, a onorarti. Fa che io sia degno.
E dopo lo scontro con il re afferma:
Io sono l’Arcivescovo, il vero onore da difendere ė l’onore di Dio.
Scomunica il lord assassino di un prete, ma poi ė costretto a scappare in Francia. Vuol essere esonerato dall’incarico, ma il Papa lo conferma. Per un lungo periodo vive in un convento francese pregando e servendo come gli altri monaci.
E qui prega Dio:
Arrivare alla santità così non c’è  alcun merito, ė a poco prezzo. Per il resto la Tua volontà sia fatta.
Dio vede e provvede.  Enrico II lo riaccoglie in patria e vi ė un cruento confronto tra i due in riva al mare. Tutto da vedere e ascoltare. Il prelato ė pronto a rientrare in Inghilterra a proteggere il suo gregge e il re invece ė angustiato per l’amico che fu, che ha preferito Dio a lui. Becket ė acclamato dal popolo e in un momento di rabbia e ubriacatura il re inconsciamente incita i suoi cavalieri a ucciderlo. E questo accade nella cattedrale di Westminster durante i vespri.
La scena iniziale del film ha il suo finale con la penitenza del re sulla tomba di Becket dove si fa frustare come ammenda e poi annuncia al popolo che il Papa dichiarerà santo Thomas Becket.
Un film da vedere con attenzione ai dialoghi. Burton con il suo sguardo sicuro impersona alla grande il Santo. 

mercoledì 26 giugno 2019

Giovannino Guareschi pre-Don Camillo - 3 - IL DOTTOR MABUSE




Giovannino Guareschi
IL DOTTOR MABUSE
Libreria Ticinum Editore

Giorgio Casamatti e Guido Conti hanno raccolto in un volume  il fumetto disegnato da Giovannino Guareschi sul Bertoldo in 13 puntate dal novembre del 1936 al gennaio del 1937.
GG, si è ispirato alla saga cinematografica dei tre film di Fritz Lang de IL PROFESSOR MABUSE. Nino fa la parodia del personaggio protagonista, un cattivissimo che vuole diventare imperatore del mondo ed attacca l'Australia.
E' un messaggio contro le dittature, ma scritto così elude la censura fascista del tempo.
Si opporrà a Mabuse il fiero eroe australiano Jon Smith che combatterà spezzando il cuore anche alla bellissima  Mab. figlia del dottore.




Giovannino inventa personaggi surreali: i porturanghi, incrocio tra oranghi e portinaie; i defuntoni, anime dei morti al soldo di Mabuse; le vecchiette lacrimogene come armi di pianto di massa; le zitellone da spiaggia che volano in cielo grazie alle loro tettone; i finti mariti, che neutralizzano le zitellone; le bustone esplosive, che fanno saltare i reggiseni come bombe; le dentierone volanti, le tabaccone volanti, le tabaccone lanciafiamme, tutte donne gigantesche.




Inventa poi dei termini che lui plasma e deforma con accrescitivi e diminutivi: gallofanti, bernoccoluti, morbilloni, bernardone natanti, donnine leggere. 
Conia parole nuove come: manadoforo e trigirlsremi.



"L'umorismo di GG si spinge oltre il politicamente corretto colpendo bersagli come gobbi, zoppi, poppone, sdentati e paraplegici, anch'essi utilizzati nell'aspro scontro tra il bene e il male o, avolte, torturati per il sollazzo dei personaggi, come nel caso del callofano" (pag. 35)





lunedì 24 giugno 2019

Leonardo Sciascia - UNA STORIA SEMPLICE





Leonardo Sciascia 
UNA STORIA SEMPLICE
Adelphi

Questo libro scritto da Sciascia ė un breve romanzo giallo e uscì in libreria il giorno della sua morte.
Al commissariato di Monterosso arriva una telefonata di una persona che chiede di andare subito da lui. Il nome al brigadiere non dice nulla, mentre il commissario pensa che sia uno sbaglio in quanto la persona in oggetto ė un diplomatico con diverse case ma da vent'anni non torna al paese. Il giorno seguente il brigadiere va alla villa del telefonista e trova un uomo morto suicida con un foglio sulla scrivania su cui ė scritto " ho trovato."
Il brigadiere non ė certo del suicidio perché alcuni particolari non lo convincono, mentre il commissario vuole chiudere in fretta il caso.
Vengono interrogata la ex moglie e il figlio e il parroco del paese che ogni mese scriveva una lettera al morto rendendo conto delle condizioni delle sue case.
Vengono trovati il capostazione e un macchinista morto dentro la stazione.
Tutto si complica, viene fermato un automobilista di passaggio che afferma di aver chiesto solo delle indicazioni a una persona nell'ufficio della stazione, dove ve n'erano altre due.
Il brigadiere scava e cerca una correlazione con il primo morto.
La troverà? Certo e sarà inaspettata.

Ho letto questo libro per la prima volta nel 1994 in qualche ora di notte perché mi evinceva.
Se volete vedere anche il film, veramente buono.