giovedì 2 aprile 2020
lunedì 30 marzo 2020
SPENSER CONFINDENTIAL/ Action e risate per il trionfo della giustizia (all’americana)
Oggi un altro film per distrarsi, botti e botte, crash, thriller e lieto fine. Spenser Confidential è appena uscito su Netflix e ha come protagonista Mark Wahlberg, famosissimo, una star, uno dei più pagati di Hollywood. La sua biografilm è impressionante, sempre con pellicole che incassano dollari a palate. Interpreta benissimo il pulotto, il marine, ma andatevi a vedere The Fighter per cortesia e guardate con che registi ha lavorato, tra cui Peter Berg che lo ha diretto in cinque film compreso questo.
Spencer Confidential è un film d’azione/thriller dove il nostro esce dal gabbio dopo cinque anni. È un ex poliziotto che ha pestato a sangue il suo tenente, reo secondo lui di aver insabbiato un caso. Esce dal carcere e va a vivere nella casa del suo padre tutelare, Alan Arkin, proprietario di una palestra di boxe. È alloggiato in una cameretta di 3 metri per 3 con due letti insieme ad Hawk, un omone di colore, interpretato da Winston Duke, a cui dovrà insegnare a tirare di boxe. Aveva una fidanzata/compagna strega che lo assillava quando era libero e da cui ora cerca di star lontano. Il suo cane non lo riconosce, ma è affettuoso con Hawk. Un rientro nel mondo libero non esaltante.
Fin qui poca violenza, ma battute e gags simpatiche. In evidenza l’anziano saggio Alan Arkin, ricordatevi che ha vinto un Oscar per Little Miss Sunshine.
E mo’ cominciano i botti. Il giorno dopo essere uscito dal gabbio, il suo ex tenente, ora capitano della polizia di Boston, viene trovato ucciso. Le indagini convergono sul nostro protagonista, ma quella notte era in camera con Hawk. Viene anche trovato suicida un detective e, 2+2 =4, è incolpato dell’uccisione del capitano. Una chiusura della vicenda per insabbiare il tutto velocemente. Spenser non ci sta, vede non solo del fumo ma dell’arrosto e inizia a indagare per rendere giustizia al detective “suicidatosi” e per la sua storia passata.
Riabilitazione e giustizia. Chiaramente un’americanata dove si capisce dall’inizio chi è il buono, lo sporco e il cattivo. Verrà scoperchiato un traffico di tangenti tra polizia, gangs e banditi. Vince il bene, pardon la giustizia all’americana.
Il film è girato bene, action a raffica, sparatorie e tante botte. La spalla di Spenser nelle indagini e nelle azioni è Hawk, che parla poco, sembra assente, ma c’è e stupisce. Un film per rilassarsi che sicuramente avrà un sequel.
Due parole sull’attore protagonista Mark Wahlberg. Nell’agosto del 2019 ha rilasciato a La Stampa un’intervista che racconta di come ha avuto una vita torbida tra furti, droga e violenza. A 16 anni è finito in carcere per rapina e ferimento e poi grazie a un sacerdote ha avuto una conversione cristiana personale. Non andate a surfare in internet sui vari siti paulotti, un po’ esaltati, cercate l’intervista. A differenza del film, la sua riabilitazione è stata vera e concreta.
sabato 28 marzo 2020
LE MANI SOSTENGONO L'ANIMA - Blaise Pascal
La scritta è di Blaise Pascal, la foto è un quadro di Y.Z.Kami
E' la copertina de LA LETTURA del Corsera 8 marzo
Pascal non parlava mai a caso, e accostare la sua frase a questo quadro ha veramente un senso.
senso dell’esistenza.
giovedì 26 marzo 2020
mercoledì 25 marzo 2020
lunedì 23 marzo 2020
TEX - L'INESORABILE
TEX - L'INESORABILE
Sergio Bonelli Editore
E' il Texone n. 35 che di solito esce a luglio e questa volta è arrivato a febbraio.
Cosa dire? una bella storia avvincente con il soggetto di Mauro Boselli, non trascurabile lo script perchè si adatta a Claudio Villa che ha realizzato i disegni. Grandissimo.

sabato 21 marzo 2020
IL BUONO, IL MATTO, IL CATTIVO/ Action senza effetti speciali nell’omaggio a Leone
Il buono, il matto, il cattivo è un film sudcoreano del regista Kim Ji-woon uscito nel 2008 e presentato a Cannes nello stesso anno. Ebbi l’occasione di vederlo grazie alla Tucker Film, piccola casa di distribuzione cinematografica di Pordenone, ormai affermata che tutti gli anni propone il suo Far Est Film Festival invitando i massimi attori e registi asiatici. Hanno distribuito con successo in Italia la saga di IP Man. Il regista, famosissimo in patria, ha liberamente tratto a mani basse dal capolavoro di Sergio Leone e lo afferma limpidamente. Pesca anche da Giù la testa con il sidecar utilizzato dal Matto.
La Manciuria nel 1930 era una nazione occupata dal Giappone con il suo esercito che veniva blandamente contrastato da bande di ribelli malamente organizzati che cercavano di liberare il Paese. Il Buono, damerino vestito in maniera inappuntabile, è un cacciatore di teste che vuole debellare la delinquenza ed è sulle tracce del bandito Mozzadita. Il Cattivo è un killer professionista vestito di nero Armani con camicia bianca e guanti di pelle nera. Ha un ciuffo lungo che copre l’occhio destro. È feroce e malvagio, detto Mozzadita perché alle sue vittime taglia anche da morti una falange. Il Matto è un ladruncolo che usa le pistole bene come gli altri due ma è particolare, non è una cima e sembra apparentemente un po’ bidon-bidon.
Questi i protagonisti che hanno a che fare con una mappa indicante un tesoro rubata dal Matto su un treno a un politicante. Sulle tracce della stessa mappa c’è l’esercito giapponesi, i ribelli nazionalisti e il Cattivo e la sua banda. Il Matto diventa la lepre da cacciare, mentre il Buono sta inseguendo il Cattivo.
Tre sono gli scenari dove si svolgono le mirabolanti azioni. All’inizio del film vi è l’assalto al treno della banda del Cattivo, dove il Matto trova la mappa. Fuoco e fiamme, morti affettati e sparati. Una battaglia in movimento. Poi c’è una sparatoria all’ultimo sangue in un villaggio con tanto di Buono, alleatosi con il Matto, contro la banda del Cattivo. Scene da Tarzan con il damerino che sorvola il mercato attaccato a una corda come fosse una liana sparando a raffica. Si passa quasi a fine film a una battaglia in una distesa desertica immensa, tutto in corsa con tutti contendenti, i tre, i ribelli, l’esercito giapponesi con mitragliatori e cannoni, la banda del Cattivo. Resteranno solo in tre per un aspro triello. La fine del film non è affatto scontata.
Film d’azione spettacolare per l’intensità e il dinamismo delle scene, non c’è nulla di statico, anche la battaglia nella piana con i cavalli, i camion, le jeep è sorprendente. Tutto in cinemascope per allargare i campi larghi, già immensi e sfolgoranti. Cielo azzurrissimo con nubi come zucchero filato. Fotografia curatissima sia come luce che colori. Il regista non ha utilizzato effetti speciali digitali, grande. Il film ha avuto un budget enorme per il cinema sudcoreano (eravamo nel 2008) mai avuto prima, 17 milioni di dollari, recuperati in fretta, 44 solo in patria. Vi è un solo momento discorsivo nel film tra il Buono e il Matto, il resto è action. Manca solo il drone che al tempo non esisteva ancora.
L’unico difetto, ma non lo è, son le musiche, imparagonabili con quelle del grande Morricone, ma ha fatto bene il regista a non cercare di copiarle. C’è sangue con scene ogni tanto un po’ truculente, ma tutto condito da ironia, tutto un po’ sopra le righe ma non in versione pulp stile Tarantino. Esilarante il Matto che indossa uno scafandro da palombaro durante la battaglia nel villaggio; le sue performances con il sidecar, le gags con la nonna. È lui il protagonista del film e non a caso l’attore è Song Kang-ho star…issima sudcoreana, che abbiamo visto in Memories of Murder, Lady Vendetta, Snowpiercer e il recente vincitore di Oscar, Parasite.
Importante. È un bel film che non rinnega lo spaghetti-western di Leone, ma che ha un’evoluzione e una contestualizzazione storica diversa, ma è prova che il nostro Sergione è stato un grandissimo.
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