martedì 6 dicembre 2011

la Casta è ragionevole.



Domenica scorsa, dopo 30 minuti di coda al freddo sono entrato a Palazzo Marino, sala Alessi. I due quadri di Georges de La Tour sono lì per me. Sono insieme ad altre nove persone e stiamo aspettando che il gruppetto precedente si sposti al quadro di San Giuseppe falegname per poter vedere l’Adorazione dei Pastori.
Ecco il momento fatidico, ma sorpassando la fila arriva il sindaco di Torino, Piero Fassino accompagnato da un curatore della mostra e da una signora.
Stavo per lamentarmi dell’accaduto, che Fassino chiede di farci entrare con lui. A quel punto non ho potuto che ringraziarlo della cortesia.
Ogni tanto la casta ragiona.

lunedì 5 dicembre 2011

Checco Zalone, Resto umile World show (www.ilsussidiario.net)


Checco Zalone, Resto umile World show

Se la politica e l’economia ci fanno piangere, la tv è tornata a farci ridere. A dire il vero stiamo trovando conforto dalla depressione congiunturale guardando programmi che ci strappano il sorriso. In primis Fiorello, con il suo successo nazional-popolare, ma anche con Checco Zalone e Crozza. Questi venerdì sera su La7 ha totalizzato il 9% di share con 2.500.000 telespettato. Gente di bocca …buona, spostata a sinistra, ceto medio. Sempre venerdì sera Canale 5 con Resto Umile World Show ha portato a casa il 22% con 5.600.000 teste. Su Rai Uno rimembranze di come si stava bene anni fa con I Migliori anni (titolo adatto alle circostanze) che è stato visto da 4.700.000 persone con quasi il 19% di share.

Evadiamo dalla realtà, rilassiamoci e facciamoci quattro ghignate.

Checco Zalone ha esordito con il suo one man show. Produzione esterna, registrata a Milano Fiera City in due serate per realizzare una puntata come con Zelig.

Un buon esordio per il comico diventato famosissimo in questi ultimi anni. Partito con la parodia sui Ragazzi fantastici del Mondiale 2006 è esploso su Youtube e poi con Zelig. Il furbo Valsecchi della Taodue l’ha ingaggiato per due film che hanno spopolato al botteghino, consacrandolo come comico.

Da qui il salto all’one man show con tanto di scenografia, palco e luci tipo Fiorello, anche se giura di essere rimasto umile, di non essersi montato la testa.

Non è Fiore, ma sa cantare e suonare bene, il suo punto di forza sono le parodie musicali. La sua è una comicità breve, da Zelig. Lui e i suoi autori (scuola Gino e Michele) hanno fatto un buon lavoro. I testi erano buoni con qualche parolaccia, ma il pubblico a cui si rivolgeva è quello giovane odierno. Qualche battuta scontata ma tutto sommato una performance discreta.

Il suo slang barese unito alla simpatia e alla genuinità di Checco, esaltano e contraddistinguono il personaggio. Ottima la gag di Vendola con i ragazzini, buona quella di Cassano e con il leader dei Modà, un po’ tirata per i capelli quella di Michele Misseri, e proprio scontate le battute di Bossi junior.

Come nel varietà di Fiorello è arrivato un vip italiano, Claudio Bisio, grande della comicità, anche se insieme sembravano troppo Zelig.

Anche qui un big della canzone: Laura Pausini, un duetto e poi una canzone. Peccato, come da Chiambretti si capiva che era in promozione.

Un buon esordio comunque anche se mi riprometto di andarlo a vedere dal vivo. Mi dicono che è proprio esilarante.

domenica 4 dicembre 2011

90° Minuto


90° Minuto


Anche la nostra televisione è in crisi. A parte Fiorello e la De Filippi, le tv generaliste continuano a perdere audience. Ciò era fisiologico visto il nascere con il digitale terrestre di tanti altri canali. La frammentazione degli ascolti era prevedibile, meno invece il flop di molti programmi.
Quest’anno Mediaset ha bucato con Balia, Stasera che Sera, Uman Take control.
Il Grande Fratello
ha accusato pesantemente il colpo di Fiore su RaiUno, Il Senso della vita è sopravvissuto solo grazie alla potenza di Presta, le varie fiction non hanno fatto più del 13% di share, mentre continua imperturbabile al 3% La Versione di Banfi (avrà qualche sponsor in Paradiso?).
La Rai non è stata da meno con lo stop a Star Academy, Me lo Dicono Tutti, Mi Manda RaiTre. Anche Radio Londra dell’Elefantino sopravvive nonostante gli scarsi risultati, ed il TG1 di Minzolini è alle corde.
A Cologno hanno pensato di ridurre i costi chiudendo a gennaio Domenica Cinque, si parla di un risparmio di 5 milioni.
Sempre su questo leitmotiv, in viale Mazzini vogliono chiudere 90° Minuto.
Di questo parlerò tra poco.

I telespettatori si sono disaffezionati alla tv, i giovani in primis.
La qualità è degenerata, i contenuti autorali sono scadenti e ripetitivi. Non si inventa più nulla, si copia e basta. Ma al tempo stesso non si sperimenta neppure. Anche se per provare nuove idee bisogna investire ed essendoci pochi euri è meglio stare fermi.

In clima di risparmio la Rai ha pensato di tagliare il glorioso e storico 90° Minuto.
È vero che alle 17.15 della domenica Sky e Mediaset Premium, dopo aver fatto vedere per intero le partite propongono le sintesi. È anche vero che il campionato di serie A è uno spezzatino dal venerdì al lunedì.
Indi per cui alle ore 18.10 della domenica 90°Minuto è ormai obsoleto.
Nulla da dire su i due conduttori, ma sugli inviati certamente una parolina bisogna scriverla: è fuori luogo commentare i servizi degli incontri come se fossero in diretta con urla e sibili. Il tutto è anacronistico. Molti si appellano per non cancellare la trasmissione che è stata un cult, ma era quella dei Valenti, Bubba, Necco, Vasino, Carino, Galeazzi. Meglio riguardarla su Rai Storia, ora i tempi sono cambiati.

Prima di cancellare 90° Minuto dovrebbero però eliminare Stadio Sprint che tra l’altro ha dei risultati scarsi, dal 7 all’8% di share come media.
Bla bla bla inutile senza uno straccio di immagini con l’attaccabrighe Enrico Varriale.
I calciatori dicono sempre le stesse cose, perché le domande (banali) sono sempre le stesse. Perciò non è solo un problema di cultura generale dei calciatori.

Mancano i soldi, ma il problema fondamentale è che i diritti televisivi del calcio costano troppo, le squadre sono esose, vivono al 65% di queste entrate e comunque sono in continuo affanno economico. Adesso siamo al punto che le televisioni cominciano a scricchiolare. La vedo veramente dura per gli anni a venire sia per le squadre che per le tv.

giovedì 1 dicembre 2011

IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL WEEKEND pt.3 - (www.ilsussidiario.net)


Non parto da Fiorello ma da Checco Zalone, il 23, il 24 il 28 e il 29 novembre, è stato registrato lo spettacolo Resto Umile World Show. Verranno prodotte due puntate in onda il 2 e 9 dicembre per Canale 5. Saranno due venerdì e a parte il Milan in posticipo nella prima serata, non vi sarà una grande concorrenza. Anche Zalone ha la capacità e la simpatia per attrarre i telespettatori, forse non la maturità artistica di Fiore, meglio perciò escludere la diretta tv, ma si sperano comunque dei buoni risultati.
Sarà il primo one man show targato Mediaset, per ora solo due puntate, ma poi si vedrà. Appare sicuro un altro appuntamento a marzo per quattro o cinque puntate con il resuscitato Panariello sempre per l’ammiraglia del Biscione.
Sicuramente il sorriso allevia i malanni visto che verrà chiuso anzitempo per tagli e risparmi Domenica Cinque della Panicucci e Brachino.

Questa volta voglio essere meno tranchet del solito. Rosario Fiorello aveva pensato ad un calo fisiologico degli ascolti della terza puntata. Forse più per scaramanzia, ma i risultati sono stati ottimi 11.700.000 telespettatori con il 43,18% di share. Audience maggiore rispetto alla seconda puntata ma con 457.000 teste in meno. Da leccarsi i baffi e baciarsi i gomiti.
Il Grande Fratello ha visto il suo giorno più nero con il 14,84% e 3.500.000 spettatori.

La scaletta è stata la solita: monologhi, canzoni, duetti, battute, ospiti. Niente di nuovo come struttura del programma, che spaziava per catturare tutte le fasce d’età.

Potete comunque chiudere gli occhi, od oscurare la tv. È un varietà anche radiofonico, non a caso in radio c’è Marco Baldini. Amico da sempre, suo sodale e autore da diversi anni, accompagna il nostro con battute e domande da vera spalla per il comico Fiorello.
Avete notato le telepromozioni? A differenza della maggior parte dei conduttori big, Fiore non interpreta nessun messaggio promozionale. Provate a pensare invece a Scotti, alla Clerici, a Conti, a Bonolis. Questo è un vanto per il conduttore siciliano nato nei Clubmed.
Sicuramente fa capire che non è avido di quattrini e che è concentrato esclusivamente sul programma. Si diverte, basta vedere il duetto con Ariso/Morgano, le battute con i personaggi del parterre e con il maestro Cremonesi.

Un’altra cosa che mi ha colpito in queste tre puntate è stato l’atteggiamento di Fiore. È vero che è lui il mattatore, ma fa sentire unici e indispensabili i suoi ospiti. Riesce a valorizzare le doti di tutti, dalla voce dei cantanti, vedi Elisa, al nuovo talento Mimmo Foresta.
È lui al centro della scena ma diventa piccolo quando è con i collaboratori.
Riesce anche ad essere positivo e scherzoso quando non va il microfono.
È sicuramente una dote, e ciò lo rende forte ma non spocchioso.
L’invito al fratello Beppe Fiorello poteva sembrare una forma di nepotismo, invece è stato un siparietto gaudente in cui non è stato pubblicizzaa la fiction Sarò sempre tuo padre che lo vede protagonista.

L’unica nota dolente è Porta a Porta a seguire l’one man show, che in termini di audience è andato bene, ma ha fatto vedere ancora una volta il limite di Vespa, come per il plastico di Cogne, ha tentato di vampirizzare per la seconda volta anche Fiorello.

martedì 29 novembre 2011

TGCOM24 - L’informazione con te, sempre.


TG COM 24
L’informazione con te, sempre
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Faccio fatica a guardare i telegiornali, ma ieri sera ho seguito la prima edizione delle all-news di Mediaset, TGCOM24.
A dir la verità mi sono sintonizzato sul canale due minuti prima delle ore 20.30.
C’era in bell’evidenza un countdown con una musica esasperata, troppo forse. Colori predominanti rosso e blu.
Poi è partita la sigla tipo reading architettonico con il vicedirettore, Annalisa Spiezie, in piedi vicino a uno schermo gigante.
Annuncio di collegamenti con Il Cairo, New York, Londra, Gerusalemme, Roma con il Consiglio dei Ministri.
La grafica non è male, deve essere ben leggibile, perciò bandino rosso con caratteri bianchi a prova di orbo. Forse l’occhiello non lo è altrettanto, anzi visto così è inutile.
I primi venti minuti passano tra un ping pong con i collegamenti e con il botto (?) della serata: in collegamento da Roma, Gianfranco Fini. Più che un tg sembra un approfondimento. Il nemico di Berlusconi è stato reintegrato? Oppure sdoganato? Certo che partire con Fini è in apparenza un buon colpo.
Alle 20.58 un breve stacco di pubblicità e poi la Spiezie che si collega con la senatrice Bonino che parla delle elezioni in Egitto. Ping pong con i vari collegamenti (Londra per ora escluso) e con la postazione internet con un giornalista in camicia bianca e cravatta stile ex direttore del TG1, che oggettivamente non aggiunge nulla ma spia nei siti del Corriere.it e Ansa.
Uno sguardo a Roma sui vice-ministri e sottosegretari di governo.
Due cose: alle 20.30 bisogna fare per forza approfondimento (vd. Fini e Bonino) che in realtà è solo superficiale con opinioni di parte o di circostanza?
Secondo: immagini poche, anzi pochissime, in split video sempre con i collegati.
Ma siamo sicuri che i vari inviati sono in loco? Vedere un Alfredo Macchi con lo sfondo delle luci di piazza soffuse da Il Cairo mi sovveniva i collegamenti di Caccamo e Vettorello.
Niente di nuovo. Ho poi cambiato su Fiorello.

domenica 27 novembre 2011

Book da leggere: L'APOSTOLO PAOLO


Joseph Holzner
L'apostolo Paolo
Morcelliana


Probabilmente, anzi sicuramente, ho frequentato poco il catechismo.
Avevo un’immagine tutta mia di S.Paolo: basso, tarchiato, nervoso, irruente, un po’ invasato. Qualche prete me l’avrà comunque inculcato.
Questo è un libro che bisogna assolutamente leggere.

Joseph Holzner oltre che sacerdote è stato il massimo esperto e studioso di S. Paolo. Ha dedicato una buona parte della sua vita a viaggiare e studiare l’esistenza e le lettere del patriarca della Chiesa.

S. Paolo era un dottore della legge ebraica. Era istruito, conosceva il greco, l’aramaico, il latino ed era tenuto molto in considerazione. Quando fu lapidato S. Stefano aveva circa 30 anni, non era perciò un giovinetto, e partecipò attivamente al martirio del primo cristiano.

Mi hanno colpito molte cose della personalità di S. Paolo. Eccole di seguito.

Non aveva conosciuto Gesù, ma la folgorazione sulla via di Damasco l’aveva convertito a Lui totalmente. Chissà se l’avesse conosciuto in vita!
Ma era scritto che doveva arrivare dopo Gesù per annunciare la Chiesa oltre i confini della Palestina.
La sua certezza era in Cristo, la sua decisione, il suo impeto erano la fede in Cristo.
Sia che mangiate, sia che beviate, siete di Cristo.
Una visione della vita e dell’esistenza Cristocentrica. Come Giovanni Paolo II, come Benedetto XVI. Mi ricorda molto don Giussani.
Un uomo certo, senza paura, ma al tempo stesso umile, affezionato a Barnaba e Timoteo, a Pietro, agli altri cristiani che incontrava nei suoi viaggi.
Attento al bene della Chiesa.
Soffrì, fu lapidato e creduto morto, fustigato, incatenato e martirizzato a Roma.
Visse sempre del suo lavoro di tessitore per non pesare sulla Chiesa.
Viaggiò senza sosta per visitare le comunità cristiane e per annunciare Gesù ai pagani. Si sentiva l’ultimo degli ultimi, il più infimo, ma la sua energia di adesione a Cristo era totale.
Chi non desidererebbe essere così?

mercoledì 23 novembre 2011

IL PIU' GRANDE SPETTACOLO DOPO IL WEEK END


Il più grande spettacolo dopo il weekend: quali segreti dietro il successo della seconda puntata?

Ascolti tv da record per la seconda puntata di Il più grande spettacolo dopo il weekend. 12 milioni 157 mila telespettatori di media, per uno share del 42.60%, con picchi di 14 milioni 695 mila alle 21.47, nel momento in cui si esibivano i Coldplay e un successivo picco di share del 49.17 sui saluti finali di Fiorello, prima della sigla finale. Il secondo appuntamento con il varietà di Rai Uno, rispetto al primo, ha guadagnato il 3.41% di share e 2 milioni 361 mila telespettatori. La puntata di ieri, lunedì 21 novembre, dello show di Fiorello, escludendo i vari Festival di Sanremo e gli eventi speciali in generale, è storicamente inquadrabile come lo show di prima serata più visto dal 2006 ad oggi, e al secondo posto troviamo la prima puntata del varietà. Gianni Foresti, in esclusiva per Ilsussidiario.net, commenta con il suo stile un po’ bonario e un po’ tranchant, le ragioni di questo grande successo televisivo. Il programma di Fiorello ha stravinto anche lunedì sera. Numeri da finale di calcio della Champions League con una squadra italiana. E il Grande Fratello di Mediaset? Legnata: 15,71% di share e 3.800.000 teste. Alcune considerazioni. Se nella prima puntata il programma era stato visto soprattutto dai quarantenni in su, questa volta Fiore ha puntato molto sui giovani. È partito coi Cordplay (alla romana), poi con Caparezza, l’attrice Laura Chiatti, i monologhi sulle ragazze che si stirano i capelli e lo slang alla scialla, e la tecnologia alla Twitter (è un suo sponsor?). Per i meno giovani c’era Michael Boublè con le sue melodie, le battute (questa volta un po’ loffie) sulla politica del nuovo e vecchio governo con canzoncina annessa (Ciao, ciao Brambilla…), una canzone del 1968 di Caterina Caselli, e una ancora bella Edwige Fenech. Senza dimenticare Freddy Mercury, la spassosa imitazione di Salvo Sottile, X Factor5 con Marco Baldini/Ariso e Fiorello/Morgano. È proprio un varietà e c’è divertimento per tutti, due ore spassose che tolgono la tristezza della crisi contingente. Fiore non c’è dubbio è bravissimo, è capace di coinvolgere le persone a casa e quelle sul palco con lui. Usando termini da prima Repubblica, si potrebbe dire che è un artista nazional-popolare, che attrae anche i giovani. La sua è una bella ironia, non è mai sfacciata e strafottente, non umilia mai nessuno. I vari comici schierati dovrebbero imparare da lui. Il sesso poi è un argomento che Fiorello normalmente non tocca e qui l’ha solo sfiorato garbatamente tirando in ballo Bruno Vespa. Ma c’era un motivo, il nostro sapeva che dopo di lui ci sarebbe stato Porta a Porta.
Il “furbetto” di Bruno Vespa ha ambientato la puntata su Fiore, facendo rivedere ampi stralci della prima e seconda puntata. E gli è andata di lusso con il 28% di share e 2.900.000 telespettatori . Si può dire che ha concluso la corsa in velocità, ma con la benzina di Fiorello. Ha battuto anche la svogliata e insulsa comicità di Mai dire Grande Fratello che si è fermata al 20% di share con un milione di spettatori. Speriamo che Vespa si calmi, sennò da lunedì prossimo il titolo del programma sarà: # Il più Lungo spettacolo dopo il weekend!