L'arco mi ricorda tanto Guglielmo Tell e la mela, ma anche il povero figlio.
Quando ero piccolo, e non c'era allora la Playstation, mi divertivo con i miei amichetti a costruire fionde ed archi. Per far questi ultimi, utilizzavamo le bacchette degli ombrelli rotti oppure i raggi delle biciclette, mettendoci poi uno spago teso al massimo. Da qui la passione per il tiro con l'arco, a cui si aggiungevano le storie a fumetti degli indiani contro i cowboy.
Vedere perciò i nostri, vincere con l'ultimo tiro utile è stato favoloso.
Più di una decina di anni fa, con mio figlio, andai all'open day della sua scuola.
Una delle attrazioni era il tiro con l'arco. Un maestro con un arco da gara assisteva i tiratori. Forte della mia esperienza giovanile mi presentai. Tre tiri, ma nessun centro, anzi, non beccai neppure il bersaglio di paglia.... Non dissi nulla. Dopo di me, mio figlio di 12 anni, che non aveva mai visto un arco se non nei cartoni animati, scoccò la sua prima freccia: centro nel centro che più non si può. Grande applauso dei presenti. Mi dileguai velocemente, pensando che però in famiglia qualcuno aveva ereditato qualcosa.
domenica 29 luglio 2012
sabato 28 luglio 2012
La Rèclame - Castrogiovanni con l'acqua alla gola
Bellissimo questo terzo spot di avvicinamento alle Olimpiadi per la campagna promossa da Edison.
Nella prima parte Castrogiovanni fa la figura dell'imbranato, non è il suo sport.
Poi nella seconda, applica la tecnica rugbystica alla pallanuoto.
Con effetti esilaranti.
giovedì 26 luglio 2012
La Rèclame: Castrogivanni e la ginnastica ritmica
Il povero rugbysta Martin Castrogiovanni, dopo il volley prova con la ginnastica ritmica.
Impacciatissimo tra cerchio, palla e nastro rosa, azzarda delle mosse del rugby, ma come un bimbo maldestro si ritrova a esercitarsi con il nastro.
Semplice ed esilarante questo secondo spot che attende l'evento Olimpiadi.
Impacciatissimo tra cerchio, palla e nastro rosa, azzarda delle mosse del rugby, ma come un bimbo maldestro si ritrova a esercitarsi con il nastro.
Semplice ed esilarante questo secondo spot che attende l'evento Olimpiadi.
lunedì 23 luglio 2012
La Réclame - Castrogiovanni si da al volley!
Campagna azzeccatissima. Pur di partecipare alle olimpiadi, il rugbista Martin Castrogiovanni prova con il volley. Si allena con la nazionale femminile. Prova il palleggio, il bagher, il muro alzando come nel suo sport una pallavolista sotto rete. Alla fine si ritrova, sconsolato, a rimettere i palloni nel sacco rete.
In un momento in cui le aziende che producono energia sono le uniche che investono massicciamente in pubblicità, Edison ha chiamato il pilone della nazionale italiana come testimonial.
Il claim è: Edison sostienegli azzurri che vanno alle olimpiadi. E quelli che ci vorrebbero andare.
L'azienda non vende il prodotto ma vuole rafforzare il marchio.
La trovata di utilizzare l'orso Castrogiovanni è ottima, un contraltare pasticcione alle atlete che sicuramente parteciperanno all'evento di Londra. Al contrario del nostro testimonial, in quanto il rugby non è disciplina olimpica.Una gag comica sottolineata dalla musica, dai rumori, dai gesti e da nessun parlato e speaker
mercoledì 18 luglio 2012
The Way Back
I motivi per andare a vedere al cinema The Way Back sono tanti e tutti buoni.
Ho letto la critica de L’Espresso che massacrava la
pellicola perché la storia, tratta da un libro biografico, forse non è vera e
perché è un film che manca di senso.
Sulla prima conclusione penso sia un problema di chi l’ha
scritta (l’autore è ormai però morto) e non del film. Sulla seconda, rispondo
che il giornalista scalfariano probabilmente ha dormito durante la proiezione.
Poi spiegherò il perché.
Peter Weir ha girato dei film indimenticabili: Master & Commander, The Truman show,
L’attimo fuggente, Witness. Il testimone, Un anno vissuto pericolosamente, Gli
anni spezzati (Gallipoli), etc.
Tutti film significativi, impegnati, non banali, anzi
drammatici. Tutti con un senso e la persona umana in quanto tale come
protagonista del racconto.
Partiamo dalla fotografia di The Way Back. Bellissima. Inquadrature da incorniciare come la
Siberia innevata, il Tibet, le vette himalayane, il deserto dei Gobi, i
tramonti. Non per nulla il National Geographic è coproduttore. Bisogna tornare al 1981 quando Peter Weir girò
Gli anni spezzati (Gallipoli) e lì scopriamo, in tempi non
sospetti, che il regista immortalava alla grande i paesaggi australiani.
Ma gli attori, sono quasi sempre presenti nell’incontaminata
fotografia paesaggistica, che non è ridotta solo a bella cartolina.
Quando poi si passa ai protagonisti, troviamo dei primi
piani intensi. Totali paesaggistici incantevoli e volti di un’espressività e
bellezza quasi caravaggesca.
Passiamo ora alla siesta del giornalista scalfariano. Si è
perso il significato del film. Qui lo riassumo in tre parole. Libertà,
amicizia, perdono.
Quando si è imprigionati come nel gulag siberiano, non si
può non pensare alla libertà. È un desiderio
reale ed obbiettivo, diceva Solzenicyn, da cui non si può prescindere.
I sei fuggitivi, all’inizio, non possiamo considerarli amici
tra loro, ma pian piano, camminando insieme e con l’aiuto della giovane polacca
che incontrano nella fuga, lo diventano. Si aspettano e si sorreggono nella
fatica fisica, nel trovare da bere e da mangiare. Si confortano nella morte.
Tra i fuggitivi abbiamo un prete con i suoi sensi di colpa,
ha ammazzato un ragazzo comunista dopo che gli avevano profanato la chiesa; un
americano approdato in Russia per la grande depressione con il figlio, ucciso
poi dal regime sovietico. E questo lui, il bravissimo Ed Harris, non se lo
perdona. Il fautore della fuga, un ufficiale polacco considerato spia, è stato
tradito dalla testimonianza estorta alla
moglie con la tortura, e fugge perché vuole ritrovarla e perdonarla.
Un viaggio di purificazione, come è la vita.
Grandissimo il cast su cui si erge l’interpretazione di Mr.
Smith/Ed Harris.
Nota di cronaca, Weir ha avuto come consulente Ann
Applebaum, la maggior storica mondiale sui gulag sovietici. Per non dimenticare
che comunque il film è un giudizio storico sul comunismo.
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