giovedì 25 aprile 2013

Tutto Dante in tv -Benigni



 Tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto 2012, Roberto Benigni ha letto e spiegato in 12 serate i canti dell'Inferno di Dante in piazza a Firenze.Un successo di pubblico eccezionale, sold out per tutta la manifestazione con un'affluenza stimata in 70 mila presenze.
Forti del successo live dell'eclettico artista e soprattutto della serata tv andata in onda in dicembre sulla lettura della Costituzione, vista da 12.600.000 persone con uno share del 44%, RaiDue ha trasmesso il Tutto Dante di Benigni registrato a Firenze. I risultati sono però deludenti: la prima serata aveva superato l'8 % di share, ma poi il 2 aprile si è fermata ad un misero 2,5% battuta addirittura dal canale tematico del Biscione, Iris. Dal 10 aprile hanno provato a correre ai ripari accorpando due serate e così sarà anche stasera. Ma l’esito è stato deludente con ancora degli ascolti disastrosi, una media che ha superato di poco il 3% di share.
Pare che l'artista abbia percepito 300 mila euro a puntata a cui vanno aggiunti i costi di produzione. Indi per cui, un bagno di sangue sotto tutti gli aspetti.
L'agente di Benigni, l'onnipotente Lucio Presta non ha battuto ciglio, ha solo incassato.
Anche il super critico televisivo Aldone Grasso non ha battuto ciglio e ha fatto scrivere del flop sul Corsera ad una sua collaboratrice.
La ruggine tra Aldone e Presta è di vecchia data, e sapendo che l'agente  dei vip prima si vendica e poi perdona, non ha voluto calcare la mano direttamente.

Ma perché le letture televisive di Tutto Dante di Benigni sono un flop?
Le analisi da fare sono diverse. È vero che l'Italia non è  un paese acculturato, dove si leggono pochi  libri, dove gli iscritti al primo anno di liceo classico sono solo il 6% su mezzo milioni di studenti.
È anche vero che però la piazza di Firenze è stata sempre riempita, che Vittorio Sermonti, ben prima di Benigni, ha letto la Divina Commedia con successo nelle varie basiliche d'Italia.
Ciò dimostra che non vi è una disaffezione verso una delle opere basilari della nostra cultura, vi è invece ormai una ricalcitrante apatia verso il mezzo televisivo.
La tv cerca di spettacolarizzazione qualunque cosa: i fatti di sangue, la politica, il gossip, etc.  Anche con Dante, nonostante la bravura di Benigni è accaduta la medesima cosa. Abbagliati dagli ascolti sulla lettura della Costituzione, perché non portare in tv 12 puntate sul l'Inferno?

Ascoltare Dante e la poesia in genere dal vivo è tutt'altra cosa che vederla in tv. L'emozione dei versi, delle rime, dei contenuti sfuggono al mezzo televisivo. L'interiorizzazione  viene meno, l'animo non viene scosso.
Lo show tv appiattisce, disturba, non rende i telespettatori partecipativi, ma li immobilizza in un refrain catodico monotono.. Gli stacchi delle telecamere disturbano, deviano.
La lettura, l'intonazione viene subissata dalle immagini della piazza e dal sudore dell’attore.
Forse, forse sarebbe stato più proficuo mandarlo in radio.

martedì 23 aprile 2013

il Rottamatore



La parola d'ordine e' rottamare. Non parliamo di politica ma di look.
Se pensiamo agli anni '80, alla cravatta fuori dal maglione e all'orologio sopra al polsino della camicia, sorridiamo,  e ci viene in mente il Re Sole.
Uno dei miei primi articoli lo scrissi sul look dei politici per una campagna elettorale.  La maggior parte dei candidati era in giacca e cravatta con camicia button down. Veltroni, D'Alema, Rutelli. Altri, Tajani  e Casini sfoggiavano un collo alla francese. Le giacche erano rigorosamente con i due spacchetti  stile Usa anni '70 a parte il doppiopetto del Cavaliere, l'unico. Dal premier al peones le  cravatte erano di Marinella.
D'Alema leader si adeguò alle scarpe fatte su misura.
Nel 2013 abbiamo visto Grillo con tanto di giacca a vento e occhialoni spaziali (pare che Aspesi abbia ringraziato), Casaleggio con pettinatura medioevale (Figaro se l'è presa), e varie versioni di Renzi.
Il goldenboy toscano non porta la cravatta, e'  sempre in camicia bianca sbottonata, completo blu, oppure giacca con jeans attillati. È paciarotto, verboso, simpatico e pungente. Ha rottamato le button down e le divise grigie stile Publitalia '80. Le giacche son corte e aderenti con un unico spacchetto. Con il caldo  e' passato dal blu istituzionale alle giacche di lino color beige.
Ha rottamato il parlare politicamente corretto per dire che candidare un uomo della prima Repubblica come Marini fosse un insulto per l'Italia.
Non fuma sigarette, figurarsi l'obsoleta pipa come l'ex leader della CISL.
Renzi  ha  folti capelli ben pettinati. Anche questo fa parte del look del giovane rampante rassicurante. Pare che a differenza di Corona non abbia nessun tatuaggio, ma tre figli  e i cattolici perciò lo esaltano.
In questo mondo estremo mediatico fatto di telefonini, internet, iPad, telecamere, Facebook, Twitter, il nostro Renzi ne esce con un look vincente.
E pian piano non si è solo fermato a questo.
Era stato sconfitto da Bersani che poi è risultato perdente nonostante  avesse vinto le elezioni. Poi ha messo all'angolo il benzinaio di Bettola  con la non scelta di Marini e poi lo ha steso. Come? Appoggiando (ma nessuno ci crede) Prodi con tanto di gossip ascoltato in ascensore.

È così il rottamatore che era stato lui stesso rottamato, ha questa volta fuso veramente i rottamati, anzi li ha messi in condizione di rottamarsi da soli.

P.S. Per non sparare sulla Croce Rossa, non cito il look della povera Bindi.

domenica 3 marzo 2013

La Réclame: Dino e il crodino




In questi anni sono stati gli spot più comici della pubblicità. Il marchio è stato esaltato dalle gag.
Il Gorilla è quasi autentico, niente a che vedere con il finto orso di Vodafone che dovrebbe pagare i diritti d'autore. Se nell'orso è la voce di Abatantuono il valore aggiunto, anche qui il doppiaggio non è da meno, anzi.
Potete andare a vedere tutti gli spot nel sito di Crodino Crazy Factory.
La spalla de il Gorilla è Vittoria Cabello. Ironica, spiritosa, non è una  f..a  con il seno esplosivo, ma incide notevolmente nella buona riuscita degli spot.
Certo che i testi sono divertenti e qui sta la differenza con l'orso/Abatantuono.
Ultima cosa: è cambiato il barista, dall'anziano al giovane sosia del sopravvalutato Nicola Savino

domenica 24 febbraio 2013

Le Pagelle della Campagna Elettorale


Molti slogan, tante battute ironiche, ma quasi nessun confronto televisivo tra i candidati. Non che ci mancasse, ma denota come certi meccanismi di propaganda e comunicazione stanno cambiando.

Berlusconi. Caimano, giaguaro, leone. Di fatto, la pelle dell’orso non è ancora pronta per il salotto di Bersani e di Monti. Dato per sconfitto sicuro, è sceso in campo in prima persona e i sondaggi l’han dato in notevole risalita. Come il Milan.. Sapendo di essere in difficoltà è partito in campagna elettorale due mesi prima degli altri invadendo radio, emittenti private, e chi più ne ha più ne metta a suon di battute. Dalla mela delle olgettine a quella di Balotelli, dagli euri alla ex moglie, alle domande con secondi fini dall’abolizione  Imu al quella del bollo auto, swap, swuop, etc. Non c’è che dire. È un grande della comunicazione.         Voto 8, essendo bruciato  per la Presidenza della Repubblica , dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI si è proposto come candidato al soglio pontificio. Con Bersani e Grillo, potrebbe partecipare a Zelig per far risalire gli ascolti del programma.

Bersani.  Con il Cavaliere è la coppia comica di questa compagna elettorale.
Ha detto che smacchierà il giaguaro, ha dato del pifferaio magico a Silvio e del mascalzone a Monti. Discorsi  da osteria di Bettola. Siam mica qui a pettinar le bambole! il suo slogan vincente. Comunicazione da tv in bianco e nero. Dato per vittorioso sta tremando per Berlusca e Grillo.
Voto 6, e' una caricatura da cartoni animati. Garganella.

Renzi il rottamatore. È stato asfaltato dalla rinata macchina da guerra di propaganda ex comunista. È meglio che per ora che torni a lavare i panni in Arno. Voto 6 per l'impegno. Ricorda il Veltroni di Yes We Can, ma in tv viene meglio degli altri.

Vendola. Profeta in patria, perché  da lavoro a tutti, cattolico, gay, progressista, parla con un linguaggio barocco- pomposo incomprensibile.  Onestamente sopravvalutato per il parlamento italiano. Si sforza di voler essere un personaggio moderno e all'avanguardia ... sì, comunista. Voto 6, uomo della magna (nel senso di mangiare) Grecia. Per fortuna lo abbiamo visto poco, sui media, non regge bene i confronti televisivi, la sua inconsistenza politica ed il suo sguardo spesso assente, uniti al suo linguaggio, sono soporiferi.

Ingroia. L'hanno  chiamato in Guatemala, ma se dopo due settimane ce l'han rimandato a casa,  ci sarà  pure un motivo.  Se pensavamo a Di Pietro come l'ultimo dei mohi-cani della lingua italiana, abbiam constatato che non c'è mai limite al peggio. Voto 5 per incoraggiarlo a tornare in Guatemala. Crozza lo imita cosi bene da farci cappottare dalle risate.

Di Pietro. Ha trovato l'anima gemella in Ingroia. Sconnesso nel parlare, magistrato come il precedente, ha dalla sua il virilismo sudista che manca al suo sonnacchioso sodale. È sicuramente in crisi e star lontano dal video gli ha giovato. Voto 5, da furetto e stato sotto traccia, ma se fa un buon numero è pronto a rialzare la cresta. Opportunista.

Fini.  Chi...era costui?  È andato fino ad Agrigento per farsi applaudire da 50 sostenitori. Voto 2, faceva bella figura se non si candidava.

Giannino.  Fare per fermare il declino. Si è fatto un partito a sua immagine per arrestare il decadente  dandismo del suo look. Voleva far perder il Berlusca, ma è scivolato su una laurea fasulla. Si può fare di tutto nella vita: mentire, rubare, etc,  ma devi essere già parlamentare. Senza Voto, e me ne dispiace.

Monti. Detto il Loden, un vestito per tutte le stagioni: bancarie, europee, nazionali, governative, universitarie, popolari,  regionali, etc.
Non eletto dal popolo, e diventato il garante per la rinascita dell'Italia. È sceso in campo e il suo trasformismo si è affermato: si è appiattito come gli altri politici con gli stessi slogan populisti. Voto 5, da tecnico, in tv era accettabile, ora rasenta la tristezza.

Grillo. Comunque finisca è il vincitore. Ha radunato migliaia di persone in piazza con slogan efficaci e terra-terra, sfruttando l'avversione delle persone verso i politici  attuali. Vuol fare la rivoluzione francese ghigliottinando tutti. Non ha voluto andare in tv e rifiuta i confronti sui programmi politici perché lì cadrebbe dal pero. Furbissimo, populista. Voto 8. Domanda: ma di scheletri nell'armadio non ne ha? Attention… i giacobini han fatto poi una brutta fine.

Lupi. Uno sguardo all'enfant prodige di Formigoni (o di Berlusconi?) bisogna darlo. In campagna elettorale si è visto poco. A dire il vero ne aveva dovuta fare tanta prima: da Vespa, a Ballaro, etc per difender il Berlusca sul tema morale (leggi: olgettine). Voto 7, ottimo scalatore di pareti scivolose, tipo specchi.

Due parole sui candidati alla presidenza della regione più importante d' Italia

Ambrosoli. La scelta del Pd e stata azzeccata sia per la sua storia che per la figura che traspare. Non è un gran comunicatore, ma l'apparato del partito e molti preti lombardi lo sostengono. Se il detto: uomo barbuto e sempre piaciuto valeva ai tempi di mia nonna, ora veder in tv un  barbuto intristisce.
Voto 6,5 a lui e all'apparato di propaganda catto-comunista. Domanda: ma il fantasma del triste Prodi che ci faceva sul palco con lui? …. Lo so ma non ve lo dico.

Albertini. Poteva essere il candidato ideale per il PdL, ma tra il fatto che non sempre in passato i rapporti con il Cav sono stati idilliaci e la Lega voleva la presidenza regionale  a tutti i costi, l'ex sindaco si è smarcato con una sua lista ed ed è andato con Monti. Voto 6,5,  da martedì sarà: parlamentare europeo, senatore, consigliere regionale. Un cumulo di voti e di redditi, non resterà certamente in mutande come ai tempi di quando era sindaco (ve la ricordate la sfilata?)
Maroni. Il nuovo che avanza… Non ha il carisma del senatur e non è amatissimo nella Lega, ma se l’elettore lombardo non è masochista, non può buttarsi nelle braccia bolsceviche. Non si è sovraesposto in tv e ha fatto bene, non è un affabulatore e non è molto fotogenico.  Voto 6,5 ed un in bocca al lupo perché se dovesse perdere è finito (vabbè che i politici han nove vite).


martedì 19 febbraio 2013

La Réclame: Aldo Giovanni e Giacomo


Le assicuro, e un'opera museale

Se alcune campagne del trio non sono ben riuscite in  passato, questa e formidabile. L'imbrattatore famoso, l'assistente scansafatiche ed il critico d'arte cialtrone. Un riferimento a Dalì, al medio di Cattelan, e parte la comica con la lima gigante per l'unghia del dito e con un'improbabile scala fatta con materiali di scarto. Il critico vede come opera d'arte quest'ultima e la esalta.
L'idea c'è, la comicità anche. Tutto rimanda ad una realtà surreale che spesso nel campo artistico è invece veritiera.

Mia mogli è passata a Wind. Ha 300 sms gratis al mese e mi inonda di continui messaggi.
Ho querelato Wind per istigazione allo stalking elettronico.

domenica 17 febbraio 2013

Sanremo 2013 - Serata finale




Dopo le pagelle di questi giorni, quelle finali dell’edizione scorsa stilate per ordine alfabetico, volevo trovare una nuova forma per il 2013. Vi ricordate quando a scuola, assentandosi la maestra per qualche minuto  veniva designato un alunno a caso che segnava sulla lavagna i nomi dei  buoni e dei cattivi aggiungendovi le crocette a fianco in base al comportamento?

Bene, ecco i Buoni e i Cattivi del Festival di Sanremo 2013
Legenda: B=Buoni, C=Cattivi 

Mauro Pagani. Direttore dell’orchestra di Sanremo e non solo. Ho scoperto che molti non sanno chi sia. Ora è  un signore posato e ben pettinato che era già famoso con la PFM del live Made in Usa (1974). Polistrumentista. Ha sicuramente messo lo zampino per la scelta degli ospiti musicali stranieri che avevano come comune denominatore le vocalità eccellenti. Vi dice niente Pagani e Demetrio Stratos?  B+++

FFF, Fazio Furbo Fabiolino, con il collettino e il cravattino, precisino e buonino, ma senza verve, spento, triste e mi dispiace dirlo, banale. Spesso una pera cotta, una sfumatura di grigio noiosa, distaccato a volte, non coinvolto e coinvolgente. Nessun valore aggiunto. Sarà contento il Berlusca quando Fazio è tornato a fare l’imitatore, vi dice niente il programma Forza Italia (Odeon – dal 1987) con Zega e la Termali? Il ns è un eroe sopravvalutato dai critici e dalla cultura. Mandiamolo  però alla Casa dell’Allegria di Mike Bongiorno. C+++

Littizzetto. La vera conduttrice del festival con qualche eccesso ogni tanto. Poteva evitare le varie scarpe coi tacchi 15 per superare FazioFF.  Buoni i vestiti no logo degli stilisti amici. Bruttina ma simpatica si è esaltata contro le gnocche e le ha stracciate. Non è stata un’ideona la farfallona-Belen iniziale, ma Litiz  ne è uscita bene.. Non se la tira come FFurboF (che finge di non farlo) e non ha fatto pesare di essere diplomata al Conservatorio. Questa sua competenza poteva  essere utilizzata in chiave musicale. Comunque salvagente. B+

Carlà Bruni. Fa parte delle gnocche, ma anche della scuderia del festival dell’Unità sanremese. Scandaloso invitarla. C+++

Gnocche. Tante, belle e bone. L’occhio vuole la sua parte e FFFabiolino, da scafato mestierante qual è, le ha distribuite come il prezzemolo. B++

Festival dell’Unità sanremese. Il Berlusca vede sempre lungo: conduttori, autori, alcuni ospiti, i comici, alcuni giurati, i due gay. E poi dicono che Rai Uno è del Pdl... C++

Vintage. FFF è uno storico del filone, vi ricordate Anima mia (1997) con Baglioni? Comunque la serata di venerdì ci ha fatto tornare indietro negli anni e le rimembranze son sempre positive. W i nostalgici. B+

Look. Gazzè ha cercato di copiare palesemente Rino Gaetano. Inguardabile nella serata finale con la lente colorata azzurra in un solo occhio. Beppe Vessicchio si è tenuto il pizzo e che pizzo… l’anno prossimo senza barba, speriamo.  Il leader di Marta sui tubi è il sosia povero di Freddy Mercury. C+++

Pubblicità. Avete notato gli spot della Vodafone con il pinguino Pino, star musicale con la voce di Elio (delle Storie Tese)? Almeno è meglio dell’orso Abatantuono. Niente è a caso, ma preludio della voce seguente. B+

Elio e le Storie Tese. Sono stati i veri comici, ma solo per il bel trasformismo da tenori grassoni di iersera. Le loro canzoni  sono veramente scarse, ma era già risaputo che sarebbero arrivati tra i primi come nell’edizione della  Terra dei Cachi. FFFabiolino conosce bene i meccanismi della tv e un gruppo demenziale di tendenza che fa finta di essere contro il potere, ma che guadagna prendendo in giro i pirla che li osannano, non poteva che far lievitare gli ascolti. C+++

Canzoni. La maggior parte belle, ma non faccio parte della giuria di qualità. B++

Giuria di qualità. Lascio stare le mie sensazioni, ma la maggior parte dei giurati eran tristi come FazioFF. Ma per quale motivo il voto di pochi sfigati di qualità (alcuni però li salvo) doveva incidere per il 50% sui risultati finali? Pensate alla Dandini: esodata d’oro, viene a prendere il gettone dall’amico Fabiolino, e per chi potrebbe votare se non per Elio e C, band presente nei suoi show? C+++

TV. Scenografia, buona l’idea dell’albero con i rami a ballatoio su cui è schierata una parte dell’orchestra. Un po’ meno il palco trasparente con le poltroncine sottostanti. Anche i lati del palco fasciati di color legno hanno appesantito la scena, soprattutto quando era inquadrata in totale. Luci, discrete, anche se un po’ cupe, ma forse rispettavano le suggestioni di FFurboF. Regia, istituzionale,  discreta, non c’era da inventarsi nulla. Avete notato che quest’anno le riprese sulla platea sono state pochissime? Meglio concentrare le telecamere sulle gnocche e sul conduttore, quasi sempre in campo. B++

Pensierino finale.                                                                                                                             
Senza offesa per nessuno, sia chiaro, ma dopo vari anni ho imparato che nella vita bisogna giudicare. Senza però pensare di essere a livello di Aristotele, Kant, e dei magistrati della Procura di Milano. A dir la verità preferisco quelli di Siena: nonostante una quasi bancarotta da 4 miliardi di euro, nessuno è ancora stato arrestato. Viva il G. (non il punto, non il giudizio, ma il garantismo). 

sabato 16 febbraio 2013

Giovedì 14 febbraio, terza serata del Festival di Sanremo



http://www.ilsussidiario.net



Giovedì, terza serata del Festival e per fortuna si parla di calcio. Roberto Baggio è stata la star della kermesse non cantata. Ospite d‘oro del pallone.
Imbiancato, inquartato, pacato ed emozionato, ha letto una lettera ai giovani con parole per lui importanti: passione, gioia, coraggio, successo, sacrificio. Si realizza nella vita quello che si è; il sacrificio è l’essenza della vita. Il ns. ha subito sei interventi chirurgici, ma ha sempre combattuto e segnato più di 200 goal in serie A. La lettera forse l’ha stilata il suo amico-manager-guida spirituale buddista Vittorio Petrone ma sicuramente sotto dettatura di Roby Baggio.
La serata è stata segnata dalla parola amore. Che ideona per Fazio e suoi autori, Posani, Martelli, Serra (tutti da Festival dell’Unità), che hanno preso spunto dalla ricorrenza di San Valentino. Mai chiamato in causa fortunatamente, anche se ieri era la festa di due grandi santi della Chiesa, Cirillo e Metodio patroni d’Europa (sicuramente non ben accetti al Festival dell’Unità).
Amore, che si è esplicitato in una banale gag iniziale tra i due conduttori sull’aria della canzone Trottolino Amoroso, con tanto di fiori. Dalla parola amore al flash mob contro la violenza nei confronti delle donne, al pippotto di Litiz sull’amore gay e sui diritti dei non sposati. Slogan ed editti. Mi è sembrata più che la festa del’amore, la festa della donna e della propaganda vetero zapateriana.
La chiave di tutto ciò è un relativismo, ben espresso dalle dittature marxiste ed atee con la proclamazione delle feste nazionali  dell’Amore, della Donna, della Luce, del Lavoro, della Libertà e dei Diritti Sociali (Russi, Cina  i casi più eclatanti).                                                                                                           L’aria da Festival dell’Unità, sarò monotono, si respirava pesantemente.
Fabiolino è apparso sempre spento, e triste-triste, con la sua camicia con il solito collettino (ma era la stessa della prima e seconda serata?) e la cravattina con l’elastico. È ritornato agli antipodi con alcune battute imitando Vespa ed altri, ma niente di eclatante.
Se la prima sera Litiz era da mandare a casa, mercoledì invece è stata la star contro-gnocca e ieri è stata lei                   la conduttrice. È in ascesa, non solo per le bizzarre scarpe colorate dal tacco 20.
Passiamo alla musica. Abbiamo ascoltato le canzoni di tutti i big e dei giovani. In generale non male sia nei testi che nella musica, ma lascio ad altri che hanno più sensibilità musicale e capacità critica, il giudizio sull’argomento.                                                                                                                                       Non posso astenermi dal parlare di Elio & C. che pare spopolino sul web. Qualcuno li ha esaltati per le canzoni e per il cabaret che hanno portato al festival. Mi spiace ma se il primo motivo faceva veramente schifo sia nel testo che nella musica, la canzone rimasta in gara non è da meno. Dicono che sia una parodia, una presa in giro feroce del mondo della musica. Amici svegliatevi, se non si fossero travestiti e non avessero scritto testi irriverenti e insulsi, chi li avrebbe seguiti? Solo chi (leggi Fazio e qualche critico tv)  travisa  la realtà scambiando gag da Colorado per musica ed ironia vera.
Una domanda. Ma perché invitare Al Bano a mezzanotte per fargli cantare alcune strofe e alle 24,10 mandarlo a dormire con un premio-trofeo più grande di lui? Risposta rifacendomi a Elio: Perché Sanremo è Sanremo!