giovedì 19 settembre 2013

Book da leggere - Sono postumo di me stesso. Giulio Andreotti

Sono postumo di me stesso
Giulio Andreotti
a cura di Massimo Franco
Mondadori




- Non basta avere ragione. Bisogna che gli altri te la riconoscano.
- Se un oratore usa più di due aggettivi per ogni sostantivo diffidatene.
- Certi nuovi iscritti alla DC vogliono insegnare il Credo agli Apostoli.
- Non mi piace la politica botanica del centrosinistra: con tutti questi Ulivi e Margherite e Querce...
- Non ho mai creduto che sia possibile distinguere gli uomini in due categorie, angeli e diavoli. Siamo tutti dei medi peccatori.
- L'ironia e la miglior cura per non morire. E le migliori cure sono atroci.
- Vi è un genere pericoloso di numismatici: i collezionisti di moneta corrente.
- Non mi danno la colpa anche delle guerre puniche perché sono avvenute troppi secoli fa.
- La legge e uguale per tutti, tranne che per i magistrati. Forse perché nei tribunali c'è l'hanno scritto  alle spalle e fanno fatica a girarsi.
- Sapendo che Pietro lo avrebbe rinnegato per tre volte, Gesù gli guarì la suocera morente.

Queste sono alcune delle battute di Giulio Andreotti.
Non aggiungo altro, non si può non leggere questo libro.

mercoledì 18 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti continua - VENEZIA da SALVARE.



VENEZIA da SALVARE.

Philomena. Buon film con una grande interpretazione di Judi Dench da Coppa Volpi. I media hanno accesso la miccia polemica contro la Chiesa, ma non hanno ascoltato la l'attrice del film raccontare il suo incontro con la protagonista reale della storia, una donna che ha perdonato, che ha una grande fede e che è rimasta nella Chiesa. Ma questo non fa notizia.

The Zero Theorem. Gilliman visionario, colorato, ma con la domanda sul senso della vita, sulla felicità, sulla solitudine e perciò  scartato dai critici e giornalisti troppo supponenti ed egocentrici.

Tom Hardy grandissimo, incollato al sedile di un auto per un'ora e mezza in LOCKE. La storia tiene. È da solo al telefono con moglie, amante, colleghi di lavoro. Sul senso della storia si può discutere, ma pone domande. Hardy, che nella vita è un truzzo totale,  nel film è veramente bravo, maturo, commovente. Altro che odore di Oscar per la Bullock.

Child of God. Durissimo film tratto da un libro del 1973 di Cormack McCarty. Girato senza fronzoli dal genietto James Franco. Il protagonista, Scott Haze dà il meglio di sè stesso in un ruolo difficilissimo.  Storia però troppo cruda da mettere in pellicola, ma non si può vedere Haze senza vedere il film. Non lo farei vedere ai miei amici. Salvo solo l'attore e la regia.

lunedì 16 settembre 2013

Ieri il "Che", oggi Justin Bieber: quando il desiderio è vittima dei falsi idoli

 

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2013/9/16/IL-CASO-Ieri-il-Che-oggi-Justin-Bieber-quando-il-desiderio-e-vittima-dei-falsi-idoli/427342/

 


Questa la cronaca dal sito internet de La Repubblica:
“ Una ragazzina di 13 anni di colore è stata aggredita e picchiata da tre coetanee italiane in piazza Duomo a Milano. È accaduto improvvisamente nel pomeriggio. Le giovanissime, tutte fan di Justin Bieber (il giovane cantante, musicista e attore canadese) indossavano magliette che lo raffigurano e si erano trovate inneggiando a lui e intonando alcune sue canzoni quando, per motivi che la polizia locale deve ancora chiarire, in tre si sono concentrate sulla ragazzina di colore che ha raccontato agli agenti di essere stata "aggredita verbalmente" e poi picchiata da una di loro, che le ha strappato dalle mani la borsetta iniziando a correre via per piazza Duomo.”


Poi, sui social network, una ragazza testimone dell’aggressione ha scritto vari tweet raccontando dell’accanimento con calci e pugni da parte di un gruppo di ragazze, non certo fan di Bieber, ma  neppure supporter degli One Direction come lei stessa.

SONO IMPAZZITA PIANGENDO E HO URLATO DAVANTI A TUTTA LA GENTE CHE MI FISSAVA:"MA SIAMO PAZZI? SI PUÒ PICCHIARE UNA RAGAZZA PERCHÈ ASCOLTA JUSTIN BIEBER?! SI PUÒ? CHE MONDO DI MERDA"

Negli anni ’70 avevo compagni di scuola che si vestivano con scarpe a punta, polo con il coccodrillo, occhiali da sole con il cerchietto d’oro e giubbetto di renna. Fascisti chiamati sanbabilini, che si scontravano con spranghe e catene  con gli extra-parlamentari di lotta Continua e Democrazia proletaria, vestiti invece con eskimo, jeans sdruciti e Clarks tarocche.
Eravamo negli anni di piombo e non si poteva certo sbeffeggiare gli Inti Illimani, Re Nudo e Guccini. Lucio Battisti era considerato un qualunquista di destra.
Ci si scontrava e si moriva per l’ideologia.
Alla fine dei  degli anni ’70 ho avuto compagni che allargavano le inferriate di San Siro con il crick e si pigliavano a bottigliate sugli spalti. Ragazzi normali che allo stadio diventavano perfetti idioti.
Questi esistono ancor’oggi.

Dopo sono arrivati i paninari, gli yuppie e poi di tutto e di più. Milano da bere, la caduta del muro di Berlino,  tangentopoli, il Cavaliere, internet, Putin, Obama, le Femen.
Questa è la storia.

Se prima i giovani si uccidevano tra loro per un un’ideologia politica, ora tutto questo non esiste.
Ma adesso come allora, i ragazzi si alzano alla mattina desiderando che qualcosa accada per ciascuno di loro. Qualcosa di buono.
Gli idoli sono sempre esistiti, prima il Che e Fidel, ora Bieber, Scamarcio o la Juve.
Al Festival di Venezia ho visto più di trecento ragazzine che correvano urlanti dietro all’ex Harry Potter. Una di esse mi ha detto di aver letto ben dodici volte ciascun libro sul maghetto.

Non sono un sociologo, ma per esperienza mi sono accorto della fragilità di tutte queste generazioni.
Ragazzi e adolescenti sempre più insicuri, instabili ma sempre desiderosi di vivere. Ed è questo che spesso li porta a gesti estremi.
Si può avere l’IPhone ultimo modello, wazzappare e facebookare tutto il giorno ma al contempo essere tristi e insoddisfatti.

La domanda che pongo è: come noi adulti possiamo aiutarli?

giovedì 12 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti continua

VENEZIA da ANNEGARE.

Incesto, evirazioni,  violenza domestica, omicidi, stupri, necrofilia, suicidi, sesso,  pornografia, gay in evidenza, horror.
Tragedie e basta, come se la speranza non esistesse, e tutti i luoghi di bene, leggi famiglia, fossero azzerati. Al contempo la domanda sul senso della vita è straripante.
Come già al festival di Cannes anche Venezia si è adeguata agli argomenti sopraccitati. Questo è lo specchio della nostra società nichilista, in cui Dio è fatto fuori, ma le urgenze e i desideri di realizzazione emergono comunque fortissimi.

Ecco la lista dei film di cui sopra.
Da non vedere.

LES TERRASSES - Cinque storie drammatiche di violenza, tortura e sesso ad Algeri. Poteva essere peggio.

L'INTREPIDO - Parte bene ma poi un suicidio. Un figlio in depressione, con uno scatto finale velocissimo di speranza.
Quasi quasi riedito il film fermandolo alla fine degli esilaranti rimpiazzi lavorativi di Albanese.

MISS VIOLENCE - Un'undicenne nel giorno del suo compleanno si suicida.
Famiglia borghese nella bufera.
Perciò creiamo il genitore 1 e 2.

VIA CASTELLANA BANDIERA - Due donne ostinate, tristi con la loro solitudine si affrontano sulle loro rispettive auto in un vicolo palermitano.
Western siciliano? Ma va la...

TOM À LA FERME - Il compagno del giovane si suicida, ma i genitori del defunto non sanno dell'omosessualità del figlio. ARCI-Gay alla riscossa.

CHILD OF GOD -  Stupri di donne morte e omicidi, tratto da un libro del 1973 di C. McCarty. Pesantissimo.

LA JALOUSIE - Un attore senza lavoro con figlia avuta da un'altra donna, vive con una compagna attrice anch'essa disoccupata. Tenta il suicidio.
In bianco e nero. Per tutti gli attori sfighe'.

REDEMPTION - Storie di uomini e donne alla ricerca vacua di redenzione.
Da soli non si va da nessuna parte.

UKRAINA NE BORDEL (UKRAINE IS NOT A BROTHEL) - Quelle furbe delle Femen con i seni al vento. Marketing cinematografico. Belletette però.

MOEBIUS - Tre evirazioni e un'unica grande disperazione familiare. Pare che del pisello se ne può fare anche a meno.

UNDER THE SKIN - Un'aliena autostoppista che vampirizza gli automobilisti.
B movie nonostante Scarlett.

DIE FRAU DES POLIZISTEN - Violenza familiare di un agente della polizia. La moglie cerca di preservare da sola la purezza di cuore della piccola figlia.
59 capitoli, pallosissimo. Quadri lentissimi. Da dormire al terzo capitolo.

NIGHT MOVES - Tre ambientalisti incattiviti vogliono far saltare una diga idroelettrica. Va bene per i No-Tav.

WOLF CREEK 2 - Horror e sangue. Film di serie C.

THE CANYONS - Pornografia in still life.

JIAOYOU
Un uomo e i suoi due figli  disperati e affamati come cani randagi.
Non ci resta che piangere.

EASTERN BOYS
Alla stazione di Parigi un ragazzino facente parte di una banda di sbandati dell'Est viene agganciato da un pedofilo. La banda gli svaligia la casa, ma il rapporto tra i due inizia da il.
Anche nella pedofilia c'è amore?

RUIN
Lei è prostituta in un bordello in Vietnam, lui un vagabondo che cerca di aiutarla. Ma non è Berlusconi.

MAHI VA GORBEH
Un thriller/horror con tre cuochi che nel loro ristorante hanno come prelibatezza la carne. Dei campeggiatori.
Dopo il B Movie, l'horror di serie C, ecco quello di Promozione (la serie D non esiste più).

martedì 10 settembre 2013

Festival di Venezia - il Ruggito del... Foresti continua


CHE STRANO CHIAMARSI FELLINI - Scola racconta Fellini.

I due si sono conosciuti alla fine degli anni '30 nella redazione romana del settimanale umoristico Marc'Aurelio,  dove disegnavano vignette e scrivevano battute. Sono diventati amici e il loro rapporto è continuato fino alla morte di Fellini.  Segno della loro amicizia e stata la partecipazione del Maestro Federico, nelle vesti di  sè    stesso, nella scena de La Dolce Vita nella fontana di Trevi, nel film di Scola C'eravamo tanto amati.
Questi ha voluto render un omaggio all'amico con questo film presentato a Venezia. Su Rubini, il Madonnaro, non si può che dire bene.
Un film che non aveva pretese di vincere nessun premio, ma di essere un riconoscimento d'affetto nei confronti del grande Maestro.
Amarcord.

Agli amanti di Fellini consiglio vivamente di vedere il film

venerdì 6 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito del... Foresti

Andrzej Wajda arriva a Venezia con il film Walesa Man of Hope. Il cineasta 88enne non si risparmia in conferenza stampa. Il film doveva raccontare di Walesa visto dagli occhi della moglie Danuta che si sacrifica per il marito, ma poi il soggetto è stato stravolto. Il film parte con l'intervista-scontro fatta al leader polacco da Oriana Fallaci.
" E' la prima giornalista che chiede a Walesa cosa succederà, se arriveranno i carri armati russi. Ma Lech certo e sicuro risponde che questo non succederà, non arriveranno mai. Da qui si capisce l'acume politico dell'elettricista dei cantieri di Danzica che in tre giorni è diventato l'eroe della Polonia.
L'intervista con la Fallaci è un vero e proprio duello tra due persone molto intelligenti e rivedendola mi è sembrata  un vero e proprio dramma teatrale.
Walesa è l'eroe del suo tempo, adesso non può essere paragonabile con nessuno. Gli scioperi erano iniziati per protesta contro le basse retribuzioni degli operai, poi e nata Solidarność. Lech, un uomo umile e semplice, ne è diventato il leader carismatico con 10 milioni di iscritti"

Incontro poi casualmente A. Wajda, sorretto da un bastone e dalla traduttrice. Ha 88 anni ma un viso gioioso e due occhi azzurri che si stupiscono ancora. Mi complimento per il film su Walesa e poi estraggo dal portafoglio l'immagine della Madonna di Częstochowa che ho in tasca come protezione dal 1984. I suoi occhi si illuminano e sorride, si emoziona come un bambino, mi ringrazio e se ne va contento.

giovedì 5 settembre 2013

Festival di Venezia - il ruggito... del Foresti

Il film L'INTREPIDO di Gianni Amelio ha tradito le aspettative. Annunciato come una commedia, è stato invece un film di tutt'altro argomento. Partito bene, dopo quaranta minuti ha preso la deriva della tragicità con un suicidio e la visione depressiva della vita da parte del figlio musicista di Antonio Albanese.
L'idea non è male, un precario di 48 anni, divorziato, si mantiene facendo il rimpiazzista, ovvero sostituisce le persone per poche ore nei diversi lavori. Incontra una ragazza senza speranza che poi si suiciderà, mentre il figlio sassofonista è in crisi con la vita e la sua band.Fotografia autunnale della nuova Milano con i palazzi di Unicredit (sponsor del film) troppo presente. Il film poteva essere buono, ma è scivolato sulla deriva che rispecchia la società odierna, cioè l'incapacità di speranza, anche se la domanda sulla felicità esce spesso nel film.Tutti dicono che Albanese non ha i tempi cinematografici, non sò, nella prima parte forse sì, nella seconda è un po' di plastica.

L'evento di ieri è sono state le Femen. Un'azione di marketing ben congegnata. Una conferenza stampa in cui due bionde del gruppo hanno fatto una filippica degna di molti politici. Nessun giornalista ha avuto il coraggio di affrontare l'argomento finanziamento e dollari alla base della costituzione del gruppo di protesta. Non sono state sfilare sul red carpet, ma sul photocall hanno dato il meglio di loro stesse arrivando in topless.Se non facessero così non farebbero notizia.