sabato 4 giugno 2016

Erdogan e Armenia



Dopo aver studiato storia alle superiori scoprii di essere ignorante.
Sul libro di testo in uso allora, il Camera-Fabietti, non si parlava delle Foibe, del triangolo rosso della morte in Emilia Romagna, dell'arroganza piemontese che piallò il sud Italia, Cefalonia, gli alpini in Russia, Togliatti al soldo di Stalin.
 Queste vicende storiche le scoprii dopo il 1980. Per non parlare di quelle straniere, Russia e gulag, Pol Pot,  America e pellerossa, Messico e persecuzioni cristiane, etc.
Una delle ultime mie scoperte storiche è stato il genocidio degli Armeni. Me ne parlò anni fa una mia amica, la cui nonna armena si era salvata dalle purghe turche.
Nel 2015 se ne è parlato molto poiché sono trascorsi 100 anni esatti.
Ancor oggi lo stato turco non riconosce il genocidio, non è mai accaduto che un milione e mezzo di armeni fossero sterminati.
Certo, il primo ministro Erdogan cammina su un filo di ragnatela, afferma che non ci furono le camere a gas come con gli ebrei, perciò non ci fu genocidio, ma al tempo stesso gli armeni furono trasferiti con lunghe marce forzate in luoghi inospitali, derubati degli averi e lasciati morire di stenti e di fame.
In Francia è reato negare il genocidio armeno.
La Germania della Merkel ha riconosciuto pochi giorni fa lo sterminio, Erdogan si è comportato da sultano protestando per le ingerenze e ritirando l’ambasciatore in terra tedesca,
Un pensiero ci sovviene: a marzo la UE ha elargito 6 miliardi di euro alla Turchia per far fronte al problema dell’immigrazione. Un regalo bello e buono ad un paese che dalle sue frontiere fa entrare armi e contrabbanda petrolio con l’Isis. Forse, come sostiene Mons. Angelo Scola non è meglio sostenere l’Italia come fulcro d’aiuto per l’immigrazione?
La Turchia è in  crisi con la Russia di Putin ed ha  una situazione non certo tranquilla con gli Usa.
Perché ora la Merkel compie uno sfregio così importante dopo essere stata in prima linea per sovvenzionare i turchi? C’è dietro lo zampino americano?
Mentre il sultano Erdogan paventa una crisi internazionale, bombarda i curdi. Che sia questo il motivo scatenante della scelta del governo tedesco?
 Mha…. Ai posteri ed alla storia l’ardua sentenza.
Forse tra cent’anni saremo qui a discutere dello sterminio dei curdi.



Ho appena letto un tomo di 800 pagine, un bellissimo romanzo di Franz Werfel, I QUARANTA GIORNI DEL MUSSA DAGH.
L'autore è lo stesso che scrisse nel 1941, BERNADETTE. Lui, ebreo rifugiatosi a Lourdes per sfuggire ai nazisti, fece voto di scrivere un libro su Bernadette e le apparizioni della Madonna se si fosse salvato. È così fu.
Dal libro è stato poi tratto il veritiero ed indimenticabile film del 1943.
Torniamo agli Armeni.
Il libro è il racconto romanzato, scritto nel 1929, ma molto circostanziato, di un fatto realmente accaduto. I turchi il 24 aprile 1915 avevano iniziato la politica di stermino del popolo armeno con arresti e confisca dei beni a Istanbul. In poche settimane in  tutta la Turchia, le comunità armene dovettero abbandonare in maniera forzata le proprie case, lavori, attività e proprietà  con marce verso luoghi inospitali.
Non con treni come gli ebrei, ma a piedi.
Il risultato fu identico: uno sterminio.

Nella valle che guardava l'altopiano del Mussa Dagh gli abitanti dei tre paesi si rifugiarono invece sulla montagna. Erano in cinquemila. Accerchiati dall'esercito turco resistettero per 40 giorni. Allo stremo delle forze e ormai alla fame, furono salvati provvidenzialmente da una nave da guerra francese. Erano rimasti in 4.500. Storia vera, romanzata con l'innesto della figura di un comandante armeno che organizzò le truppe di difesa.


Vale la pena leggerlo. 

venerdì 3 giugno 2016

UNA DOMANDA PER FARCI RIFLETTERE



UNA DOMANDA PER FARCI RIFLETTERE

mercoledì 1 giugno 2016

FOTO PARKING



PARCHEGGIO PERFETTO

lunedì 30 maggio 2016

AMICI, l'eccezione dei talente show arrivati al capolinea.

http://www.ilsussidiario.net




Quando si parla di talenti mi vien in mente la parabola del Vangelo in cui il servo che ne ricevette uno dal suo padrone lo andò a nascondere in una buca e non lo fece fruttare.
Ora partiamo dal fatto che la televisione è considerata un mezzo per poter emergere, dove, se va bene, si fanno euri a palate. Pensate solo alle veline di Striscia la Notizia: tv, pubblicità, foto, calendari, programmi televisivi, calciatori, etc…
 La storica Corrida con Corrado era un programma nazional-popolare in cui svariati personaggi si presentavano per cantare, imitare, suonare. Un programma  al limite del surreale e della comicità, una sagra paesana. Dilettanti allo sbaraglio, puro divertimento-
In questi anni le cose son cambiate, si è passati a format televisivi in cui si scoprono i talenti, appunto i Talent show. Ne abbiamo visti e continuiamo a vederne una valangata.
Quello che continua a sbancare è Amici di Maria De Filippi, la sua finale ha superato il 26% di share mantenendo per tutte le puntate una media del 25%. Premesso che Maria azzecca tutti i programmi che conduce e produce , con Amici ha lanciato artisti come Marco Carta, The Kolors, Emma ed Alessandra Amoroso, e perciò bisogna riconoscere che il suo è un talent serio, con al centro i partecipanti e con l’esaltazione delle loro capacità. E siamo arrivati alla 15^ edizione.
Di seguito vi elenco altri talent in onda  su Sky, Rai e Mediaset: Italia's Got Talent, Tú sí que vales,  Pequeños gigantes, Ballando con le stelle, The Voice of Italy-        La maggior parte  con risultati abbastanza deludenti.
Sono tutti format stranieri, mentre Amici è una creatura ispirata a Saranno Famosi ma adattata e studiata per i nostri ragazzi ed il nostro pubblico. Per resistere a 15 edizioni i passi e le correzioni sono stati tanti, ma i frutti si vedono.
L’altra cosa da dire e che spesso nei talent chi la fa da padrone non sono i concorrenti che vogliono emergere con le loro potenzialità, ma gli ospiti ed i giurati celebri. Non a caso questi ultimi sono spesso big, e son quasi sempre sopra le righe. I giornali parlano di Belen, Elio, J-Ax , etc, più che dei partecipanti al programma. Vengono risaltate le dispute dialettiche (leggi scazzi o litigate) più che le performance dei concorrenti.
La tv genera un cortocircuito mediatico in cui alcuni big (o mostri), diventano sempre più mostri.
Una voce direi diversa è X-Factor, questo talent lo collocherei come un vero e proprio concorso per voci nuove, con tanto di partecipazione delle case discografiche. Da qui sono usciti Mengoni, Giusy Ferreri e la Michelin che ha strabiliato a Sanremo 2016. Qui siamo già sul business musicale. Non a caso nelle audizione per la prossima edizione, in Lombardia, si son presentati in ventimila. Esagerati, pensan tutti di essere dei Lucio Battisti? Chiaro è che in questo momento di crisi lavorativa renziana più che avere talento si cerca la fortuna. Il traguardo è la grana, se azzecchi una canzone che fa milioni di copie, solo di diritti Siae sei a posto per generazioni.
Non ho citato di proposito i talent culinari, ce ne sono ormai una marea sui vari canali. Non mi piacciono, non sopporto vedere poveri aspiranti cuochi messi alla berlina dai vari Cracco, Barbieri, Oldani, La Mantia, che vanno in tv, scrivono libri, ma domanda: quando cucinano nel loro ristorante?
Se considero i reality ormai esauriti sia nella vena creativa che in novità (quella è un ricordo passato), allo stesso mondo considero i talent show. L’aggravante per entrambi è un alimentare una tv  trash e una cultura di non educazione tra il pubblico.

Comunque non c’è solo la tv per esprimere il proprio talento. Pensate a internet, anzi a Youtube e a tutte quelle persone che postano i propri video e diventano virali. E a suon di click si esce dai confini e dagli schermi italiani. 

giovedì 26 maggio 2016

RISORTO




RISEN - RISORTO

Se GESÙ è risorto dopo tre giorni, questo film è stato nelle sale la settimana prima di Pasqua solo per tre giorni e poi è scomparso. Come dire che è meglio togliercelo dalle scatole per non farci riflettere. È stato definito un clone venuto male de L'INCHIESTA di Damiano Damiani del 1986. Buon film quello, venuto da un'idea del geniale Ennio Flaiano. 

RISEN, RISORTO, a me non è dispiaciuto. Se nel film di Damiani Gesù risorto veniva cercato ma non si vedeva mai, in RISORTO, il Messia si presenta in carne ed ossa dopo la Resurrezione. 
Alcuni l'hanno definito un film poliziesco con il tribuno Clavio nelle vesti di detective.
Propongo una visione differente.
Direi che la trama del film è coerente coi vangeli della Resurrezione.
Il sepolcro è scoperchiato, le corde coi sigilli stracciate, il corpo di Gesù non c'è più, così come i due soldati di guardia.
Il tribuno Clavio aveva visto Gesù morire in croce, il suo sguardo aveva attentamente scrutato il volto tumefatto del Cristo.
Nel sepolcro scoperchiato aveva toccato e guardato attentamente la Sindone con il volto di Gesù.
Con le sue truppe si era messo alla ricerca dell'uomo scomparso. Seguendo un discepolo era entrato nel Cenacolo e aveva trovato i discepoli con il Signore. Tommaso aveva toccato la ferita della lancia.
Sbalordito ed esterefatto abbandona i suoi legionari depistandoli per seguire Pietro e i discepoli, standosene però sempre in disparte, osservando.
Arrivati in Galilea, Clavio assiste alla pesca miracolosa, si siede con gli apostoli e Gesù a mangiare i pesci arrostiti.
Chiede a Pietro:
Perché lo avete seguito?
In quel momento Gesù guarisce un lebbroso e Pietro afferma:
Ecco perché !
Clavio dice a Gesù:  Non so cosa chiedere.
Gesù gli risponde: Parla con il cuore.

Il Signore ascende al Cielo e Clavio, sorridendo, rivolgendosi a Pietro afferma: Io credo che non sarò più lo stesso.

Clavio è un uomo che prende sul serio la propria umanità. Osserva, guarda attentamente, si pone domande, incontra degli uomini che non hanno paura di morire, che si definiscono liberi, che amano Gesù.  Clavio ha visto un uomo crocefisso e poi vivo, resuscitato e continua a seguirlo insieme ai discepoli. Non dormiva con loro, stava a dieci metri da essi. Quando poi si sente accolto da Gesù si scioglie e perfino il suo volto da duro uomo darmi si addolcisce.
E non sarà più lo stesso.

lunedì 23 maggio 2016

Yellow book - LA STRATEGIA DI BOSCH di Michael Connelly

Michael Connelly
LA STRATEGIA DI BOSCH

Piemme 2016 

Il nuovo romanzo di Michel Connelly uscito negli Usa nel 2014, ha sempre come protagonista il detective Bosch affiancato dalla giovane new entry Lucy. Si occupano di casi irrisolti, cold case. Dopo 10 anni di sedia a rotelle muore un mariachi, era stato ferito accidentalmente in una sparatoria per strada. La pallottola gli si era conficcata nella spina dorsale ed era rimasto paralizzato. Da morto gli hanno potuto estrarre la pallottola scoprendo che era stata sparata da un fucile di precisione. Ripartono le indagini per scoprire il killer. La trama si incrocia con la vita personale di Lucy che da bambina sopravvisse ad un incendio mentre altre sue compagne perirono intossicate. L’incendio era doloso ma non era mai stato scoperto il movente e l’autore. Le indagini sui due casi continuano in parallelo, una ufficialmente e l’altra nel tempo libero. Si arriverà alla risoluzione  di entrambi, ma Bosch, non amato dai superiori verrà sospeso. Ricerca della verità, il male e il bene si contrappongono. Inaspettatamente, come anche nella serie tv, si inserisce un elemento di redenzione per una delle persone coinvolte. Da ladra a suora missionaria.
La saga continuerà 

venerdì 20 maggio 2016

FOTO dal CIELO



Il Signore dà sempre un segno