lunedì 23 luglio 2018

12 SOLDIERS/ Un western con i mitra che celebra il patriottismo americano


12 SOLDIERS/ Un western con i mitra che celebra il patriottismo americano

Nelle sale italiane è da poco uscito 12 Soldiers prodotto da Jerry Bruckheimer, uno che di film d'azione se ne intende, con all'attivo molti successi sia sul grande schermo (un c.v. da paura) che in tv (CSI, Cold Case, Senza traccia, ecc.). Suo il mitico film sul disastroso intervento americano a Mogadiscio in Somalia nel 1993, Black Hawk Down, girato da Ridley Scott. In 12 Soldiers si respirano le stesse sensazioni: fotografia esagerata con panoramiche e totali, questa volta dei monti afghani (ma girato nel New Mexico), combattenti in controluce al tramonto, elicotteri e pallottole che ci massacrano i timpani. Qui in più ci sono gli animali, i cavalli. Sembra anacronistico che nel 2001 si combatta ancora a cavallo, ma questa è la storia, vera, accaduta poco dopo la tragedia dell'11 settembre.
Questa la vicenda. Un'unità speciale americana di 12 uomini; denominata Alpha 595, viene lasciata in Afghanistan il 19 ottobre 2001 (furono le prime truppe Usa a entrare in territorio nemico dopo l'attaccante alle Torri Gemelle) con il compito di unirsi   alle truppe dell'Alleanza del Nord guidata dal generale Abdul Rashid Dostum con lo scopo di affiancare i 1.500 cavalieri e i 1.500 fanti afgani per liberare Mazar-i Sharif dai talebani. Guideranno via terra i bombardamenti pilotati dei bombardieri americani.
I 12 soldati, 12 Strong, forti, nel titolo originale americano, sono motivati dal loro patriottismo, vogliono combattere chi li ha terrorizzati in casa propria. E questa è la motivazione che li muove come volontari, decisi nel compiere la missione e ritornare a casa dai propri cari. L'impatto della squadra speciale con l'Afghanistan non è dei migliori, chilometri e chilometri montuosi percorribili perlopiù a cavallo e, a parte il capitano e un altro soldato, nessuno aveva mai cavalcato. E poi inizialmente vi era un divario con gli afghani, uniti contro i talebani ma divisi in fazioni, che consideravano al tempo stesso gli americani degli alleati, ma comunque degli intrusi che prima o poi se ne sarebbero andati. Il ghiaccio si scioglie quando il bel capitano (cinematograficamente s'intende) Mitch Nelsonin in un duro scontro che vedeva gli afgani soccombere accorre con la pattuglia Alpha e con un'azione spericolata salva baracca e burattini conquistando la fiducia del generale Dostum.
Bombe, sparatorie, conflitti a fuoco nel puro stile di Black Hawk Down con gli americani e afgani vincitori. Il tutto condito dai cavalli: sembrava la carica del 10^ Cavalleria che combatteva con mitra alla mano non gli indiani o i sudisti, ma i talebani. Tex Willer in tutta mimetica da combattimento Usa. Un western vero e proprio.
Il soggetto è stato tratto dal libro "Horse soldiers" e questo inizialmente doveva essere il titolo del film, che poi fu cambiato per rendere più forte l'azione patriottica dei soldati. In onore delle unità speciali americane vi è una statua in bronzo alta 5 metri di fronte a Ground Zero e al 9/11 Memorial con un soldato a cavallo che sembra proteggere il World Trade Center.

domenica 22 luglio 2018

GIOVANNINO GUARESCHI

GIOVANNINO  GUARESCHI




1908 - 1968

venerdì 20 luglio 2018

Dominique Bar - Gaetän Evrard - CRISTIANI PERSEGUITATI






Dominique Bar - Gaetän Evrard 
CRISTIANI PERSEGUITATI
Il martirio per la Croce oggi
con il contributo di Gian Micalessin
Controstorie

Questo volume era uscito tempo fa insieme a il Giornale, ma nelle edicole non l'ho mai trovato.
È un fumetto storico uscito in Francia nel 2016 e in Italia alla fine del 2017.
Le prime dieci pagine scritte da G.Micalessin (uno degli ultimi veri reporter di guerra) non sono solo una introduzione al libro, ma un riassunto realista e veritiero della persecuzione dei cristiani nel mondo.
 Se viene toccato un giornalista o un compagno, il mondo si solleva, se invece le autobomba dei kamikaze entrano in chiesa durante una messa e uccidono a valanga, sono di normale amministrazione.



Il fumetto inizia con i cristiani egiziani copti in tuta arancione, martirizzati dai fanatici musulmani. Un'immagine che ha scioccato il mondo intero. Vengono poi toccate tutte le nazioni dove i cristiani sono perseguitati.
Un libro coraggioso.




mercoledì 18 luglio 2018

Gigi De Fiore - BRIGANTI! Controstoria della guerra contadina nel sud dei Gattopardi





Gigi De Fiore
BRIGANTI!
Controstoria della guerra contadina nel sud dei Gattopardi
Utet 

Frequentavo la terza superiore e ideologizzato al punto giusto sbottai, insieme al mio compagno di banco, con l'insegnante di italiano e storia. Sessantenne, colta, socialista dichiarata, s'arrabbiò con sti due pischelli perché durante una lezione continuavano ad intervenire criticando l'esposizione sull'unità di Italia e soprattutto sulla questione meridionale.
Sbottò: "Voi siete uguali ad un mio ex alunno, tale ...... (diventato poi un noto politico milanese) che non veniva mai e quando c'era rompeva i c.......i !".
Come dire: "Statevene pure fuori nelle mie ore"
A dire il vero ci andavo poco ma ero preparato, soprattutto su Garibaldi, i Borboni, i Piemontesi, i briganti.
Avevo letto libretti e opuscoli su quel periodo storico in un seminario di una settimana durante un periodo di autogestione scolastica.
Dopo quarant'anni ho travolto questo libro, Briganti, che memore del mio glorioso passato scolastico, ho acquistato e letto.





Si narra con dovizia di particolari, frutto di una notevole ricerca storica, perché scoppiò il brigantaggio in Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. 
Non so francamente cosa dicano i libri di storia scolastici odierni, certo che ai miei tempi i briganti erano considerati i peggiori malfattori che lottavano contro l'unità d'Italia.

Nonostante la mia insegnante fosse meridionale, non spese parole per le motivazione che sobillarono i vari Carmine Crocco, Schiavone, etc, e lasciò passare l'arroganza dello Stato Piemontese  come una cosa dovuta per il bene del paese.

Il libro racconta le figure storiche più importanti del brigantaggio meridionale, della loro violenza, delle uccisioni e saccheggi compiute, ma anche di come l'opposizione piemontese non guardò in faccia nessuno, fucilando briganti e gente innocente senza processi.

lunedì 16 luglio 2018

Mondiali paperopoli - the end




Mondiali paperopoli
 the end

Francia - Croazia

venerdì 13 luglio 2018

MONDIALI PAPEROPOLI


MONDIALI  PAPEROPOLI - MUSLERA

mercoledì 11 luglio 2018

NO I MONDIALI NO!/ Truffe e scommesse ne La Stangata che non annoia mai



http://www.ilsussidiario.net

NO I MONDIALI NO!/ Truffe e scommesse ne La Stangata che non annoia mai


Il significato della parola stangata è: pesante e imprevisto salasso di denaro. Noi italiani lo sappiamo bene, basta pensare alle operazioni del governo Monti. Speriamo invece che il duo nazional-popolare M5S e Lega tenga fede alle promesse fatte agli elettori. Vedremo. Una cantonata potrebbe essere invece il Ronaldo alla Juventus per 105 milioni con uno stipendio annuale di 30, stangata per i bianconeri e cantonata per il bomber. Perché? Presto detto, la fregatura sarà che il portoghese indossando la casacca bianconera finalmente non vincerà più nessuna Champions League…
Bene vi propongo ora La Stangata, film del 1973 diretto da George Roy Hill con due grandi star, Paul Newman e Robert Redford, vincitore di ben sette Oscar nel 1974, tra cui la regia, la sceneggiatura e la colonna sonora. Sicuramente vi ricordate il ragtime, non certo in voga negli anni ‘30 in cui il film è ambientato, motivetto diventato ben presto famoso. I nostri due attori non hanno vinto una cippa, anzi sono stati bistrattati da Hollywood. Il regista li aveva già diretti nel bel western Butch Cassidydel 1969 e la statuetta avrebbero dovuto vincerla loro ex aequo, invece la diedero a Jack Lemmon.
L’idea de La Stangata è veramente bella e non ci si annoia mai. È una commedia noir con colpi di scena che stupiscono fino alla fine delle due ore della pellicola. Anni ‘30. un truffatore da strada, R. Redford, con altri due soci rubano una consegna di denaro a un corriere. Peccato che questi faccia parte di una banda alle dipendenze del malavitoso Robert Shaw (anche lui molto bravo), che fa uccidere il suo corriere e uno dei soci.
Redford riesce a scappare ai sicari e alla polizia e si rivolge a un vecchio amico del socio morto, Paul Newman. I due organizzano una truffa alla grande nei confronti del cattivone, con tanto di casting di comparse inscenano una sala scommesse. Paul Newman incontra “casualmente” in treno R. Shaw, butta un’esca, Redford inizia un doppio gioco e il pollo si ritrova a scommettere alle corse ippiche nella sala di P. Newman. e vince, o meglio viene fatto vincere.
I pulotti accalappiano Redford, ma sono fermati dall’FBI che vuole incastrare Newman, mentre i sicari del malavitoso cercano ancora il nostro biondino non sapendo che ce l’hanno in casa. Tra dollari e liquori appare anche una pupa che fa girar la testa a Redford, ma niente è come appare… Il gangster, ormai accalappiato all’amo, scommetterà con una soffiata 500.000 dollari su un cavallo vincente, peccato che invece arriverà secondo. Scoppia il putiferio, arriva l’FBI, Paul Newman spara uccidendo il giuda Redford, mentre il capo dei federali uccide il grigio dagli occhi azzurri. Il gangster viene fatto scappare. Fine della storia? Truffa finita nel sangue? Guardate il film e lo saprete.
Non c’è un attimo di tregua, soggetto e sceneggiatura sono ispirate agli hard-boiled degli anni ‘30 di Dashiell Hammett, con sangue e vittime, dollari, scommesse, liquori e cattivoni, polizia corrotta, FBI, dove non c’è però un detective sregolato, ma due sani e bei truffatori che vogliono vendicare la morte violenta di un loro amico, sbancando il mandante dell’omicidio sul suo punto debole, i dollari. Aggiungetevi l’interpretazione delicata e sostanziosa di Newman e Redford e il loro carisma, l’umorismo che circonda molte scene e si ha un noir che non è un pulp, ma che ha molto della commedia.