sabato 5 ottobre 2019

Santa Maria Faustina Kowalska


Santa Faustina Kowalska




la Divina Misericordia


giovedì 3 ottobre 2019

Pierre Laurent Cabantous - UN DON CAMILLO A CERVIA



Pierre Laurent Cabantous
UN DON CAMILLO A CERVIA
Itaca


L'autore  è  un parroco di Cervia. Che sia romagnolo mi sorgono dei dubbi, ma ha carisma da vendere. Il libretto, si legge velocemente, ha un che di rasserenante. Potremmo considerarlo una copia del don Camillo di Guareschi e forse lo è. Il parroco li aveva postati su Facebook e ora ne è uscito un libro. Colloqui con Gesù non banali soprattutto in questo momento storico.


martedì 1 ottobre 2019

Robert Crais - LA PROMESSA



Robert Crais
LA PROMESSA 
Mondadori


E siamo all'ennesima avventura del detective Elvis Cole aiutato da Joe Pike e da un contractor  invisibile di nome Jone Stone.
Una donna chiede al nostro di cercare Amy Breslyn scomparsa da una settimana, ingegnere chimico che lavora per un'azienda  affiliata all'esercito, occupandosi di ordigni. 

Si è messa in aspettativa ed è  sparita con 460.000 dollari. L'unica traccia ė un uomo con cui usciva nell'ultimo periodo. Ha una storia terribile, il figlio Jacob, giornalista, le è stato ucciso da un attentato di Al Queda in Nigeria e ne è rimasta sconvolta.
Cole parte all'arrembaggio ma si trova invischiato in unomicidio e con la polizia di LA che lo crede .... e con l'agente della cinofila Scott ed il suo cane Maggie.
Questi nella casa del morto assassinato ha trovato con il suo fiuto una quantità  enorme di armi ed esplosivo.
L'eroe del romanzo non è Cole, ma Maggie ed il suo agente, un branco. Il libro narra dei capitoli visti dagli occhi del pastore tedesco.
Amy, a donna scomparsa pare stia trattando la vendita di 200 kg di plastico con terroristi islamici per poi vendicarsi della morte del figlio. Ma gli acquirenti sono solo dei banditi che assaltano furgoni. L'intermediario è stato visto in volto dall'agente Scott e tenta più volte di ucciderlo insieme a Maggie. 
Ma quando il gioco si fa duro.... arrivano i nostri.

lunedì 30 settembre 2019

IMMA TATARANNI – SOSTITUTO PROCURATORE/ Le furbate della fiction Rai


IMMA TATARANNI – SOSTITUTO PROCURATORE/ Le furbate della fiction Rai

Di Mariolina Venezia avevo letto anni fa il primo romanzo con protagonista Imma Tataranni, Come pietre tra i sassi, ma non aveva lasciato traccia nella mia mente, vabbè che era il 2011 e da allora ho perso un po'  di neuroni, però se un giallo mi colpisce e mi appassiona, me ne ricordo.
L'autrice ha poi scritto altri due libri e un quarto uscirà in questi giorni.
Questa dicesi furbata, una uscita libraria  in concomitanza della prima puntata della fiction RAI, Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, attestatosi sul 23% di share con 5.000.000 di teste.
Direi un buon successo di pubblico ma, a mio avviso, non tutto meritato. Il noto critico Aldone Grasso l'ha stroncata sulla sua quotidiana rubrica del Corrierone, anche se scocca un dardo avvelenato verso il produttore, noto agente di star televisive. Concordo, a parte il dardo, con Aldone.
La scrittura è molto condensata: i dialoghi sono sintetici nella loro temporalità, come se si avesse fretta di concludere le azioni. Ed anche un po' banali.
Si dirà che ė la prima fiction con una donna investigatrice, e questo ė vero, che l'attrice Valeria Scalera interpreta bene la procuratrice Imma, ed anche questo ė vero. Sui vestiti ed i tacchi 12 era facile lavorare, mentre sulla gestualità, mimica e carattere della protagonista c'è stato un buon impegno, diciamo che la Scalera ha svolto una buona caratterizzazione. Andiamo avanti con le furbate.
La seconda ė stata far interpretare il marito di Imma a Massimo Gallo, commissario Palma nella fiction I Bastardi di Pizzofalcone; la terza ė stata l'apparizione a mo' di guest star di Giampaolo Morelli (il mio amato Coliandro dei Flli Manetti) nelle vesti di un improbabile Gesù e la quarta nel ruolo del finto buono, ma invece cattivissimo, il bel Cesare Bocci in arte Mimì Augello, braccio destro del Commissario Montalbano. Insomma, un polpettone attoriale per dare un appeal sicuro. Non da meno lo ė Carlo Buccirosso, Procuraratore Capo, utilizzato come macchiettista napoletano, che invece meriterebbe molto di più.
La furbata più grossa è stata quella di portare in fiction un romanzo ambientato a Matera, Patrimonio Mondiale Unesco, designata Capitale europea della Cultura 2019. Qui la lungimiranza del produttore ha fatto si di proporre un prodotto che cade a fagiolo.
Matera, la citta dei sassi, è bellissima, caratteristica ed unica al mondo. La fotografia del regista Francesco Amato per ora è stata espressa in poche immagini in totale da cartolina. L’atmosfera che ad esempio si respira negli scorci della Sicilia del Commissario Montalbano per ora non si vede proprio, forse valeva la pena di sottolineare invece la location a cominciare dalla prima puntata.
 L’estate del dito è il primo dei sei episodi della serie. La nostra procuratrice è in ferie al mare a Metaponto ed in acqua trova un dito mozzato. Ritorna a Matera, dove non lontano, sono stati trovati prima una gamba e poi degli altri resti, mancano il bacino e la testa. Le indagini conducono ad una azienda agricola, una onlus per il recupero dei carcerati, gestita da un brutale capò e presieduta dall’immacolato, in apparenza, Cesare Bocci. Facile intuire chi è il colpevole.
Una fiction giallo-commedia, visto che le battute e i personaggi macchiettistici si sprecano, come il succitato Procuratore Capo, come la madre di Imma, affetta da demenza senile ed altre battute varie della procuratrice e del marito.
Aggiungiamoci un po' di lotta interna familiare con la figlia e un interessamento verso il giovane appuntato Ippazio ed il minestrone è fatto.
Sicuramente è una fiction distensiva ma non del livello qualitativo a cui Rai Uno ci ha abituati. Considerando che in Valle d’Aosta c’è Rocco Schiavone, a Trieste la Porta Rossa, a Bologna Coliandro, a Roma Nero a Metà con Claudio Amendola, a Napoli I Bastardi e in Sicilia Montalbano, direi che la Rai potrebbe aprire un canale tv in giallo. Manca un commissario Ambrosio tutto milanese. Tra l’altro, l’ennesima replica del commissario di Camilleri andata in onda lunedì, si è attestata sul 21% di share con 4.700.000 telespettatori. Montalbano è sempre una garanzia.
Bene, aspetto la prossima puntata di Imma Tataranni che è tratta dal libro che ho letto, Come pietre tra i sassi.

venerdì 27 settembre 2019

LA FAMIGLIA GUARESCHI A FUMETTI




ReNoir
CORRIERINO DELLE FAMIGLIE


Dopo il successo di DON CAMILLO A FUMETTI, la casa editrice RENOIR avvia un'altra  collana : CORRIERINO DELLE   FAMIGLIE.
Straordinaria e bellissima  idea mettere in fumetto i racconti nati dalla penna di Giovannino Guareschi ispirati alla sua vita familiare.
Al Meeting di Rimini ė stato presentato il volume, dire che è il caso di vederlo, spiega molto meglio di come posso farlo io.


https://www.youtube.com/watch?v=mp6iieSLcDY






mercoledì 25 settembre 2019

don Camillo - il cadavere vivente



E siamo al secondo fumetto formato Diabolik. Le storie sono due, la prima che ne da il titolo ė apparsa su Il Candido nel 1954. Un po' giallo, un po' thriller con una conclusione inaspettata. La seconda, Il Campione del 1956 è esilarante.
Da collezione


lunedì 23 settembre 2019

IL COMMISSARIO MAIGRET/ Il lavoro di Simenon dietro il successo dei film




https://www.ilsussidiario.net

Il Commissario Maigret, compie 90 anni. La prima avventura scritta da Georges Simenon fu “Pietr il Lettone” a cui se ne aggiunsero altre 74. Successo planetari. In Italia ebbe il suo apice con la trasposizione in 35 sceneggiati televisivi, Le inchieste del Commissario Maigret, interpretato da Gino Cervi dal 1964 al 1972, anno in cui uscì poi l’ultimo romanzo con protagonista il commissario di Simenon.

Vi ho presentato quattro film, tre dei quali con Jean Gabin e uno con Gino Cervi nelle vesti di Maigret. Forse in pochi lo sanno, ma già nel 1961 Leonardo Sciascia scrisse vari articoli sul nostro pulotto e sui maggiori scrittori di libri noir e i loro eroi, oggi raccolti in un libricino edito da Adelphi, “Il metodo del commissario Maigret e altri scritti sul giallo”.


“Il metodo di indagine del commissario Maigret non procede per indizi materiali, per deduzioni positive, come quelle di Sherlock Holmes; né attraverso la cerebrale algebrica ricostruzione del crimine, come quello di Poirot.” (Pag. 95)
Non c’è la supponenza del piccoletto coi baffi di Agata Christie, dove spesso le trame sono inverosimili, come ad esempio in “Assassinio sull’Orient Express”; oppure al puro scientismo di Arthur Conan Doyle, che anticipa forse il CSI – Scene del crimine che spesso vediamo in tv.
“Con un’aria di massiccia ottusità, Maigret è un uomo che si affida alla conoscenza del cuore umano e alle istantanee intuizioni: sa cogliere nella vibrazione della voce, nell’esitazione di un gesto, nell’arredamento di una stanza, più verità che nelle impronte digitali e nelle perizie balistiche. Non è un fanatico della legge: qualche volta lascia persino che il colpevole non paghi nella misura della legge; gli basta sapere che pagherà nella misura del rimorso.” (pag. 96)
Maigret non sfrucuglia nelle pieghe degli omicidi (pensate invece ai tanti programmi tv che ci assillano), non esaspera il delitto in quanto male assoluto, è cosciente che a chiunque (anche all’Abele di turno) può scattare il guizzo criminale. Come dire che tutti possiamo sbagliare, anzi, tutti siamo peccatori.
Mi ha sempre colpito l’affermazione che spesso Simenon mette in bocca a Maigret: “Io non penso mai”, lui è un uomo che vede e osserva. Continua Sciascia:“E il vedere gli uomini e l’amarli si possono considerare come qualità peculiari di Simenon: qualità che permettono allo scrittore di giungere alla verità dell’uomo così come a Maigret permettono di giungere alla soluzione di un caso” (pag. 102)
E ancora:“Maigret vede: vede perché ama. Non c’è personaggio, nella letteratura contemporanea, che ami la vita e gli uomini quanto Maigret” (pag. 103).
Molti dei personaggi dei romanzi li aveva incontrati nella vita reale e li aveva adattati per i suoi libri: si fermava nei bar, nelle osterie, sulle chiuse fluviali ed osservava la gente. Prediligeva i poveracci, i falliti, chi era solo. La solitudine contraddistingue la vita di molti suoi personaggi, in primis Maigret, uomo che non dava quasi mai giudizi morali sui suoi indagati.
Simenon conosceva gli uomini, ma non si considerava uno psicologo, diceva di se stesso: “Ancora una volta, è piuttosto una questione di sensibilità… Essere psicologo presuppone un’intelligenza, io non ne ho.”
Oltre al libro di Sciascia vi consiglio anche “Conversazioni con Simenon” di Francis Lacassin e “Intervista con Georges Simenon di Carvel Collins. Il primo è ancora in circolazione edito da Lindau, mentre il secondo è fuori catalogo ed è di Minimum Fax.
A scrivere un episodio di Maigret Simenon impiegava non più di 11 giorni. Si isolava da tutti, sospendeva gli appuntamenti, non si faceva passare le telefonate. Aveva una libreria piena zeppa di guide telefoniche della Francia, da cui attingeva per i nomi dei protagonisti dei suoi romanzi. Ne sceglieva 30 e man mano ne scartava fino ad arrivare a un massimo di 12. Passeggiava avanti e indietro per la stanza ripetendo a voce alta i nomi scelti, scartando quelli che non gli suonavano bene. Poi redigeva il profilo di ciascuno dei rimanenti e iniziava a scrivere a macchina il romanzo con protagonista Maigret.
In queste interviste raccontava che il suo modo di scrivere è molto essenziale e chiaro, non arzigogolato. Dopo la prima battitura rileggeva e toglieva tutti gli aggettivi e le frasi che gli sembravano superflue. Il lettore doveva entrare subito nella scena. Una scrittura asciutta, che non poteva contemplare, ad esempio, la parola crepuscolare. Diceva che se guardi una mela in un dipinto da Cezanne, capisci subito che il pittore ha dato pennellate semplici e decise, e così voleva che fosse la sua scrittura.


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