venerdì 3 gennaio 2020

FLORENCE/ Meryl Streep e la musica che supera la malattia




FLORENCE/ Meryl Streep e la musica che supera la malattia

“Forse possono dire che non so cantare, ma nessuno può dire che non ho cantato”. Sono le ultime parole di Florence prima di spirare tra le braccia del marito. Bellissimo questo film, Florence (2016) di Stephen Frears, biopic un po’ romanzato, che parla di musica e di una donna, Florence Foster Jenksin, ricchissima ereditiera nata nel 1868 e morta nel 1944. Ammalata di sifilide per 50 anni trova la forza di vivere nella musica, nel canto lirico. Incide un disco a proprie spese in onore dei soldati in guerra. Lo potete ascoltare su YouTube nella versione originale. Le radio americane lo mandarono in onda a manetta e suo malgrado divenne una star… stonata. Anzi stonatissima. Ma lei non lo voleva sapere, viveva nel suo mondo mentre il marito elargiva stecche in dollari per comprarsi i critici musicali.
Direte: una pazza, un’eccentrica, una riccona fuori dalla realtà. Forse, può darsi, non ho letto il libro della sua vita, non spetta a me giudicare. Certo che la sua vita sembra una favola. Americana chiaramente. Florence trapassa la sua malattia con la musica e il canto. È questo che nonostante la sua patologia la tiene in vita.
Florence ė interpretata dalla bravissima Meryl Streep. Per me la più grande attrice degli ultimi 40 anni, sulla cresta dell’onda dal 1978 con Il Cacciatore, tre Oscar, tantissime interpretazioni di varia natura. Non è bella come Sharon Stone, come la Theron, ma le batte tutte. Vestire i panni di Florence poteva non essere difficile, ma lei ci ha messo del suo, poteva essere sconveniente come immagine, ma ne è valsa invece la pena. Ha reso umana e non viziata e neppure oca la figura di una donna ferita fisicamente con il pallino del canto lirico e con la presunzione di essere una brava cantante.
Il marito è nel film il pacione Hugh Grant che, beato lui, non invecchia mai. Le fa da manager e da corruttore di giornalisti. La mette a letto e poi va tutte le sere dalla sua amante, così da vent’anni. Finché arriva al punto di rottura, sentendo prendere in giro Florence per le sue non attitudini canore, riconosce invece un vero affetto che era rimasto sempre sopito per lei.
Florence ha fondato con i suoi dollari il Club Verdi, dove canta ed elargisce cospicui bigliettoni a vari personaggi tra cui Arturo Toscanini. Nella sua non modestia presunzione si esibì nella prestigiosa Carnegie Hall con un pienone pazzesco. La critica questa volta la massacrò senza che il marito riuscisse a coprirla. Morì un mese dopo.
Grandissima Meryl anche nei gorgheggi, negli acuti striduli, nelle stonature. Immedesimata sino in fondo, nell’umanità vera della cantante, con le sue paure e i suoi desideri, le toglie l’alone di macchietta che la circonda. Hugh Grant all’inizio ė il solito bamboccione inamidato nel sorriso e nello sguardo, con il suo freddo aplomb inglese. Ma poi si scioglie nel momento in cui viene toccata Florence e si trasforma in un uomo che sa amare non solo il proprio tornaconto. Grant da attore sottovalutato attraversa bene questa trasformazione.
Bravissimo il pianista di Florence (Simon Helberg) ha un viso e uno sguardo che fa sorridere anche quando non si muove. Non lo scopriamo adesso, basta sintonizzarsi sulla serie tv “The Big Bang Theory”, dove con i capelli a caschetto dei primi Beatles è uno dei mattatori e protagonisti dal 2007. Meriterebbe più spazio sul grande schermo.
Due parole sul regista Stephen Frears. Ha sfondato con The QueenLa Regina (2006), con cui Helen Mirren vinse l’Oscar nel 2007 come attrice protagonista, poi ha inanellato dei buoni film come Philomena (2013), Florence e Vittoria e Abdul (2017). Invecchiando ha girato dei film di buona qualità.
Giudizio finale su Florence. Grande M. Streep, bravissimo il suo pianista, voto positivo alla storia romanzata della soprano convinta di essere un’ugola d’oro. Un film biopic/commedia e allo stesso tempo drammatico, ma non banale. Anzi.

lunedì 30 dicembre 2019

a Gesù avevo chiesto un BILIARDO....




....è arrivato con mia nipote che a 4 anni gioca meglio di me

domenica 29 dicembre 2019

SISTER ACT/ Musica e Whoopi Goldberg per una commedia che funziona


SISTER ACT/ Musica e Whoopi Goldberg per una commedia che funziona



Questo è un film che ha allietato molti quando ė uscito nelle sale e che continua a divertire, nonostante sia datato 1992, chi lo vede oggi per la prima o l’ennesima volta. Parliamo di Sister Act – Una svitata in abito da suora, commedia con tanto di musica che si rivelò un successo al botteghino con 230 milioni di dollari di incasso. La pellicola non aveva pretese culturali, fini particolari o messaggi subliminali religiosi, voleva solo divertire con tanto di musica come collante.
Il cast ė stato fondamentale e ha sfondato con la sua punta di diamante, Whoopi Goldberg, che nel 1991 aveva vinto l’Oscar per la miglior attrice non protagonista con  il film Ghost – Fantasma  ma che a mio avviso era stata già strepitosa nel drammatico Il Color Viola di Steven Spielberg del 1985. Accanto a lei a interpretare la madre superiora del convento dove la protagonista ė rifugiata, Maggie Smith con allora già due  Oscar vinti all’attivo, il primo  come miglior attrice protagonista nel 1970 con il drammatico La Strana voglia di Jean e poi nel 1979 nel film commedia/comico California Suite come attrice non protagonista. Aggiungiamoci il boss malavitoso interpretato da Harvey Keitel (chi non lo conoscesse faccia un ripasso), che non ha vinto Oscar ma ha un grande c.v.
Passiamo alla trama che come dicevo non ha nessuna pretesa, ma ė sicuramente divertente con qualche trovata. Deloris Van Cartier (Whoopi Goldberg) è una cantante e l’amante di Vince LaRocca (Harvey Keitel) in quel del Nevada, padrone di case da gioco e boss malavitoso. Suo malgrado, la nostra assiste a un omicidio voluto dal suo uomo. L’FBI si mette alle sue calcagna e la ricatta costringendola a diventare testimone. In attesa del processo deve restare sotto copertura e qui sta la prima trovata del film: il pulotto la nasconde in un convento a San Francisco.
Lei domanda:  – Cosa potrò fare?
E l’agente le risponde:  – Pregare.
Trovata direte? Certo ai tempi era una situazione  inverosimile, ma se pensate al giorno d’oggi…. Quando arriva a Frisco il suo primo incontro è con l’austera madre superiora che oltre a vestirla, la incorona religiosa (finta) con il nome di Suor Maria Claretta, all’insaputa delle altre coinquiline del convento e la incita: –  Maria Claretta, se è stato Dio a portarti qui, sfrutta l’occasione.
La seconda trovata del film ė che non avendo nessun intento religioso, al contempo non fa satira di bassa lega, non prende in giro nessuna suora, ma ripercuote sul convento e sugli spettatori del film la simpatia del ciclone Whoopi. È lei la star del film che con la sua esuberanza e con lei sue doti canterine sconvolge e risveglia le assonnate (nel film) suore. Le conquista con la sua estrosità, ma al tempo stesso rinnova il repertorio musicale delle religiose che a dire il vero era abbastanza asfittico. Il gruppo di suore fagocitate da Suor Maria Claretta diventa un tifone, favolosa la gag nel casinò tra le slot machine, il diavolo e l’Acqua Santa.
Mettiamo insieme i vari personaggi (brava e simpaticissima la cicciotta Suor Maria Patrizia, stregata da Whoopi), le gag mai volgari ma per famiglie, le battute semplici ma efficaci, le interpretazioni che convincono, aggiungiamoci la musica e otteniamo un bel film rilassante e godibile. Direi che non viene offeso nessuno, né la Chiesa, né le suore e neppure il Papa, San Giovanni Paolo II (un sosia) che, raggiunto in Vaticano dalla nomea canterina delle nostre, si ferma nella loro chiesa nel suo viaggio negli States. Certamente irreale, visionario ma non negativo, anzi, pacificante.

giovedì 26 dicembre 2019

mercoledì 25 dicembre 2019

lunedì 23 dicembre 2019

LETIZIA BATTAGLIA a Milano


Ha iniziato a 36 anni andando a fotografare Pasolini
Alla fine della mostra c'è un video con Letizia Battaglia:
"La fotografia non è tecnica è cuore"


Foto di strada, donne, bambini, morti di mafia