Vi ricordate quando le auto erano così?
Spot efficace, del 2011, ma riportato in vita per la campagna Citroen attuale.Il vintage sta ritornando di moda. Simpatico, una grande trovata.
giovedì 25 ottobre 2012
domenica 21 ottobre 2012
Il Lungo autunno. Contostoria del Sessantotto Cattolico
Roberto
Beretta - Il lungo autunno - Rizzoli
- 1998
Questo libro l’ho letto per caso. Stavo leggendo l’appassionante
vita di un missionario, padre Aristide Pirovano, quando mi sono imbattuto in alcune citazioni
de Il Lungo Autunno. L’ho poi recuperato e letto. Ne è valsa la
pena.
È una ricerca storica approfondita sullo scompiglio
e i mutamenti all’interno della Chiesa e dei movimenti cattolici italiani
causati dal famoso Sessantotto.
La contestazione colpì le Acli, Gioventù
Studentesca, Azione Cattolica, Mani Tese, etc. I seminari furono
abbandonati in massa, moltissimi preti chiesero di andare a lavorare in
fabbrica per condividere le lotte operaie ed altrettanti abbandonarono la veste.
Il cuore dei primi movimenti che cavalcarono la
contestazione era cattolico. Forse questo fu l’inizio del cattocomunismo.
Se la pianta perde le radici, si secca e muore. Così
è stato per moltissimi cattolici italiani. Se le esigenze e i desideri di
giustizia sociale dei contestatori erano inizialmente genuini, l’ideologia ha
avuto il sopravvento ed è poi scaturita in violenza.
Madre Teresa affermava che leggendo bene il vangelo
si nota che Gesù, per la preghiera, sacrificava la carità. Questo per
insegnarci che, senza Dio, siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri.
mercoledì 17 ottobre 2012
Aristide Pirovano - Il Vescovo partigiano
Piero
Gheddo - IL
VESCOVO PARTIGIANO Aristide Pirovano 1915-1997 Editrice Missionaria
Italiana – 2007
Il titolo è abbastanza riduttivo, in quanto il libro
ripercorre la vita del missionario e non solo il periodo della sua militanza
partigiana. Certo che con un nome così, Aristide, il protagonista non poteva che avere una vita avventurosa, non
certo quella di impiegato statale. Tipo vigoroso il nostro Aristide. Ordinato
sacerdote nel 1941 nella congregazione del Pontificio Italiano Missioni Estere, entrò in contatto
con il CNL di Milano. Venne arrestato dalle SS tedesche nel 1943, restò a San
Vittore per tre mesi tra interrogatori e pestaggi, ma continuò a negare i suoi
rapporti con i partigiani.Dopo
l’8 settembre salvò dalle mani vendicative dei partigiani rossi sia fascisti
che militari tedeschi. Nel 1946 partì missionario per il Brasile. Fu lui ad
aprire la strada all’evangelizzazione in Amazzonia. Qui incontrò il dott. Marcello Candia e diede
vita al movimento Mani Tese. Fu ordinato Vescovo (il primo)
della diocesi di Macapà.Tutto finito? No, fu richiamato in Italia
nel 1965 perché venne eletto superiore generale del PIME per due mandati fino al 1977. Dall’Amazzonia a Roma il passo non fu facile.
Attraversò il Concilio Vaticano II, il sessantotto, risanando lo spirito e le
finanze della congregazione. Uomo di grande fede, attaccato a Cristo, sia nella
foresta che nella capitale della cristianità. Mise ordine nel PIME durante la contestazione del ’68 consolidandosi alle radici ed alla
tradizione della Chiesa, che aveva incontrato sin da bambino.
Allo scadere del secondo mandato si offrì per andare
in missione nelle Filippine. Ci sarebbe andato da semplice sacerdote. Ma il
clericalismo viveva e vive all’interno delle curie. Restò in stand-by per
qualche tempo.
Fu allora, verso la fine del 1977 che ebbi occasione
di sentirlo parlare. In una mattina di bigiata scolastica mi intrufolai con un
mio compagno nel salone conferenze del PIME di Milano ad un incontro tenuto da
don Giussani per gli universitari degli atenei minori. Don Giussani arrivando aveva incontrato Aristide Pirovano e l’aveva
invitato. L’ospite inatteso testimoniò
ai presenti la sua esperienza di vita missionaria. Era alto magro, con una
lunga e folta barba bianca. I due sacerdoti erano buoni amici e si vedeva
dall’aria rilassata, felice e scherzosa che il padre aveva. Era stato lui a
chiedere a don Giussani nel ’61 di mandare dei ragazzi di Gioventù Studentesca
in Brasile. Alcuni poi diventarono sacerdoti, altri nel burrascoso ’68
saltarono il fossato.
Nell’aprile del 1978 partì nuovamente per il
Brasile, cappellano del lebbrosario di Marituba costruito da Marcello Candia.
Vi rimase sino al 1992. Tornato in Italia, nonostante l’età avanzata, si diede da fare per racimolare fondi per
l’ospedale brasiliano. È morto nel 1997.
Speriamo che diventi velocemente Beato.
lunedì 15 ottobre 2012
venerdì 12 ottobre 2012
the Mentalist
Data l’età avanza, quando
penso alle serie tv crime e ai suoi protagonisti mi vengono in mente Padre
Brown, il tenente Sheridan, il commissario Maigret e il tenente Colombo.
I più recenti invece sono
i telefilm CSI, Cold Case, NCIS, The Closer, Senza Traccia, etc. Attualmente si
erge sopra tutti il tv movie The Mentalist, che tutti i giovedì è in onda su
Rete4. Due settimane orsono ha strigliato la prima tv di Italia 1, il film
Inception , e settimana scorsa ha portato a casa un ottimo 8 % di share.
Proprio su Italia 1 aveva
fatto il suo debutto in chiaro nel 2009, ma era stato troppo strapazzato con
una programmazione casuale.
A Rete4 ha trovato la
stabilità e il suo status. Ormai, qui, ha il suo zoccolo duro di affezionati.
Il protagonista è Patrick
Jane, consulente del CBI (polizia investigativa californiana), che assiste
nelle indagini i componenti della squadra investigativa.
È un tipo particolare,
eccentrico, all’apparenza saputello e certo di sé. In un passato prossimo, il
killer John il Rosso ha ucciso la moglie e la figlia di Patrick che lo aveva
sfidato attraverso un programma tv in cui faceva in maniera cialtronesca
utilizzo delle sue capacità paranormali e di sensitivo.
In tutte le puntate
Patrick svolge il suo lavoro
apparentemente in maniera bizzarra, arrivando sempre a scoprire il colpevole.
Il leitmotiv è sempre però la ricerca e l’intercalare dell’ombra di John il
Rosso.
Il Tenente Colombo è in
onda in Italia dal 1977 ed ancora ci viene riproposto sempre da Rete4. Ecco, il
Colombo del nuovo millennio è Patrick Jane.
Molte le similitudini.
Auto. Colombo ne ha una
vecchia e scassata, Jane ha una Citroen Ds (il favoloso Squalo) ormai obsoleta
rispetto ai suv made Usa odierni.
Look. Il tenente ha
sempre il solito vestito con l’impermeabile vecchio e liso, mentre Patrick ha
sempre il medesimo completo su misura con gilet, senza cravatta. Spesso, in
maniera inopportuna, infila le mani nella tasca della giacca.
Abitudini. Colombo fuma
continuamente il sigaro, mentre il biondo Jane beve sempre il tè.
Casa. Il primo ne parla
ogni tanto ma non si è mai vista, mentre Patrick non ne parla, la vive
pochissimo ed è quasi completamente vuota: c’è solo un materasso sotto il
disegno lasciato da John il Rosso. Dorme però spesso sul divano dell’ufficio o nella
soffitta del comando del CBI.
Moglie. Il tenente ne
parla sempre ma non si vede mai. Jane non la pronuncia mai, ma la sua presenza aleggia in ogni puntata.
Armi. Patrick non le usa
mai, ma anche Colombo le usa raramente
Colombo è un finto sbadato,
che non morde subito ma non molla mai
l’osso. Le sue indagini sono come una goccia che cade e pian piano deforma la
roccia. Si presenta sempre nei momenti inopportuni e riappare come se
perseguitasse l’indagato.
Come nei film di hichcok,
anche qui l’omicida si vede quasi sempre all’inizio.
La storia è costruita
perché Colombo scopra pian piano il colpevole in base agli indizi e ragionando
sui fatti. Non c’è suspense, ma il telespettatore, che sa già chi è il
colpevole, è accompagnato passo dopo passo alla scoperta dell’assassino.
Patrick Jane è un tipo
apparentemente solare, anche se al fondo è segnato dalla tragedia.
Se prima di essa era un
ciarlatano, ora è attento ai minimi dettagli, agli sguardi, alle parole, ai
movimenti del corpo dei sospettati. Anche lui non tralascia i fatti e gli
indizi, ma la sua capacità sensitiva lo aiuta e lo porta alla scoperta finale
del colpevole.
Due investigatori di
diverse epoche, Colombo è nato nel 1968, mentre The Mentalist ha visto la luce
nel 2008. Dopo quarant’anni la scrittura del film è cambiata: da giallo classico si è passati a crime’s
telefilm che non si esaurisce nella singola puntata.
Se Colombo è un uomo
maturo, certo, strutturato, l’investigatore che non sbaglia un colpo, Patrick è
figlio della società del secondo millennio. In fondo è un uomo fragile, che ha
avuto contraccolpi psicologici in seguito alla morte violenta dei suoi cari.
Ma è proprio questa la
sua forza: la sua fragilità lo porta ad avere un’attenzione alla realtà ed alle
persone, agli avvenimenti che accadono, ai particolari che normalmente
sfuggono. Solo chi ha vissuto e vive il dolore ha queste capacità. È una
capacità di giudizio che non si basa solo sulle intuizioni e sensazioni. Questo
è Patrick Jane, questo è il Tenente
Colombo del secondo millennio.
mercoledì 10 ottobre 2012
Celentano 2
http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2012/10/10/ROCK-ECONOMY-Celentano-fa-centro-col-bis-le-pagelle-delle-due-serate/327890/
L’anteprima di ieri sera, ribadisco che l’utilità è quella di scaricare una fascia pubblicitaria
per incassare euri, era un collage della
rassegna stampa tv e cartacea sul successo di ascolti del primo concerto di
Adriano.
Un’Arena ancora strapiena, ha accolto J. Lui dopo il
pippotto economico-sociale introduttivo dei
due attori. Ha corretto il tiro rispetto a lunedì: quattro canzoni a
raffica come inizio, un madley sulla base di Ringo,
il Ragazzo della via Gluck cantato dall’Arena e
suonato acustico.
Il secondo blocco riparte con Yuppi du, ballata dal corpo di ballo ma cantata
fuori scena da Cele e poi è si è lanciato con il suo sermone economico-verde-social-cristiano.
Adriano con funzione di aggregatore, ha
parlato dell’unità che manca, del progetto e dello scopo che è assente, della
bellezza e dell’arte che è stata uccisa ma che viene da Dio. Al momento
opportuno, senza tirar troppo la corda ha cominciato tra i ballerini e la
musica a impersonare J.Lui. Un sermone musicale dove le luci e il corpo di
ballo hanno dato il massimo. Ha dato un po’ di gloria agli amici del Clan, un
altro breve sermoncino e poi un Pregherò abbastanza
stonato ma appassionato.
Non poteva mancare Gianni
Morandi che ha ironizzato sugli ospiti della serata precedente. Una spalla
eccezionale che ha avuto la sua apoteosi con
l’interpretazione dell’omaggio a Lucio Dalla.
E poi ancora canzoni
del vecchio repertorio, quello più famoso, da solo e insieme a Morandi.
Azzurro ha fatto
sussultare tutta l’Arena.
Un Cele sciolto e
rilassato, contento e divertito, appassUn altro concerto rispetto a lunedì. Il
pubblico ha gradito, è stato coinvolto, ha cantato, ha applaudito, ha fatto la
ola, si è alzato in piedi a rendere omaggio, standing ovation a Lui.
Alla fine si è permesso
di fare due salti sul suo rock’n’roll, come se gli anni non fossero trascorsi
per Lui, scherzandoci poi sopra.
Qualche volta ha sbagliato i testi, ma si è corretto
in maniera ironica, alla sua maniera. Reattivo e simpatico, mentre sugli spalti
molti suoi imitatori si esibivano nelle vesti di Molleggiati.
Una serata completamente diversa dalla prima.
Ecco i voti agli ingredienti delle due serate.
Celentano.
Nella seconda serata si è dimostrato sempre il più grande. Se lunedì è stata
una sorta di prova generale, ieri sera è stato un grande show. Ci voleva la
terza serata. Voto 8, grazie Cele !!!
Fischi.
Quando Cele non canta il popolo fischia. Voto 8, concordo con il popolo.
Ovazioni.
Quando canta è osannato dal popolo. Voto 8, concordo con il popolo.
Regia.
Nella seconda serata, Paolo Beldì, ha preso
per mano le telecamere e ha ravvivato la visione per i telespettatori.
Voto 6 (media con il 4 della prima serata).
Scenografia.
Enorme, bella, forse poco valorizzata dalle riprese tv. Voto 7, si completa con
l’Arena.
Luci.
Pulite, intense, ottime, senza sbavature. Voto 8, concentrate e a pennello per
Lui.
Arena.
Location magica per un concerto. A San Siro può suonare solo Bruce, a Verona
Cele è il massimo. Voto 8
Cappello.
Due serate con una coppola di lana a maglia larga con paillettes. Giacca. Lunga con mezze maniche a
campana. Voto 8, gli stilisti dovrebbero imparare da Lui (J.Lui).
Gobbo
elettronico. Cele canta leggendo i testi su uno
schermo tv. Mio figlio c’è rimasto male, ma Lui a 74 anni può permetterselo. Voto 7
Ballerina
di colore. Brava, bella, slanciata sensuale. Voto 8, cercasi
il suo numero di telefono.
Fans.
Se la prima sera han fischiato, ieri son stati coinvolti dando il meglio. Voto
8, chi paga ha sempre ragione, soprattutto se adora il Cele.
Canzoni.
Se nella prima serata sono state richieste fischiando, ieri non sono mancate.
Voto 8, quando canta (stecche comprese) Cele è sempre grande.
Titoli
di coda. È l’unica volta che siamo riesciti a leggerli.
Adriano ha pensato anche a questo. Voto 8, tutte le maestranze ringraziano.
martedì 9 ottobre 2012
Celentano 1
Era da cinque anni che Mediaset non raggiungeva
questi ascolti: uno share medio del 31,8% con 8.917.000 telespettatori. Un
successo. Adriano ha raggiunto il massimo dell’ascolto alle 23.08 con il 41,4%
di share cantando con il sodale Morandi.
La cornice è suggestiva, l’Arena di Verona è una
location che straccia gli stadi e i teatri. È un luogo magico. La scenografia è
mastodontica ma intrigante ed il gioco di luci bello ed efficace.
Economica e musica, Celentano e pippotti economici.
Il furbo Adriano, interseca la sua musica alla situazione disastrosa attuale in
cui viviamo, condannando la classe politica. Populismo alla Grillo? Non lo so, la parola agli esperti. Preferisco
ascoltare le canzoni del Molleggiato.
In tv abbiamo visto un’anteprima per scaricare la
fascia pubblicitaria, direi la vera sigla, veramente inguardabile, brutta,
violenta. Dopo gli spot inizia la serata
tv con la veduta (banale) di
Verona dall’alto con due attori che recitano un sermone del nostro. Poi
finalmente entra lui, anzi Joan Lui, e
attacca con Svalutation. Passa al rock’ n’roll, e ad una delle sue hit
giovanili. La Cumbia di chi
cambia lo fa sedere al tavolo. Neppure J. Lui resisterebbe in piedi a
questa brutta canzone. Bonolis, Tatangelo insieme a D’Alessio,
Ramazzotti, Al Bano, il gotha di Mediaset, Mogol, il popolo comune che ha esaurito da mesi i posti da 1
euro. Tutti esaltati per J. Lui.
Insieme alle canzoni
sentiamo alcune sue stecche e alcuni sotto toni, anzi sotto sassi imbarazzanti. Gli errori non sono solo canori, anche la
regia televisiva è imbarazzante. Tagli in asse, sfocature. Non c’è nessuna
steadicam sul palco e nessuna telecamera
sotto il palco. Nessun primo piano del pubblico a parte qualche vip, ma soprattutto
panoramiche dall’alto, che normalmente si usano per staccare o per andare a nero. Qui vengono utilizzate
come immagini normali. Sicuramente è una scelta di J. Lui. Le riprese sono
tutte in totale. Esagerate. Non si vuole
che la tv interferisca con il concerto, deve solo cogliere l’evento senza spettacolarizzarlo. In questo primo concerto la firma del regista non c’è.
Dopo il primo break, la regia aiutata dai balletti diventa più dinamica e pulita, osa di più. Ma Adriano ad un certo punto si ferma, qualcosa non va. Silenzio imbarazzante. Voluto? Non so.
Riprende con la chitarra e con Il ragazzo della via
Gluck e l’Arena si infiamma.
Arriviamo al momento politico di Cele con
l’economista Fitoussi e i gemelli Stella e Rizzo, fustigatori della classe
politica e degli sprechi. Invitarli è di per sé da paraculi.
Entra in scena anche
Morandi ma il pubblico fischia l’economista che forse una cosa giusta la dice:
Solo la bellezza ci potrà salvare.
E come se nulla fosse Cele e Gianni passano a
cantare insieme.
Lo show continua e l’Arena applaude.
Lo show continua e l’Arena applaude.
La musica tira più dell’economia.
La pantera nera conclude la serata con un ruggito.
Peccato, per la poca musica.
Mi aspettavo, dopo 18 anni di assenza un concerto più intenso.
Dulcis in fundo, il backstage delle prove: avrebbe dovuto durare di più. Speriamo che la seconda serata sia più cantata.
La pantera nera conclude la serata con un ruggito.
Peccato, per la poca musica.
Mi aspettavo, dopo 18 anni di assenza un concerto più intenso.
Dulcis in fundo, il backstage delle prove: avrebbe dovuto durare di più. Speriamo che la seconda serata sia più cantata.
Iscriviti a:
Post (Atom)






