lunedì 15 ottobre 2012
venerdì 12 ottobre 2012
the Mentalist
Data l’età avanza, quando
penso alle serie tv crime e ai suoi protagonisti mi vengono in mente Padre
Brown, il tenente Sheridan, il commissario Maigret e il tenente Colombo.
I più recenti invece sono
i telefilm CSI, Cold Case, NCIS, The Closer, Senza Traccia, etc. Attualmente si
erge sopra tutti il tv movie The Mentalist, che tutti i giovedì è in onda su
Rete4. Due settimane orsono ha strigliato la prima tv di Italia 1, il film
Inception , e settimana scorsa ha portato a casa un ottimo 8 % di share.
Proprio su Italia 1 aveva
fatto il suo debutto in chiaro nel 2009, ma era stato troppo strapazzato con
una programmazione casuale.
A Rete4 ha trovato la
stabilità e il suo status. Ormai, qui, ha il suo zoccolo duro di affezionati.
Il protagonista è Patrick
Jane, consulente del CBI (polizia investigativa californiana), che assiste
nelle indagini i componenti della squadra investigativa.
È un tipo particolare,
eccentrico, all’apparenza saputello e certo di sé. In un passato prossimo, il
killer John il Rosso ha ucciso la moglie e la figlia di Patrick che lo aveva
sfidato attraverso un programma tv in cui faceva in maniera cialtronesca
utilizzo delle sue capacità paranormali e di sensitivo.
In tutte le puntate
Patrick svolge il suo lavoro
apparentemente in maniera bizzarra, arrivando sempre a scoprire il colpevole.
Il leitmotiv è sempre però la ricerca e l’intercalare dell’ombra di John il
Rosso.
Il Tenente Colombo è in
onda in Italia dal 1977 ed ancora ci viene riproposto sempre da Rete4. Ecco, il
Colombo del nuovo millennio è Patrick Jane.
Molte le similitudini.
Auto. Colombo ne ha una
vecchia e scassata, Jane ha una Citroen Ds (il favoloso Squalo) ormai obsoleta
rispetto ai suv made Usa odierni.
Look. Il tenente ha
sempre il solito vestito con l’impermeabile vecchio e liso, mentre Patrick ha
sempre il medesimo completo su misura con gilet, senza cravatta. Spesso, in
maniera inopportuna, infila le mani nella tasca della giacca.
Abitudini. Colombo fuma
continuamente il sigaro, mentre il biondo Jane beve sempre il tè.
Casa. Il primo ne parla
ogni tanto ma non si è mai vista, mentre Patrick non ne parla, la vive
pochissimo ed è quasi completamente vuota: c’è solo un materasso sotto il
disegno lasciato da John il Rosso. Dorme però spesso sul divano dell’ufficio o nella
soffitta del comando del CBI.
Moglie. Il tenente ne
parla sempre ma non si vede mai. Jane non la pronuncia mai, ma la sua presenza aleggia in ogni puntata.
Armi. Patrick non le usa
mai, ma anche Colombo le usa raramente
Colombo è un finto sbadato,
che non morde subito ma non molla mai
l’osso. Le sue indagini sono come una goccia che cade e pian piano deforma la
roccia. Si presenta sempre nei momenti inopportuni e riappare come se
perseguitasse l’indagato.
Come nei film di hichcok,
anche qui l’omicida si vede quasi sempre all’inizio.
La storia è costruita
perché Colombo scopra pian piano il colpevole in base agli indizi e ragionando
sui fatti. Non c’è suspense, ma il telespettatore, che sa già chi è il
colpevole, è accompagnato passo dopo passo alla scoperta dell’assassino.
Patrick Jane è un tipo
apparentemente solare, anche se al fondo è segnato dalla tragedia.
Se prima di essa era un
ciarlatano, ora è attento ai minimi dettagli, agli sguardi, alle parole, ai
movimenti del corpo dei sospettati. Anche lui non tralascia i fatti e gli
indizi, ma la sua capacità sensitiva lo aiuta e lo porta alla scoperta finale
del colpevole.
Due investigatori di
diverse epoche, Colombo è nato nel 1968, mentre The Mentalist ha visto la luce
nel 2008. Dopo quarant’anni la scrittura del film è cambiata: da giallo classico si è passati a crime’s
telefilm che non si esaurisce nella singola puntata.
Se Colombo è un uomo
maturo, certo, strutturato, l’investigatore che non sbaglia un colpo, Patrick è
figlio della società del secondo millennio. In fondo è un uomo fragile, che ha
avuto contraccolpi psicologici in seguito alla morte violenta dei suoi cari.
Ma è proprio questa la
sua forza: la sua fragilità lo porta ad avere un’attenzione alla realtà ed alle
persone, agli avvenimenti che accadono, ai particolari che normalmente
sfuggono. Solo chi ha vissuto e vive il dolore ha queste capacità. È una
capacità di giudizio che non si basa solo sulle intuizioni e sensazioni. Questo
è Patrick Jane, questo è il Tenente
Colombo del secondo millennio.
mercoledì 10 ottobre 2012
Celentano 2
http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2012/10/10/ROCK-ECONOMY-Celentano-fa-centro-col-bis-le-pagelle-delle-due-serate/327890/
L’anteprima di ieri sera, ribadisco che l’utilità è quella di scaricare una fascia pubblicitaria
per incassare euri, era un collage della
rassegna stampa tv e cartacea sul successo di ascolti del primo concerto di
Adriano.
Un’Arena ancora strapiena, ha accolto J. Lui dopo il
pippotto economico-sociale introduttivo dei
due attori. Ha corretto il tiro rispetto a lunedì: quattro canzoni a
raffica come inizio, un madley sulla base di Ringo,
il Ragazzo della via Gluck cantato dall’Arena e
suonato acustico.
Il secondo blocco riparte con Yuppi du, ballata dal corpo di ballo ma cantata
fuori scena da Cele e poi è si è lanciato con il suo sermone economico-verde-social-cristiano.
Adriano con funzione di aggregatore, ha
parlato dell’unità che manca, del progetto e dello scopo che è assente, della
bellezza e dell’arte che è stata uccisa ma che viene da Dio. Al momento
opportuno, senza tirar troppo la corda ha cominciato tra i ballerini e la
musica a impersonare J.Lui. Un sermone musicale dove le luci e il corpo di
ballo hanno dato il massimo. Ha dato un po’ di gloria agli amici del Clan, un
altro breve sermoncino e poi un Pregherò abbastanza
stonato ma appassionato.
Non poteva mancare Gianni
Morandi che ha ironizzato sugli ospiti della serata precedente. Una spalla
eccezionale che ha avuto la sua apoteosi con
l’interpretazione dell’omaggio a Lucio Dalla.
E poi ancora canzoni
del vecchio repertorio, quello più famoso, da solo e insieme a Morandi.
Azzurro ha fatto
sussultare tutta l’Arena.
Un Cele sciolto e
rilassato, contento e divertito, appassUn altro concerto rispetto a lunedì. Il
pubblico ha gradito, è stato coinvolto, ha cantato, ha applaudito, ha fatto la
ola, si è alzato in piedi a rendere omaggio, standing ovation a Lui.
Alla fine si è permesso
di fare due salti sul suo rock’n’roll, come se gli anni non fossero trascorsi
per Lui, scherzandoci poi sopra.
Qualche volta ha sbagliato i testi, ma si è corretto
in maniera ironica, alla sua maniera. Reattivo e simpatico, mentre sugli spalti
molti suoi imitatori si esibivano nelle vesti di Molleggiati.
Una serata completamente diversa dalla prima.
Ecco i voti agli ingredienti delle due serate.
Celentano.
Nella seconda serata si è dimostrato sempre il più grande. Se lunedì è stata
una sorta di prova generale, ieri sera è stato un grande show. Ci voleva la
terza serata. Voto 8, grazie Cele !!!
Fischi.
Quando Cele non canta il popolo fischia. Voto 8, concordo con il popolo.
Ovazioni.
Quando canta è osannato dal popolo. Voto 8, concordo con il popolo.
Regia.
Nella seconda serata, Paolo Beldì, ha preso
per mano le telecamere e ha ravvivato la visione per i telespettatori.
Voto 6 (media con il 4 della prima serata).
Scenografia.
Enorme, bella, forse poco valorizzata dalle riprese tv. Voto 7, si completa con
l’Arena.
Luci.
Pulite, intense, ottime, senza sbavature. Voto 8, concentrate e a pennello per
Lui.
Arena.
Location magica per un concerto. A San Siro può suonare solo Bruce, a Verona
Cele è il massimo. Voto 8
Cappello.
Due serate con una coppola di lana a maglia larga con paillettes. Giacca. Lunga con mezze maniche a
campana. Voto 8, gli stilisti dovrebbero imparare da Lui (J.Lui).
Gobbo
elettronico. Cele canta leggendo i testi su uno
schermo tv. Mio figlio c’è rimasto male, ma Lui a 74 anni può permetterselo. Voto 7
Ballerina
di colore. Brava, bella, slanciata sensuale. Voto 8, cercasi
il suo numero di telefono.
Fans.
Se la prima sera han fischiato, ieri son stati coinvolti dando il meglio. Voto
8, chi paga ha sempre ragione, soprattutto se adora il Cele.
Canzoni.
Se nella prima serata sono state richieste fischiando, ieri non sono mancate.
Voto 8, quando canta (stecche comprese) Cele è sempre grande.
Titoli
di coda. È l’unica volta che siamo riesciti a leggerli.
Adriano ha pensato anche a questo. Voto 8, tutte le maestranze ringraziano.
martedì 9 ottobre 2012
Celentano 1
Era da cinque anni che Mediaset non raggiungeva
questi ascolti: uno share medio del 31,8% con 8.917.000 telespettatori. Un
successo. Adriano ha raggiunto il massimo dell’ascolto alle 23.08 con il 41,4%
di share cantando con il sodale Morandi.
La cornice è suggestiva, l’Arena di Verona è una
location che straccia gli stadi e i teatri. È un luogo magico. La scenografia è
mastodontica ma intrigante ed il gioco di luci bello ed efficace.
Economica e musica, Celentano e pippotti economici.
Il furbo Adriano, interseca la sua musica alla situazione disastrosa attuale in
cui viviamo, condannando la classe politica. Populismo alla Grillo? Non lo so, la parola agli esperti. Preferisco
ascoltare le canzoni del Molleggiato.
In tv abbiamo visto un’anteprima per scaricare la
fascia pubblicitaria, direi la vera sigla, veramente inguardabile, brutta,
violenta. Dopo gli spot inizia la serata
tv con la veduta (banale) di
Verona dall’alto con due attori che recitano un sermone del nostro. Poi
finalmente entra lui, anzi Joan Lui, e
attacca con Svalutation. Passa al rock’ n’roll, e ad una delle sue hit
giovanili. La Cumbia di chi
cambia lo fa sedere al tavolo. Neppure J. Lui resisterebbe in piedi a
questa brutta canzone. Bonolis, Tatangelo insieme a D’Alessio,
Ramazzotti, Al Bano, il gotha di Mediaset, Mogol, il popolo comune che ha esaurito da mesi i posti da 1
euro. Tutti esaltati per J. Lui.
Insieme alle canzoni
sentiamo alcune sue stecche e alcuni sotto toni, anzi sotto sassi imbarazzanti. Gli errori non sono solo canori, anche la
regia televisiva è imbarazzante. Tagli in asse, sfocature. Non c’è nessuna
steadicam sul palco e nessuna telecamera
sotto il palco. Nessun primo piano del pubblico a parte qualche vip, ma soprattutto
panoramiche dall’alto, che normalmente si usano per staccare o per andare a nero. Qui vengono utilizzate
come immagini normali. Sicuramente è una scelta di J. Lui. Le riprese sono
tutte in totale. Esagerate. Non si vuole
che la tv interferisca con il concerto, deve solo cogliere l’evento senza spettacolarizzarlo. In questo primo concerto la firma del regista non c’è.
Dopo il primo break, la regia aiutata dai balletti diventa più dinamica e pulita, osa di più. Ma Adriano ad un certo punto si ferma, qualcosa non va. Silenzio imbarazzante. Voluto? Non so.
Riprende con la chitarra e con Il ragazzo della via
Gluck e l’Arena si infiamma.
Arriviamo al momento politico di Cele con
l’economista Fitoussi e i gemelli Stella e Rizzo, fustigatori della classe
politica e degli sprechi. Invitarli è di per sé da paraculi.
Entra in scena anche
Morandi ma il pubblico fischia l’economista che forse una cosa giusta la dice:
Solo la bellezza ci potrà salvare.
E come se nulla fosse Cele e Gianni passano a
cantare insieme.
Lo show continua e l’Arena applaude.
Lo show continua e l’Arena applaude.
La musica tira più dell’economia.
La pantera nera conclude la serata con un ruggito.
Peccato, per la poca musica.
Mi aspettavo, dopo 18 anni di assenza un concerto più intenso.
Dulcis in fundo, il backstage delle prove: avrebbe dovuto durare di più. Speriamo che la seconda serata sia più cantata.
La pantera nera conclude la serata con un ruggito.
Peccato, per la poca musica.
Mi aspettavo, dopo 18 anni di assenza un concerto più intenso.
Dulcis in fundo, il backstage delle prove: avrebbe dovuto durare di più. Speriamo che la seconda serata sia più cantata.
giovedì 4 ottobre 2012
Martiri Cristiani in Giappone 2 - Il Crocifisso del Samurai
Rino Cammilleri
Il Crocifisso del Samurai
Rizzoli - 2009
Prima di passare a questo libro, leggete il phamplet
storico SHIMABARA NO RAN. La grande rivolta dei samurai
cristiani , scritto sempre da Cammilleri, vi aiuterà ad avere un
quadro ben definito della situazione e del contesto in cui sono narrati i fatti
che sono qui sono scritti.
È un romanzo storico che narra dell’amore tra la
bella Yumiko ed il contadino Kato, che come tutto il popolino giapponese viene
vessato dai daymo. Appartengono alla comunità cristiana che è perseguitata per
il suo desiderio di libertà religiosa. La ragazza viene sfigurata e da qui si
innesca la rivolta dei contadini cristiani. Guidati da l’Inviato del Cielo, un
giovanetto di 16 anni, Amakusa Shirò, che una profezia aveva predetto come
condottiero della rivolta, i quarantamila
cristiani scendono sul sentiero di guerra. Si rifugeranno a Shimabara nella
fortezza abbandonata di Hara. Resisteranno fino alla morte a 200 mila samurai
armati ed addestrati. È il 1637.
Il libro si apre con paragrafo in cui circa duecento
anni dopo un prete cristiano sta pregando nella chiesetta della sua parrocchia
giapponese. Si accorge di non essere solo, una decina di donne minute lo
circondano e lo interrogano chiedendogli se venera la beata Vergine, se il suo
capo è il padre bianco di Roma, se è sposato oppure celibe. Scoprirà così che
più di 10 mila giapponesi si sono tramandati la fede cattolica clandestinamente
nonostante la mancanza della chiesa cattolica nei due secoli precedenti..
martedì 2 ottobre 2012
I Martiri Cristiani in Giappone 1
Rino Cammilleri
SHIMABARA NO RAN. La grande rivolta dei samurai cristiani
I Quaderni del TIMONE
È un breve libretto storico in cui si racconta
l’evangelizzazione e le persecuzioni dei cristiani in Giappone.
Nel 1549 il gesuita san Francesco Saverio mise piede
sull’isola asiatica e capì subito che bisognava convertire i signori feudali, i daimyò.
Di riflesso, a tutta la popolazione sottoposta, veniva ordinato di
abbracciare la fede cristiana. Nel 1570 in Giappone vi erano trentamila
cristiani che raddoppiarono nei dieci
anni successivi. Il sistema economico e sociale si reggeva sulle tasse che i
contadini e pescatori pagavano, nel bene e nel male, sia quando i raccolti
erano buoni che quando erano scarsi a causa dei terremoti e carestie. I daimyò
erano costantemente il lotta tra loro. Quelli che si convertirono lo fecero per
un interesse economico, il commercio con i portoghesi I cristiani vennero perseguitati sin
dall’inizio ed osteggiati dai bonzi e dai vari signori feudali nemici dei
signori convertiti. Quando un daimyò cristiano veniva ucciso la sua gente veniva perseguitata con feroci torture ed uccisioni di massa.
Questa situazione portò nel 1637 alla rivolta dei samurai cristiani.
Quarantamila credenti giapponesi, compresi donne e bambini, si ribellarono alle
persecuzioni e si rifugiarono a Shimabara, nel castello diroccato di Hara.
Sotto la guida del sedicenne samurai Amakusa Shirò, acclamato come profeta, resistettero per cinque mesi ad un esercito
addestrato e ben armato di duecentomila samurai. Vennero tutti massacrati e da
quel momento il Giappone si chiuse a riccio per due secoli senza rapporti con
il mondo esterno. Sakoku, paese chiuso.
Quando riaprì le porte agli europei, i missionari
tornando nell’isola (seconda metà
dell'Ottocento), trovarono diecimila kakure kirishitan, cristiani nascosti, che
di generazione in generazione, clandestinamente, si erano tramandati la fede
cristiana. Le persecuzioni però continuarono, ai giapponesi non era permesso
diventare cristiani e di entrare nelle chiese. Solo nel 1899 venne poi concessa
la libertà di culto.
Nel prossimo post vi proporrò il libro Il Crocifisso del Samurai, romanzo storico che narra i fatti sopra citati.
mercoledì 26 settembre 2012
Book da leggere - I Complici di G. Simenon
Georges Simenon
I Complici
Adelphi
Avendo letto tutte le inchieste dei Maigret e quasi tutti i
suoi romanzi posso affermare quanto segue. La maggior parte di questi ultimi sono
abbastanza angoscianti, cupi. Emergono le miserie umane delle persone, senza però una
luce, una speranza. Nelle inchieste del commissario Maigret, trattandosi
perlopiù di omicidi, anche qui la caducità umana esce allo scoperto, ma
l’investigatore non si erge mai a giudice supremo, piuttosto vorrebbe essere
una specie di riparatore di destini avversi.
Ne I Complici il protagonita, Lambert, uomo affermato nel
campo delle costruzioni, conduce una vita grama, è infelice con la moglie che
spesso tradisce e vorrebbe evadere dalla monotonia quotidiana. In auto con la
segretaria/amante, provoca un incidente con un pullman in cui muoiono una
cinquantina di persone, di cui 46 bambini. Non si ferma e scappa. La segretaria
è una figura asettica, che soddisfa il padrone, ma che dopo l’incidente si
comporta come nulla fosse successo. Senza far trasparire nessun sentimento.
Scatta la ricerca del pirata della strada e Lambert vive nella costante paura
di essere scoperto ed arrestato, ma allo
stesso tempo sa di aver compiuto un’azione ignobile. Non ha la speranza di essere
perdonato. Ecco ciò che manca nei romanzi di Simenon, il perdono. Il finale
sarà perciò tragico.
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