lunedì 12 novembre 2012

Pedro Sarubbi - Barabba



Tutti lo conoscono come Pedro oppure come Barabba, perché lui, Pietro Sarubbi ha impersonato nel film The Passion di Mel Gibson l’uomo che è stato liberato  per lasciare il posto a Gesù.
Ha il volto, come lui spesso afferma, da poliziotto o da bandito e spesso li impersona, ma dai suoi vivaci racconti si deduce che potrebbe anche essere un buon attore comico.
Incontrare Pedro, non è solo sentire il racconto del backstage del film e della figura del controverso attore/regista australiano, ma soprattutto ascoltare  la conversione di un cinquantenne che ha incontrato Gesù e il Cristianesimo.



The Passion è stata la goccia che ha sfondato l’argine del fiume, un fiume, il suo cuore che si è compiuto dopo anni di ricerca, di irrequietezza  e di ricerca.
La sua è una testimonianza energica e viva, fuori dagli schemi: al termine della serata è vivamente commosso. 
Vi consiglio il suo libro e se avete l’occasione andate ad un suo incontro

Per la cronaca l’evento si è tenuto nella Chiesa della parrocchia Sacra Famiglia a Paderno Dugnano a cura dell’Associazione Carpediem.  http://www.associazionecarpediem.it/news.htm


domenica 28 ottobre 2012

Marco d'Aviano

Il libro che vi ho già presentato è introvabile. Non fa comodo a nessuno parlare del Beato Marco d'Aviano,  ma anticipa il film di Renzo Martinelli che vi presenterò in questi giorni.



Carlo Sgorlon
Marco D’Europa
Edizioni Paoline – 1993

Marco d’Aviano nasce il 17 novembre 1631, giovanissimo scappa dal collegio gesuita dove studia per andare a Capodistria perché vuol imbarcarsi su  una nave della flotta della Repubblica veneziana per andare a Creta a combattere i turchi dell’Impero Ottomano.
Non vi riuscirà, ma entrerà nell'ordine dei frati cappuccini e diventerà  predicatore. Benedicendo una religiosa inferma, compì il suo primo miracolo, guarendola.
I  miracoli si susseguirono tanto che dovette continuare a cambiare convento perché  la sua fama si era  sparsa tra la popolazione italiana. Ormai era conosciuto anche in Tirolo, dove lo chiamò a Innsbruck  il governatore  Carlo V di Lorena. Il passo seguente fu ancora più a nord, perché venne chiamato da Vienna dall’imperatore  Leopoldo I d’Asburgo. Andò in Austria, nei paesi Bassi, nei Lander tedeschi. E ad ogni benedizione avvenivano delle guarigioni, cioè dei miracoli.
Marco prima di recarvisi chiese l’autorizzazione al Papa ed al suo superiore. Obbedienza alla Chiesa innanzitutto, lui che desiderava invece ritirarsi in qualche sperduto convento. Ma Dio sceglie i suoi uomini per un compito.
Quando nel 1689,  i turchi con a capo Kara Mustafà risalirono i Balcani per poi assediare Vienna, padre Marco si prodigò per la costituzione di una Lega Santa a cui rispose il polacco Janos Sobieski e  Carlo di Lorena. Dall’alto delle colline che guardavano la città assediata, il padre cappuccino con un lungo crocefisso tra le mani, benediceva i combattenti cristiani. Padre Marco era l’anima e la coscienza della Lega Santa.
Animate  da tale conforto le truppe europee sconfissero i turchi: restarono sul campo di battaglia 2.000 cristiani e 11.000 musulmani.
L’invasione turca era stata fermata.


giovedì 25 ottobre 2012

La Réclame: Spot Citroen C3

Vi ricordate quando le auto erano così?
Spot efficace, del 2011, ma riportato in vita per la campagna Citroen attuale.Il vintage sta ritornando    di moda. Simpatico, una grande trovata.


domenica 21 ottobre 2012

Il Lungo autunno. Contostoria del Sessantotto Cattolico




Roberto Beretta  - Il lungo autunno - Rizzoli - 1998

Questo libro l’ho letto per caso. Stavo leggendo l’appassionante vita di un missionario, padre Aristide Pirovano,  quando mi sono imbattuto in alcune citazioni de Il Lungo Autunno. L’ho poi recuperato e letto. Ne è valsa la pena.
È una ricerca storica approfondita sullo scompiglio e i mutamenti all’interno della Chiesa e dei movimenti cattolici italiani causati dal famoso Sessantotto.
La contestazione colpì le Acli, Gioventù Studentesca, Azione Cattolica, Mani Tese, etc. I seminari furono abbandonati in massa, moltissimi preti chiesero di andare a lavorare in fabbrica per condividere le lotte operaie ed altrettanti abbandonarono la veste.                              
Il cuore dei primi movimenti che cavalcarono la contestazione era cattolico. Forse questo fu l’inizio del cattocomunismo.
Se la pianta perde le radici, si secca e muore. Così è stato per moltissimi cattolici italiani. Se le esigenze e i desideri di giustizia sociale dei contestatori erano inizialmente genuini, l’ideologia ha avuto il sopravvento ed è poi scaturita in violenza.
Madre Teresa affermava che leggendo bene il vangelo si nota che Gesù, per la preghiera, sacrificava la carità. Questo per insegnarci che, senza Dio, siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri.

                        

mercoledì 17 ottobre 2012

Aristide Pirovano - Il Vescovo partigiano




Piero Gheddo - IL VESCOVO PARTIGIANO                   Aristide Pirovano 1915-1997                                             Editrice Missionaria Italiana – 2007                                                   

Il titolo è abbastanza riduttivo, in quanto il libro ripercorre la vita del missionario e non solo il periodo della sua militanza partigiana. Certo che con un nome così, Aristide, il protagonista  non poteva che avere una vita avventurosa, non certo quella di impiegato statale. Tipo vigoroso il nostro Aristide. Ordinato sacerdote nel 1941 nella congregazione del Pontificio  Italiano Missioni Estere, entrò in contatto con il CNL di Milano. Venne arrestato dalle SS tedesche nel 1943, restò a San Vittore per tre mesi tra interrogatori e pestaggi, ma continuò a negare i suoi rapporti con i partigiani.Dopo l’8 settembre salvò dalle mani vendicative dei partigiani rossi sia fascisti che militari tedeschi. Nel 1946 partì missionario per il Brasile. Fu lui ad aprire la strada all’evangelizzazione in Amazzonia. Qui incontrò il dott. Marcello Candia e diede vita al movimento Mani Tese. Fu ordinato Vescovo (il primo) della diocesi di Macapà.Tutto finito? No, fu richiamato in Italia nel 1965 perché venne eletto superiore generale del PIME  per due mandati fino al 1977.  Dall’Amazzonia a Roma il passo non fu facile. Attraversò il Concilio Vaticano II, il sessantotto, risanando lo spirito e le finanze della congregazione. Uomo di grande fede, attaccato a Cristo, sia nella foresta che nella capitale della cristianità. Mise ordine nel PIME durante la contestazione  del ’68 consolidandosi alle radici ed alla tradizione della Chiesa, che aveva incontrato sin da bambino.
Allo scadere del secondo mandato si offrì per andare in missione nelle Filippine. Ci sarebbe andato da semplice sacerdote. Ma il clericalismo viveva e vive all’interno delle curie. Restò in stand-by per qualche tempo.



Fu allora, verso la fine del 1977 che ebbi occasione di sentirlo parlare. In una mattina di bigiata scolastica mi intrufolai con un mio compagno nel salone conferenze del PIME di Milano ad un incontro tenuto da don Giussani per gli universitari degli atenei minori. Don Giussani arrivando  aveva incontrato Aristide Pirovano e l’aveva invitato.  L’ospite inatteso testimoniò ai presenti la sua esperienza di vita missionaria. Era alto magro, con una lunga e folta barba bianca. I due sacerdoti erano buoni amici e si vedeva dall’aria rilassata, felice e scherzosa che il padre aveva. Era stato lui a chiedere a don Giussani nel ’61 di mandare dei ragazzi di Gioventù Studentesca in Brasile. Alcuni poi diventarono sacerdoti, altri nel burrascoso ’68 saltarono il fossato.
Nell’aprile del 1978 partì nuovamente per il Brasile, cappellano del lebbrosario di Marituba costruito da Marcello Candia. Vi rimase sino al 1992. Tornato in Italia, nonostante l’età avanzata,  si diede da fare per racimolare fondi per l’ospedale brasiliano. È morto nel 1997.
Speriamo che diventi velocemente Beato.

lunedì 15 ottobre 2012

15 Ottobre 1922


Nel giorno in cui si festeggia Santa Teresa d'Avila, il 15 ottobre 1922 nacque don Luigi Giussani

venerdì 12 ottobre 2012

the Mentalist





Data l’età avanza, quando penso alle serie tv crime e ai suoi protagonisti mi vengono in mente Padre Brown, il tenente Sheridan, il commissario Maigret e il tenente Colombo.
I più recenti invece sono i telefilm CSI, Cold Case, NCIS, The Closer, Senza Traccia, etc. Attualmente si erge sopra tutti il tv movie The Mentalist, che tutti i giovedì è in onda su Rete4. Due settimane orsono ha strigliato la prima tv di Italia 1, il film Inception , e settimana scorsa ha portato a casa un ottimo 8 % di share.
Proprio su Italia 1 aveva fatto il suo debutto in chiaro nel 2009, ma era stato troppo strapazzato con una programmazione casuale.
A Rete4 ha trovato la stabilità e il suo status. Ormai, qui, ha il suo zoccolo duro di affezionati.
Il protagonista è Patrick Jane, consulente del CBI (polizia investigativa californiana), che assiste nelle indagini i componenti della squadra investigativa.
È un tipo particolare, eccentrico, all’apparenza saputello e certo di sé. In un passato prossimo, il killer John il Rosso ha ucciso la moglie e la figlia di Patrick che lo aveva sfidato attraverso un programma tv in cui faceva in maniera cialtronesca utilizzo delle sue capacità paranormali e di sensitivo.
In tutte le puntate Patrick svolge  il suo lavoro apparentemente in maniera bizzarra, arrivando sempre a scoprire il colpevole. Il leitmotiv è sempre però la ricerca e l’intercalare dell’ombra di John il Rosso.

Il Tenente Colombo è in onda in Italia dal 1977 ed ancora ci viene riproposto sempre da Rete4. Ecco, il Colombo del nuovo millennio è Patrick Jane.
Molte le similitudini.

Auto. Colombo ne ha una vecchia e scassata, Jane ha una Citroen Ds (il favoloso Squalo) ormai obsoleta rispetto ai suv made Usa odierni.

Look. Il tenente ha sempre il solito vestito con l’impermeabile vecchio e liso, mentre Patrick ha sempre il medesimo completo su misura con gilet, senza cravatta. Spesso, in maniera inopportuna, infila le mani nella tasca della giacca.

Abitudini. Colombo fuma continuamente il sigaro, mentre il biondo Jane beve sempre il tè.

Casa. Il primo ne parla ogni tanto ma non si è mai vista, mentre Patrick non ne parla, la vive pochissimo ed è quasi completamente vuota: c’è solo un materasso sotto il disegno lasciato da John il Rosso. Dorme però spesso sul divano dell’ufficio o nella soffitta del comando del CBI.

Moglie. Il tenente ne parla sempre ma non si vede mai. Jane non la pronuncia mai, ma  la sua presenza aleggia in ogni puntata.

Armi. Patrick non le usa mai, ma anche Colombo le usa raramente


Colombo è un finto sbadato, che non morde subito  ma non molla mai l’osso. Le sue indagini sono come una goccia che cade e pian piano deforma la roccia. Si presenta sempre nei momenti inopportuni e riappare come se perseguitasse l’indagato.
Come nei film di hichcok, anche qui l’omicida si vede quasi sempre all’inizio.
La storia è costruita perché Colombo scopra pian piano il colpevole in base agli indizi e ragionando sui fatti. Non c’è suspense, ma il telespettatore, che sa già chi è il colpevole, è accompagnato passo dopo passo alla scoperta dell’assassino.

Patrick Jane è un tipo apparentemente solare, anche se al fondo è segnato dalla tragedia.
Se prima di essa era un ciarlatano, ora è attento ai minimi dettagli, agli sguardi, alle parole, ai movimenti del corpo dei sospettati. Anche lui non tralascia i fatti e gli indizi, ma la sua capacità sensitiva lo aiuta e lo porta alla scoperta finale del colpevole.

Due investigatori di diverse epoche, Colombo è nato nel 1968, mentre The Mentalist ha visto la luce nel 2008. Dopo quarant’anni la scrittura del film è cambiata:  da giallo classico si è passati a crime’s telefilm che non si esaurisce nella singola puntata.

Se Colombo è un uomo maturo, certo, strutturato, l’investigatore che non sbaglia un colpo, Patrick è figlio della società del secondo millennio. In fondo è un uomo fragile, che ha avuto contraccolpi psicologici in seguito alla morte violenta dei suoi cari.
Ma è proprio questa la sua forza: la sua fragilità lo porta ad avere un’attenzione alla realtà ed alle persone, agli avvenimenti che accadono, ai particolari che normalmente sfuggono. Solo chi ha vissuto e vive il dolore ha queste capacità. È una capacità di giudizio che non si basa solo sulle intuizioni e sensazioni. Questo è  Patrick Jane, questo è il Tenente Colombo del  secondo millennio.