giovedì 12 febbraio 2015

FESTIVAL DI SANREMO - serata 2

FESTIVAL DI SANREMO 2015/ Conti batte Fazio (ma che strazio le "esche" da auditel)


http://www.ilsussidiario.net/News/Cinema-Televisione-e-Media/2015/2/12/FESTIVAL-DI-SANREMO-2015-Conti-batte-Fazio-ma-che-strazio-la-esche-da-auditel-/581678/

Carletto, il Moro di Sanremo, sta surclassando negli ascolti il compagno Fabio Fazio. Ma anche nella simpatia.

Ma se finora i media aleggiavano un festival democristiano, per par condicio, è arrivato il rifondarolo Claudio Amendola con la sua retorica a presentare il suo ultimo film (leggi marketta) e la tanto attesa Conchita Wurst, vincitrice ad hoc e non per caso del Festival europeo. A Sanremo in veste "solamente" di artista, ma vestito e truccato da donna. Però ha cantato dopo la mezzanotte e il Carletto ha fatto solo domande di circostanza, liquidandolo velocemente.

Alcuni accorgimenti tecnici per gustare il festival. Non fatevi distrarre  dalla scenografia multimediale, ravvivata in maniera sgargiante dalle luci colorate. Anche la regia, troppo da videoclip, ci allontana dall'ascolto delle canzoni. Ci voleva più di sobrietà.

Passiamo alla corte di Carletto il Moro.
Arisa, è meglio che canti, troppo finta per presentare. Emma ha la presenza fisica, ma legge il gobbo come una scolaretta in una recita delle classi elementari. Per la bella Rocio un grande applauso, regge il palco in maniera naturale, recita anche lei, ma lo sa fare.

A che servono i super ospiti in una rassegna canora? A parte il Biagio da Rozzano che ha cantato e parlato di speranza (ma le calze le ha dimenticate in spiaggia?) gli altri sono marketing tv, specchietti per le allodole e gli ascolti.
 Joe Bastianich,  è come il prezzemolo utilizzato nei suoi ristoranti.
L'Oscar Charlize è  sempre meglio vederla al cinema. Non è colpa sua, l'intervista sembrava un Letterman show dei poveri, ma almeno non ha parlato del suo attivismo pro gay.
Angelo Pintus è il comico del momento, dicono che sarà l'erede di Fiorello, .... Deve farne di strada, anzi di piazze (leggi Karaoke).
Poi un pizzico di sport che non fa mai male, ed ecco Vincenzo Nibali e poi il mio capitano, Xavier Zanetti.

Se non volete farvi influenzare dalla cornice televisiva, meglio seguire il festival alla radio.

Parliamo delle canzoni, il clou della serata.

La serata è partita subito (meglio così) con le  Nuove proposte. Atmosfera e schede personaggi da talent televisivo per non farci mancare nulla. Brevi, per fortuna.
Kutso. Testo da 50 sfumature di grigio, copia avariata di Alberto Fortis.
Kaligola. Rap melodico alla Caparezza, niente di nuovo. "Stilla il sangue delle rose sulla neve del giardino". Poetica banale.
Enrico Nigiotti. Non male, potrebbe fare strada.
Chanty. Interpretazione particolare, testo leggero, ma bel vestito, bella presenza e bella pettinatura.

Poi i big.
Nina Zilli. Sarà che il blues mi piace, sarà che sono un estimatore di Mauro Pagani, la sua canzone mi è piaciuta.
Anche quella di Marco Masini non male.
La Tatangelo è diventata donna, fa più la sua immagine che il motivo scritto da Kekko dei Modà I tre mini tenori, il Volo, hanno una gran voce, ma potevano continuare a maturare all'estero.
Irene Grandi non è mai esplosa e a maggior ragione con questo brano resterà al palo.
La melodia di Raf mi ha appisolato.
Fragola maturerà sull'Isola dei Famosi come Scanu?
Biggio e Mandelli, deludenti, lasciamoli perdere, finti Cochi e Renato.
Moreno, rimandiamolo ad Amici, mentre Bianca Atzei a parte gli zigomi alla Ferilli, è da invitare a cena.


Pensiero della notte fonda. Le serate del festival in TV dovrebbe essere più corte: meno super ospiti, soprattutto quelli del momento e quelli inutili per attirare il pubblico, indi share.  Ma questa è la tv.

martedì 10 febbraio 2015

Polaroid 1

Non voglio parlare dell’agenzia Magnum o dei più grandi fotografi del mondo che l’hanno fondata, e della mostra di Cremona, ma semplicemente  voglio mettere in evidenza uno scatto  fatto da Henri Cartier Bresson in Kashmir tra il 1947-48  


Preghiera al sole  di Donne Musulmane


venerdì 6 febbraio 2015

John Wick


John Wick è un mix di vari John:  Wayne, Rambo, McClane. Tutti con pistola e fucile. JW è un western. Uno spietato killer che aveva deposto le armi per amore ritorna sulla scena. La moglie, morta di malattia, gli ha lasciato come consolazione un piccolo cane. Non ci sono i pellerossa o il despota ranchero, ma ci sono i russi cattivoni che  gli rubano l’auto vintage (nel West il cavallo) e gli ammazzano il cucciolo.                                                                                                                            E JW si scatena nella vendetta.  Li ho contati, una sessantina i nemici morti.
"Ho prenotato  un tavolo per dodici"                                                                                     
È la prima vera frase che  Keanu Reeves dice  nel film dopo averne fatti fuori appunto una dozzina e deve far ripulire la casa piena di cadaveri. 

C’è da dire che non parla molto, anzi, però spara e picchia come un indemoniato.

Dopo il non esaltante  "47 Ronin",  K. Reeves lascia le spade e diventa un samurai, un ronin con pistole e fucili. Anche questo film, come il precedente, non lascerà  traccia nella storia del cinema,  ce ne dimenticheremo in fretta. 

È vero che è un fumettone, ma sulla figura del  protagonista non c’è nessuna  introspezione a parte il rimarcare che gli han ammazzato il cane. Ricordo della moglie direte, non solo, frutto di un imprinting animalista, dico io. Strana l’America, pronta a far discussioni sul cecchino di Clit  andato in Iraq a svolgere il suo lavoro di soldato, mentre s’intenerisce  per un cane ucciso. E alla fine del film, vediamo Reeves/Weck al canile a prendere un altro cucciolo. Ma non è un beagle come quello iniziale, è invece di una razza da combattimento, più confacente all’immagine del suo padrone.

JW è il giustiziere,  vuole vendetta,  sangue,  tipico di chi ha subito un torto, e che risponde con occhio per occhi e dente per denti. 
Ma Reeves è veramente una statua di marmo senza espressione, da invidiargli solo il fisico e la Mustang del ’69, non certo l’interpretazione.                                                                                           Un robot invincibile che punta solo al suo scopo, vendicarsi. E qui non ci son santi che tengano.  Senza pietà, spara ai nemici abbattendoli, poi quando passa loro davanti li finisce con altri colpi. 

Sceneggiatura  banale e scontata, solo pum pum e violenza esasperata. Tutto molto prevedibile.            
Chicca finale: se J. Rambo si cuciva la ferita sul braccio con ago e spago, il nostro John lo fa sull'addome con una cucitrice.            

Domanda: ma, in fondo in fondo, chi sono i cattivi: i malavitosi russi oppure JW ?

mercoledì 4 febbraio 2015

Marcello Marchesi - Il dottor Divago





Marcello Marchesi
Il dottor Divago
Bompiani



Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano.
Frase favolosa del grande umorista Marcello Marchesi. Un genio.
Inventò claim pubblicitari, caroselli, programmi tv, scrisse canzoni, pensieri, aforismi, libri, film, etc.
E pensare che il computer allora non c'era.

Bompiani  lo sta ripubblicando. Era ora.
Facile insultare o dire cazzate, difficile far ridere in maniera sottile e pulita. 
Giocava con le parole come Maradona palleggiava con un'arancia.
Non c'è paragone con i Vauro, Serra, Charlie, etc...

Ecco alcuni esempi.

Invito
Bello il cartello, a fianco dell'altare, "Si prega di pregare".

Andreotti
Chi non muore si risiede

Sensibile
Sulla scala mobile si sente inseguita dagli scalini.

A tavola si invecchia
Mi colpiscono di una donna
Le stesse parti del pollo:
coscia, petto, collo...

La speranza
Gioco al lotto
nella speranza
di pagare le tasse
al governo

Con i soldi suoi.

domenica 1 febbraio 2015

GIORNATA DELLA VITA



Tra Natale e Capodanno, su un noto quotidiano nazionale è apparsa questa paginata di pubblicità.
probabilmente gli LGBT non se ne sono accorti sennò avrebbero fatto una rivoluzione.

Nello stesso periodo gli animalisti hanno liberato un ippopotamo femmina di 8 anni, Aisha, dal circo Orfei accampato a Macerata. L'animale è stato travolto (o forse l'inverso) da un'auto guidata da un giovane. Macchina da da rottamare, ippopotamo morto, automobilista spaventato a morte.

Così va il mondo....

mercoledì 28 gennaio 2015

La Réclame - Auto e cane




Negli anni '80 era diventato famoso lo slogan della Citroen: Ehi gringo! La machina, vavavuma. Mitico. Ve lo ricordate?
Da gennaio è in onda uno spot della casa automobilistica francese sulla gamma C3, una clip musicale, un cane imbronciato su un'auto che si ferma a far rifornimento dopo molte ore di viaggio. 
Il  carlino  intorpidito dalla troppa inattività si sgranchisce le ossa e i muscoli  sulle note musicali dei favolosi Platters. Splendido e simpatico spot. Il messaggio passa, tanti km macinati con poca benzina, che costringono il cagnetto a fare stretching.
Gli spot musicali normalmente sono i più incisivi, qui ci si diverte anche.


venerdì 23 gennaio 2015

La pipa di Maigret e altri racconti



La pipa di Maigret.
Un ragazzino ruba la pipa al commissario per condurlo a risolvere un assassinio.
- Ti regalerò un'altra pipa, va’! Pure più grossa, se vuoi.
- Grazie – disse il ragazzo. – Ma non sarà mai la sua!

La testimonianza del chierichetto
Un ragazzino serve alla messa delle 6.00. Per strada vede un uomo a terra con un pugnale infilzato nel torace ed il suo assassino. Scappa,  denuncia il fatto, ma il cadavere non c’è e nessuno, a parte Maigret gli crede.
- E in calce al biglietto su cui era stampato il suo nome Maigret scrisse: “Buono per una bicicletta”

Maigret e l'ispettore scorbutico
Un caso di suicidio in mano all'ispettore Lognon. Ma Maigret è attizzato dallo strano caso.
Di quel caso, per così dire, gli piaceva l'odore, e avrebbe voluto annusarlo a suo piacimento, impregnarsene al punto che la verità si sarebbe rivelata da sola.

Georges Simenon si considerava un artigiano della scrittura, gli piaceva far sentire il suo umore, la sua umanità attraverso i personaggi. anche questo libro è da leggere